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Dario Fo: l'apocalisse rimandata ovvero il futuro senza petrolio

Pubblicato: mercoledì 04 giugno 2008 da Marina

la copertina del libro di Dario Fo, "l'apocalisse rimandata"Chi si ricorda del black-out del 28 settembre 2003? Di quella incredibile sensazione di incertezza e smarrimento di fronte al silenzio di tutti i nostri elettrodomestici? Auto? Tram?Bus? Di quella profonda sensazione di impotenza nel vedere le strade vuote e di non sentire più alcun rumore che avesse a che fare con la città? Qualcosa di simile la immagina Dario Fo nel suo libro L’apocalisse rimandata (ed. Guanda - euro 15,00) in cui inizia a descrivere, come nella migliore tradizione dei futurologi, la mattina in cui non ci sarà neanche più una goccia di petrolio:

Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne.

Nella visione di Fo quello sarà il momento del riscatto dei paesi del Sud del mondo ricchi della nuova energia: quella solare. E allora punteranno pannelli solari da mettere sui tetti delle auto, mulini per catturare l’energia del vento e noi, occidentali saremo i nuovi emigranti verso l’Africa, l’India, il Sud America e finiremo per fare i “vu cumprà”.

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25 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di simonemuscas

    simonemuscas

    04 giu 2008 - 08:44 - #1
    1 punto
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    E’ un quadro che sicuramente conosceremo. La popolazione mondiale aumenta, molti stati emergenti reclamano giustamente un tenore di vita migliore e salvo piccole iniziative, non si vedono grandi rivoluzioni energetiche all’orizzonte. Si passerà dalla preoccupazione per un graffio al SUV all’incertezza del mangiare o meno il giorno dopo. Non credo che si tratterebbe di una rivincità dei paesi del Sud, penso semplicemente sarà la sconfitta dell’essere umano e basta.

  • iuppe

    04 giu 2008 - 08:49 - #2
    -1 punto
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    ahahahah poco pessimisti!!!! ma dai il bello del uomo e che si adatta hai danni che fa :-) invece di essere pessimista io sono felice e affascinato da quello che l’innovazione tecnica potrà portare.

    (ma la desertificazione nn va piu di moda nn ne parla piu nessuno :-) )

  • Profilo di _FoX_

    _FoX_

    04 giu 2008 - 09:56 - #3
    -2 punti
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    Fo’ e’ meglio che cambi pusher. E’ nettamente piu probabile che i paese avanzati tecnologicamente possano assorbire il colpo piu di quanto possano farlo i paesi in via di sviluppo o sottosviluppati. Se poi si parla di cambiamento di stili di vita, ovviamente il nostro sara’ quello che ne verra’ modificato maggiormente. Non ci sara’ nessun black out dalla sera alla mattina.

  • sabu85

    04 giu 2008 - 12:03 - #4
    -2 punti
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    Da un intellettuale come Fò non mi aspettavio tanta ignoranza!

    Prima che finisca il petrolio il suo prezzo sarà così alto che si troveranno altre fonti di energia(eolico, solare, biomasse, fusione nucleare ecc.), e ci sarà una lenta ma inesorabile decadenza dell’economia dovuta alla mancanza di cibo.
    Tutto ciò non accadrà in un mattino all’improvviso ma molto lentamente, in mesi e anni.

    Per quanto riguarda i paesi del terzo mondo, visto che si trovano quasi tutti in luoghi soggetti alla desertificazione e all’incremento demografico mi dispiace ma staranno peggio di come stanno ora.
    Gli unici a guadagnare da questa situazione saranno i contadini e gli agricoltori dei paesi sviluppati.

  • passatore

    04 giu 2008 - 13:46 - #5
    2 punti
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    sabu85: ti consiglio vivamente di riflettere molto e studiare di più prima di accusare Fò di ignoranza. Credo che noi tutti in assoluto siamo ignoranti di fronte alla conoscenza, ma l’importante è non approcciarsi ai problemi con la stupidità e superficialità tipica dell’uomo che ascolta più i suoi bisogni che quelli reali.

