Rapporto Ecomafia: 3 crimini ambientali all'ora. Il Veneto secondo per traffici di rifiuti

Rapporto Ecomafia 2008 86 reati ambientali al giorni, circa 3 all'ora, sono stati registrati nel 2007 dalle Forze dell'ordine, e descritti nel consueto Rapporto Ecomafia di Legambiente presentato oggi a Roma. Tutti i numeri aumentano: il numero degli illeciti accertati (27% in più), le persone denunciate (quai il 10%), i sequestri effettuati (19%). Le ecomafie (termine che indica "quei settori della criminalità organizzata che hanno scelto il traffico e lo smaltimento illecito dei rifiuti, l'abusivismo edilizio e le attività di escavazione come nuovo grande business", secondo Legambiente) fatturano un quinto di tutto il giro di affari prodotto dalle Mafie, ovvero 18 miliardi e 400 milioni di euro. Una cifra in calo ma che rimane spaventosa.

Aumentano, tra i vari numeri, anche il numero totale dei clan coinvolti in questi traffici, 239 il numero accertato, con il Clan dei Casalesi che pare aver fatto delle ecomafie (rifiuti, cemento, traffico di animali) la loro attività principe. La Campania è in testa alla classifica dei reati ambientali accertati, seguita da Calabria, Puglia e Lazio.

Il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza ha così riassunto e commentato i principali risultati del rapporto: "L'aumento degli illeciti registrati significa che sta emergendo il sommerso. La riduzione del fatturato invece è sintomo che il settore sta entrando in crisi. Le Forze dell'ordine stanno lavorando in modo attivo per combattere questo fenomeno". E ha ribadito due richieste forti per avere più strumenti per lottare contro il fenomeno, primo, il riconoscimento dei reati ambientali nel codice penale, secondo, la conferma del fondo per le demolizioni delle costruzioni abusive. Preoccupanti invece i primi casi accertati di infiltrazione anche nel settore delle energie rinnovabili, settore che comincia ad essere usato per il riciclaggio di denaro sporco.

Alla presentazione, come ogni anno, è stato invitato il Ministro dell'Ambiente. Ma quest'anno Stefania Prestigiacomo all'ultimo momento ha dato buca.

Tra i temi principe di questi traffici ovviamente ci sono i rifiuti. 4800 i reati accertati, principalmente nelle regioni a forte presenza mafiosa, in testa tra tutte (e la cosa non so perchè ma non sorprende più di tanto, è la Campania. Seguita in modo quasi soprendente dal Veneto. Si nota infatti in generale come il traffico e lo smaltimento illecito di rifiuti sia sempre di più un fenomeno che coinvolge le regioni del Nord anche come luogo finale di smaltimento dei rifiuti e non solo come produzione (fino a qualche anno fa era più evidente il percorso "rifiuti prodotti al nord smaltiti illegalmente al sud").

Altra cosa che colpisce, è l'emergere della "agrimafia", ovvero delle infiltrazioni in agricoltura di soggetti che operano in modo illegale nelle varie filiere produttive, soprattutto per quanto riguarda la produzione di carni (ad esempio la messa in commercio di carni senza controlli sanitari, ma non dimentichiamoci nemmeno delle mozzarelle di bufala alla diossina).

Parlando di cemento, rimane grave la situazione dell'estrazione illegale di ghiaia dai fiumi e in generale di attività estrattive non autorizzate. Da notare che negli ultimi due anni sono per fortuna diminuite le costruzioni abusive accertate, frutto di una politica del governo precedente (e speriamo che continui con quello attuale) di lotta all'abusivismo con demolizioni di ecomostri e promesse di non fare mai più condoni edilizi.

Il rapporto ricorda anche il numero elevato di incendi boschivi che hanno colpito l'Italia lo scorso anno, oltre 10mila, che hanno causato la morte di 18 persone e bruciato 225mila ettari di foreste. Non è superfluo ricordare che le cause principali sono di natura dolosa.

L'aumento dei reati accertati è stato anche possibile grazie all'entrata in vigore dell'articolo 260 del Codice dell'Ambiente, che introduce il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, e da uno strumento in più per poter indagare e perseguire i reati ambientali. Purtroppo non sono molti gli strumenti legislativi a disposizione di magistrati e Forze dell'Ordine, e la maggior parte dei reati contro l'ambiente restano ancora reati non penali, per i quali al massimo si viene arrestati (ma non si scontano pene lunghe in prigione) e si paga qualche multa.

Il rapporto Ecomafia, pubblicato da Edizioni Ambiente, ora girerà per l'Italia con una serie di presentazioni a livello regionale, per aumentare la sensibilizzazione di questi temi sul territorio. 12 le tappe, con una toccata anche a Bruxelles, per sensibilizzare anche le istituzioni europee che stanno proprio lavorando su norme legislative per i reati ambientali.
Perchè se è vero che l'Ecomafia è un fenomeno tipicamente Italiano, i traffici (di rifuti, di animali, di pezzi d'arte ad esempio) purtroppo non si fermano ai confini ma si allargano ad altri paesi, e quindi una collaborazione tra stati e strumenti legislativi internazionali sono sempre più importanti.

»I Rapporti Ecomafia precedenti


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