Un piano sperimentale Arpat contro le alghe tossiche in Toscana

Mare increspato E' partito quest'anno un nuovo progetto sperimentale dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (Arpat) per il monitoraggio e lo studio dell'alga tossica Ostreopsis ovata. Di questo nemico dei nostri mari, in particolare del Tirreno, ne avevamo già parlato oltre un anno fa descrivendone caratteristiche e pericoli. Oggi, nel corso di Terra Futura a Firenze, Fabrizio Serena, responsabile dell'Area Mare del Dipartimento provinciale di Livorno dell'Arpat ha parlato del progetto sperimentale che l'Agenzia sta da poco portando avanti.

Si stanno effettuando approfondimenti tecnici e attività specifiche su tutta la costa della regione. Inoltre, si sta attuando anche uno specifico controllo operativo con la Asl territorialmente competente, mentre è attiva una sorveglianza sanitaria da parte dei servizi di Igiene e Sanità pubblica delle Asl per studiare gli effetti di questa alga. Si tratta di oltre 360 punti di rilevazione controllati ogni 15 giorni.

In questa attività di monitoraggio anche la collaborazione dei cittadini è utile e importante. Per informazioni o segnalazioni si può contattare il numero verde Arpat 800800400 oppure il sito www.arpat.toscana.it. Attenzione però, "non è facile riconoscerla", dice Serena. "In molti casi sono necessari campionamenti con l'aiuto dei subacquei, perché l'alga si attacca in fondo al mare".

In fondo al mare può apparire sotto forma di una pellicola membranosa di colore bruno o come fiocchi di materiale sospeso con puntini rossi. Molto più evidenti, invece, i segni della sua presenza: ricci e stelle di mare perdono aculei e bracci. In superficie può rivelarsi invece con schiume o materiale gelatinoso. Altrettanto evidenti gli effetti sull'uomo: come già accennato nel post di Francesca a causa dell'areosol, nelle persone che sostano nelle zone vicine alla presenza della Ostreopsis si possono verificare malesseri come disturbi respiratori o tosse.

Serena ci spiega come la causa principale della presenza di questa alga nel Mar Mediterraneo sia dovuta soprattutto ai cambiamenti climatici e quindi all'aumento della temperatura delle acque marine: "Due fenomeni si stanno sviluppando nel Mediterraneo: la tropicalizzazione (l'aumento delle temperature, ndr) e la meridionalizzazione. In pratica, le specie di origine tropicale si stanno adattando e si stanno diffondendo in tutte le aree del bacino, anche quelle più a nord". Circa dieci anni fa, infatti, era difficile incontrare l'Ostreopsis nel nord del Mediterraneo.

"Inoltre - aggiunge Serena - l'uomo ha posto su un piatto di argento le condizioni ottimali per lo sviluppo di questa alga". Colpa soprattutto di tutte quelle barriere contro l'erosione costiera che hanno dato vita a bacini marini chiusi dove la temperatura, in estate, può arrivare anche a 30 gradi!

Non solo monitoraggi e studi, quindi. L'esperto dell'Arpat avanza una proposta per combattere questa alga tossica: "Suggerire agli amministratori locali di aprire dei passaggi della corrente marina nelle barriere di questi bacini. Questo per favorire il ricambio dell'acqua e l'abbassamento della temperatura".

Foto | Eliana M+

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