  • Mario68

    04 giu 2008 - 17:33 - #6
    -2 punti
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    Se Fo fosse onesto saprebbe che cio’ che ha scritto non succederebbe in Francia: grazie al nucleare TUTTE le luci a Parigi resterebbero accesi, tutti i negozi, i treni, e magari girerebbe per le strade qualche auto elettrica. Da noi invece il giorno dopo saremmo con candele e cavalli. E questo se il petrolio finisse domani….

  • Africano

    04 giu 2008 - 19:06 - #7
    1 punto
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    Lo stesso vale per tutti coloro che hanno una quantità sufficiente di pannelli solari sulla testa.

    In Germania la civiltà potrebbe continuare più grazie al contributo delle rinnovabili che al nucleare.

    Lungimiranza: merce rara in italia.

  • -Elena-

    04 giu 2008 - 19:37 - #8
    0 punti
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    Fo è solo un superbo…. altezzeso… e lontano dallo stile di vita della gente “comune”… anche se afferma il contrario…

    indubbiamente molto MOLTO colto……. ma la smettesse di fare il “PoVeRo”…

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    04 giu 2008 - 20:17 - #9
    1 punto
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    Dario Fo è prima di tutto un artista ed è abbastanza da imbecilli leggerlo letteralmente.

    Il primo mondo sopravviverà, la conversione, anche se forse in ritardo è cominciata. I paesi più energivori saranno i più colpiti fino alla conversione. Sopravviveranno anche le società che hanno avuto uno sviluppo minimo.

    Sul nucleare in Francia e in giro per il mondo non porrei troppa fiducia, il consumo di uranio porterà alla fine anche questa risorsa (non ho mai visto curve du Hubbard su questa risorsa scarsa), ed ahimè, le guerre per il petrolio potrebbero trasformarsi in guerre per l’uranio.

    La soluzione? Passare il più velocemente possibile, decine d’anni, alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico. Non una sola fonte ma molte. E per i credenti pregare :-)

  • iuppe

    04 giu 2008 - 21:40 - #10
    0 punti
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    da quello che so l uranio che stanno usando adesso nelle centrali viene dalle testate-armi nucleari russe quindi qui nn può essere che un bene, le statistiche sulla durata si parla da 30 a 100 anni sono attendibile come quelle che furono del petrolio.
    se uno si vuole informare sulle nuove tecnologie del nucleare nn politicamente ma tecnicamente ho trovato questo bel link.
    http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/gcir.htm
    scorie 10 volte inferiori maggiore produzione di energia e produzione di idrogeno senza altre processi energetici

  • Profilo di _FoX_

    _FoX_

    04 giu 2008 - 21:51 - #11
    -2 punti
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    I reattori veloci permetterebbero di utilizzare il combustibile fino all’80% contro il 5% attuale. Ovvero moltiplicare per 16 le scorte. Da 30 anni a 480 anni… riducendo le scorie. Basterebbe sviluppare di poco una tecnologia gia’ esistente.

  • Profilo di Nirvene

    Nirvene

    05 giu 2008 - 05:17 - #12
    -4 punti
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    A me sembra chiaro quale sarà l’energia del futuro, questa non si chiama rinnovabile ma Nucleare, fissatevelo bene nella mente.
    Il Nucleare fino ad adesso è stato fermato dai timori irazzionali delle persone e dalla utopia degli ambientalisti.
    Il futuro è piu che mai luminoso per questa fonte, voi dite che è pericoloso e produce scorie, io rispondo che poco tempo fa arakawa ha condotto con successo un test di fusione fredda, voi dite che l’uranio sta finendo (le alpi ne sono piene), io dico che non c’è solo l’Uranio, Rubbia qualche anno fa stava sviluppando nuove sistemi di energia basate su altri materiali, e ci sono solide ipotesi e progetti di sviluppo di energia a partire da materiale molto comuni come il Ferro.
    Le Rinnovabili sono solo un traghetto verso il futuro non sono il futuro.

