
Gli ho chiesto di immaginare il mondo tra cent’anni e Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente della sezione italiana dell’ASPO, mi ha risposto che sarà sicuramente un mondo senza petrolio, ma che forse si userà ancora il carbone. Il prezzo del petrolio sale non per semplice speculazione, ma perché è diventato complesso e molto costoso estrarlo. Ne abbiamo ancora per qualche anno, ma dobbiamo iniziare a pensare a come sostituirlo.
Dice Bardi nell’intervista:
Il petrolio ha fatto il suo tempo. Ci ha dato quel che ci poteva dare. Ora bisogna andare avanti.
Molto dipenderà dalle scelte che faremo in questi anni, mi ha spiegato, se saremo stupidi o meno. Mi ha parlato anche di risorse e di come dobbiamo riconsiderarle nella nostra economia e in quella che verrà. E ha immaginato sicuramente un mondo dove le energie del vento e del sole potranno essere utili a coprire il fabbisogno mondiale.
L’Associazione per lo studio del picco del petrolio
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_FoX_
17 giu 2008 - 09:10 - #1Visto che lo sa’ quanto petrolio e’ rimasto.. che lo dicesse no?
paolomot
17 giu 2008 - 09:41 - #2Che io sappia ne è rimasto per circa 35-40 anni che io sappia, ma sicuramente lui ha dati più precisi, Comunque il problema principale non è quanto ce ne rimane, ma quando inizia a calare la produzione.
Se vuoi sapere di più:
http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2008/05/aspo-2-ugo-bardi-quanto-petrolio-ci-resta.html
_FoX_
17 giu 2008 - 09:54 - #3Paolomot..sono daccordo, ma io non mi preoccupo tanto della produzione di carburanti. Le alternative esistono per ridurne e di molto l’uso (car sharing, mezzi pubblici, bici in citta’ etc etc). Ma il petrolio non serve solo a quello.. plastiche, medicine e molte altre cose in qualche modo dipendono dal petrolio.
Marina.Perotta
17 giu 2008 - 10:35 - #4Ciao,
bè nell’intervista, Bardi è chiaro: dipende dalla velocità con cui si estrae. L’Aspo aveva fissato il picco nel 2007 previsione che si è realizzata e da allora in poi sono aumentate notevolmente le difficoltà per estrarlo. Ma ovviamente pensiamo che tra 50 anni anche se c’è ne sarà ancora sarà così complesso estrarlo che non ne varrà più la pena.
Spesso sono annunciate le scoperte di nuovi giacimenti, il che è vero, ma considerata la profondità in cui si trovano o se in aree geologicamente difficili, ad esempio, diventa problematico stabilire i tempi di estrazione.
Di certo, dal picco in poi già avremmo dovuto iniziare a pensare ad un mondo senza petrolio. E direi che sia nel campo chimico, sia nel campo fisico non mancano le alternative. Il punto, secondo me, è stabilire cosa non deve rientrare nella speculazione. Perchè la stagflazione che stiamo vivendo e non solo in Italia deriva proprio da un economia fondata sul petrolio che non regge più il mercato: il ritmo estrattivo sta diminuendo per diversi motivi, che neanche ci interessa conoscere. Comunque risolverli costerebbe sempre troppo. Ed allora? Tagliamo fuori i cereali dalle speculazioni di borsa, ad esempio. Un periodo di calmierazione dei prezzi potrebbe essere una delle soluzioni da adottare in seno al WTO. Ribadisco calmierazione e non sovvenzione. E lasciare che ognuno si produca l’energia come meglio crede. Puntare su una rete di rinnovabili ( lo dice anche Bardi) ed evitare possibilmente la trappola del carbone.
Bronko85
17 giu 2008 - 10:43 - #5Se soltanto venisse eseguito uno studio dal quale poter dedurre le categorie di prodotto e il relativo consumo in % di petrolio, avremmo già un’ottimo indicatore di quali potrebbero essere gli interventi prioritari. Se questi dati fossero ponderati anche in base ai costi di ogni singola operazione allora sarebbe ancora più facile agire efficaciemente.
Faccio un esempio banale.
Dall’analisi globale risulta che le seguenti categorie di prodotto, fanno uso di petrolio nelle relative percentuali:
- Carburante automobile (20%);
- Carbutante aereo (30%);
- Farmaci e medicinali (05%);
Risulta anche che vengono consumati ogni giorno i seguenti numeri di barili di petrolio per le categorie suddette:
- Carburante automobile (400);
- Carburante aereo (500);
- Farmaci e medicinali (20);
Risulta anche che i costi per abbattere l’uso di petrolio relativi ad ogni categoria sono:
- Carburante automobile (30);
- Carburante aereo (50);
- Farmaci e medicinali (9);
Se ne fa una bella media pesata e alla fine esce una lista ordinata di provvedimenti da prendere:
1) Carburante automobile
2) Farmaci e medicinali
3) Carburante aereo
So che la mia analisi è semplicistica… però io sono solo un laureando in Informatica e guadagno € 0,00 al mese. Immagino che gli scienziati che si occupano del problema, siano più di uno e pagati più di me.
Quello che manca secondo me è la voglia di risolvere il problema.
_FoX_
17 giu 2008 - 11:48 - #6Marina, tutto molto bello, ma ci sono una marea di problemi per cui una rete di rinnovabili non puo’ soddisfare il fabbisogno di una nazione industrializzata, questo anche applicando una decrescita e una politica di efficienza energetica.
Sandro kensan
17 giu 2008 - 15:05 - #7Aspo prevede il picco nel 2010 ma mi sembra chiaro che ci siamo sopra.
Marina.Perotta
17 giu 2008 - 15:32 - #8@kensan
ciao Sandro,
il picco del “petrolio convenzionale” è 2007; il picco del petrolio “non convenzionale” è 2010.