Dopo le impennate dei prezzi delle materie prime alimentari (grano, riso,mais) gli scienziati si stanno orientando verso una ricerca che consenta una produzione di biocarburanti che non vadano ad intaccare né cereali, né il sistema agricoltura. E anche se gli Stati Uniti usassero tutta la produzione annuale di mais per produrre etanolo se ne produrrebbe appena il 15% della fornitura necessaria.
Un’idea è quella di usare le parte non commestibile delle piante che attualmente risulta essere particolarmente anti-economico.Vi è un solo impianto commerciale di etanolo da cellulosa, Iogen, a Ottawa in Canada, e deve essere sovvenzionato. Discorso che potrebbe cambiare se intervenissero nuove tecniche di ingegneria genetica che consentissero agli enzimi di pre-digerire la cellulosa delle piante. Una delle piante che meglio si presa a questo scopo è la jatropa originaria dell’India e che non è commestibile né per l’uomo né per gli animali. Ma il sogno è quello di ricavare etanolo dalla cellulosa, elemento che l’uomo non digerisce ( i ruminanti si!). Ogni anno si è stimato che restano inutilizzate circa 180 miliardi di tonnellate di cellulosa, ad esempio, la paglia del riso.
Il principale ostacolo a rendere redditizio l’etanolo da cellulosa è che questa deve essere prima divisa in zuccheri che possono essere poi fermentati in alcoli. E per fare questo si usano batteri e funghi. Batteri, in questo caso geneticamente modificati. Ma rimane un processo costoso. L’idea è quella di mettere il gene che trasforma lo zucchero in alcol direttamente nella pianta, modificandola geneticamente, saltando così il passaggio della fermentazione con i batteri modificati. Dunque la pianta mangerebbe se stessa? Non proprio. Difatti gli enzimi si trovano in un compartimento cellulare lontano dalle pareti. E sull’onda di questi studi è stato sviluppato un mais transgenico “Spartan III” che produce gli enzimi della digestione dello zucchero da solo. L’esperimento è proseguito con le piante del riso e già si ha il vantaggio che occorre molto meno energia per produrre l’etanolo. Ovviamente questo gene potrebbe essere devastante per le altre colture per cui lo si sta innestando nel DNA dei cloroplasti, anziché nell’impianto nucleare per impedire appunto che il polline possa disperdere i geni modificati attraverso le impollinazioni.
Via | New scientist enviroment
francesco77
20 mag 2008 - 10:54 - #1Ci riusciranno, non c’è dubbio. E forse il pianeta tornerà ad essere verde per creare combustibili “verdi”.
Mmmh sembra quasi assurdo, staremo a vedere.
caiofabricius
20 mag 2008 - 19:47 - #2L’eliminazione delle paglie e dei residui vegetali riduce comunque gli indispensabili apporti di sostanza organica, chiave di volta della fertilità dei suoli e di antchi e delicati equilibri biologici, fortemente a rischio con pratiche di coltivazione intensive ed industriali, al limite del rapinoso. Non a caso all’estero non si di dice agricoltura biologica ma ORGANICA.
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