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    05 giu 2008 - 07:09 - #13
    1 punto
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    Nirvene,
    mi sorprende, e mi fa sorridere, questa fiducia sul nucleare che si spinge a dichiarare che le rinnovabili sono solo un traghetto verso il futuro.

    Il problema vero del nucleare sono i costi che non vengono mai calcolati nella produzione dell’energia, ovvero i tempi e i costi di realizzazione e i costi di smaltimento. Nessuna società privata ha mai affrontato il ciclo completo a suo carico fino ad adesso.

    Il futuro? Si spera che ogni fonte di produzione sia più economica e sicura per l’innovazione che è presente in ogni campo.

    Tatticamente il nucleare ha un problema. Ha una produzione di energia difficilmente modificabile. La tanto decantata Francia, che ha sovradimensionato nel passato la produzione dal nucleare, ha potuto contenere i costi solo perché paesi come l’Italia prende l’energia in eccesso e la usa o la conserva attraverso tecniche come quella del doppio lago o bacino. Ti sei mai chiesto perché i sistemi di turbine forzate sono concentrati quasi tutti in Piemonte?

    L’energia nucleare ha dei costi che sono legati all’economia di scala. Quindi le centrali sono “grosse” (il sogno delle centrali bicicletta di Ippoliti che sviluppava un nucleare italiano siffatto e fermato solo mandandolo in galera) con un doppio problema che nasce dal dover essere vicine ai grossi consumi: ridurre l’energia persa nel trasporto e il fatto di dover essere vicine a forti insediamenti umani, per i quali c’è una bassa probabilità di eventi catastrofici ma che portano in se la caratteristica di essere catastrofici.

    La prima critica al nucleare viene dall’economia, non dall’ecologia. Le centrali si stanno progettando e costruendo in paesi dove il nucleare non è presente e a volte con lo scopo di avere materiale per scopo militare.

    Negli Stati Uniti decine di centrali verranno dismesse nei prossimi anni. Quasi nessuna verrà sostituita. In Inghilterra, quelle da chiudere vengono rimandate nella dismissione, aumentando i bassi rischi di accidente, ma nessuna viene sostituita. Di queste scelte di sicuro c’è un perché

  • Profilo di _FoX_

    _FoX_

    05 giu 2008 - 07:41 - #14
    1 punto
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    Il problema della perdita di energia lo hanno le centrali turbogas/carbone che quelle tradizionali. Tante’ vero che la tendenza e’ l’innalzamento del voltaggio per diminuire l’amperaggio e quindi le resistenze e le perdite conseguenti.. ma fossero solo questi i problemi di trasmissione.. in alternata ci si mettono pure le induttanze, che se creano relativamente pochi problemi in un territorio come l’italia, in paesi a bassa densita’ e dove le tratte sono molto lunghe (USA in testa), sono un altro punto critico.

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    05 giu 2008 - 10:22 - #15
    0 punti
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    Fox mi tenevo sul tecnico. Quello che puntualizzi era implicito. Tutta l’energia che si trasporta per lunghe distanze perde. Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Italia dove è notoria una rete colabrodo o cola elettricita. Le nuove linee impiantate sono migliori delle vecchie, vedi l’intervento Enel al sud nello svecchiamento delle reti.

    La dimensione nella produzione di energia è correlata al bisogno di di avere reti lunghe. Uno dei modi per eliminare i bisogni del trasporto di energia è produrla più localmente possibile.

    Ribadisco che la soluzione ottimale non è scegliere un solo modo di produrla, ma una saggia e corretta diversificazione.

    Le energie rinnovabili si prestano molto a produzioni decentrate fino al livello di singolo consumatore/produttore e la possibilità di mettere in rete l’eccesso aiuta ad avere produttori consumatori che non vanno in perdita.

    L’eolico non è utilizzabile in tutta Italia, ma in alcune parti può diventare la fonte principale. Per il solare fotovoltaico lo stesso. In molte città della valpadana non ha rendimenti sufficienti. La geotermia può essere usata in molte parti del nostro paese e le nostre tecnologie sono prime al mondo. Le esperienze toscane insegnano.

    Quanto ci vuole ad avviare una centrale nucleare dal momento della decisione? La stima è intorno ai 10 anni. Quello che si progetta oggi andrà bene per il 2018 più o meno due anni.

    Quello che Beppe Grillo e soci stanno scoprendo specialmente in Svizzera e Germania, le reti autogestite di piccole e medie comunità, c’era in Italia fino al 1963, forse sbaglio di un paio di anni. Prima della nazionalizzazione c’era una miriade di strutture locali a volte strutturate come cooperative, che producevano per un paese o due o a volte una città. Erano tutte concentrate su l’unica fonte rinnovabile presente e sfruttata allora a livello di massa: l’acqua.

    La produzione a livello di rete ha un difetto per le grandi società. Riduce e comprime gli utili che nascono da un oligopolio.

    Resteranno nelle rinnovabili in mano alle grandi società gli impianti che per economia di scala devono essere grossi. Tutto il resto può passare in grande o piccola parte ai piccoli o ai singoli. Spendendo meno e senza aspettare il nucleare fino al 2020.

  • passatore

    05 giu 2008 - 13:04 - #16
    0 punti
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    Nirvene dice anche cose giuste! Il nucleare non significa solo reazione a fissione. Il nucleare è un ambito della fisica che non deve essere abbandonata dalla ricerca scientifica perchè se così fosse l’uomo si precluderebbe in modo pregiudiziale la scoperta dell’universo.

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    05 giu 2008 - 13:14 - #17
    0 punti
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    La ricerca non si sospende mai in nessun campo. Le applicazioni vanno valutate in termini di convenienza ed eticità (che sono estremamente relativi alle persone ed ai contesti).
    Nirvene mi ha fatto sorridere per quella frase che non ho mai trovato espressa prima. Potrebbe aver ragione lui, io temo di no. La risposta? Ci vorranno cento o duecento anni. Da come la vedo io mi dò vincente 10 a 1. Non scommetto perché difficilmente incasserei la vincita… :-))

  • passatore

    05 giu 2008 - 13:33 - #18
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    franco2005: La sfera di cristallo non ce l’ha nessuno in questo mondo ed è possibilissimo che tu abbia ragione. L’uomo oggi però paga le conseguenze e gode dei “benefici” cagionati dalle scelte che un tempo, nel passato i nostri antenati hanno fatto. La mia inclinazione è quella di preservare la vita, mia, di tutti e quella futura.

  • iuppe

    05 giu 2008 - 15:18 - #19
    0 punti
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    vorrei solo dire che beppe grillo dovrebbe fare solo polemica e nn andentrarsi anche in questioni tecniche.
    Una centrale di produzione di energia grande ha un rendimento molto superiore che 1000 centrali piccole di pari potenza.
    uguali per il fotovoltaico che un rendimento del 20% tecnicamente è uno schifo per forza di cosa ancora nn si può puntare solo sul rinnovabile

    (occhio alle cooperative, sono il diavolo in persona :-))

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    05 giu 2008 - 17:23 - #20
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    iuppe,
    le cooperative nella storia italiana hanno rappresentato un momento importante dello sviluppo, sia quelle bianche sia quelle rosse. Ti parlo non di oggi ma del 1880 1920. Cooperative, società di Mutuo soccorso e altre realtà hanno permesso lo sviluppo del paese a volte di più e meglio di molta parte del capitalismo italiano che spesso ha vissuto sulle spalle del governo di turno periodo fascista compreso. Basta pensare alla FIAT in anni passati e all’Alitalia di adesso.

    Sulla economia di scala che ottimizza ad un certo livello la produzione pienamente d’accordo. C’è da fissare quale è il livello e la pericolosità del concentrare le produzioni. Rende il sistema più fragile. Oggi il blocco totale ed improvviso di una megacentrale, prendiamo Polesine Camerini a caso, provoca un black out certo. La concentrazione di produzione come in una centrale nucleare porta ad una “militarizzazione” della società per motivi di sicurezza. Non ci sono solo gli eventi naturali, pensiamo alla centrale Krsko in Slovenia costruita a meno di 10 chilometri da una faglia attiva e costruita per sostenere terremoti che in zona sono stati superati due volte negli ultimi decenni, ci sono atti di potenziale terrorismo. C’è la gestione delle linee ferroviarie che trasportano le scorie. Se lancio una bicicletta bomba contro un pilone eolico faccio un certo tipo di danno, se lancio un aereo contro una centrale ne faccio un’altro.

    Sulla degenarazione delle cooperative pienamente d’accordo. Ci sono finte cooperative a bizzeffe per costruire case, finte cooperative che hanno anticipato il lavoro interinale. Ci sono cooperative che non hanno più senso di essere tali per la loro dimensione, dove i soci lavoratori o consumatori non contano un picchio. Per le megacooperative sarebbe meglio che seguissero la strada delle banche popolari, cooperative anche esse, che sono entrate in borsa e si muovono come le altre società.

    Ci sono anche cooperative, specialmente le piccole, che fanno ancora egregiamente il loro lavoro. Le uniche vere cooperative sono loro.

  • Profilo di franco2005

    franco2005

    05 giu 2008 - 17:29 - #21
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    Dimenticavo, a me Grillo non sta pienamente simpatico, ma le persone che collaborano con lui e gli danno le dritte sulle comunicazioni che fa sono spesso i migliori dei loro campi. Ne cito tre su tutti: Pallante Sachs e Montanari. Alcuni altri sono dei visionari senza contatto con la realtà. I tre sopracitati sono dei fuoriclasse nei loro settori e per chi non li conosce vale la pena di perdere una mezzora. Si ha il sapere di Grillo direttamente dalle sue fonti.

  • Mario68

    07 giu 2008 - 09:53 - #22
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    per Africano: la situazione tra Francia e Germania e’ un po’ diversa. La Francia ricava circa l’ottanta per cento dal nucleare, la Germania anche se ha detto che lo deve dismettere a oggi ricava il trenta per cento da nucleare, altro trenta da rinnovabili, e altro trenta da combustibili fossili (soprattutto carbone). Quindi se il petrolio finisse DOMANI, la Germania disporrebbe ancora del suo probabilmente 100 per cento di energia(infatti finirebbe il petrolio NON il carbone) ma nelle percentuali qui citate che comprendono anche il trenta per ceto di nucleare.p.s. chiaramente 30 per tre fa novanta, per ogni tipo di combustibile si tratta di UN PO’ DI PIU’ del trenta per cento.

  • Profilo di rualtrip

    rualtrip

    11 giu 2008 - 18:52 - #23
    0 punti
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    sfruttare l’atomo, che è alla base di tutto il conosciuto, non è SECONDO ME una cosa che attualmente l’umanità può gestire.
    questa non è una opinione ma una sensazione che viene da una cosa dimenticata: la COSCIENZA

  • curiosity

    23 ott 2008 - 21:50 - #24
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    vorrei conoscere qualcosa sul test di arakawa poichè non ne ho notizia

  • Assassino

    01 dic 2010 - 11:35 - #25
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    Fo’ siccome non è riuscito a realizzare le follie del fascismo e del comunismo spera di vederci crepare tutti. Ma fortunatamente la sua è solo un’altra illusione.

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