Avrete sentito sicuramente parlare del primo distributore di bioetanolo in Italia. Il distributore si trova a La Spezia presso il distributore Centro Gas degli Stagnoni in via della Concia e fa parte del progetto BeST (Bioetanolo per la Sostenibilità del Trasporto) .
Buona o cattiva notizia? Partiamo dai vantaggi in termini ambientali. Le emissioni inquinanti rispetto alla benzina si attestano su questi valori: monossido di carbonio (-20/25%), COV e HC (-10/15%), benzene (-20/30%), ossidi di azoto (-5%).
Non sono necessarie modifiche sostanziali ai motori a benzina:
Inoltre il bioetanolo è un carburante affine alle benzine per cui non richiede modifiche rilevanti nè ai distributori nè ai motori dei veicoli (può essere usato in miscela al 5 % su tutte le auto e in miscele più elevate sui modelli più nuovi).
Per quanto riguarda la sua produzione, a quanto pare non vengono sottratti all’alimentazione terreni o prodotti agricoli:
Il bioetanolo utilizzato alla Spezia è di seconda generazione: proviene dalla Sicilia ed è prodotto dalle eccedenze alimentari dell’industria vinicola.
Detto questo, ci siamo chiesti se questa fosse una di quelle operazioni “vetrina” fatte in passato con i distributori di idrogeno. Passerelle per politici ed industriali, senza che però ci fosse una pianificazione reale del mercato di questo tipo di carburante. Su Wikipedia abbiamo letto che per il progetto Best, nella provincia della Spezia saranno acquistate e utilizzate 10 auto flex a carico del comune e 90 da piccole e medie imprese. Sempre a Spezia saranno costruite 2 stazioni di rifornimento per E85. Facendo una piccola ricerca, abbiamo inoltre scoperto su Autoambiente che ci sono già i primi clienti:
Il nuovo impianto è destinato a rifornire la flotta di autobus alimentati a E85. Una “prima” che non dovrebbe essere seguita, almeno in tempi brevi, da altre proposte analoghe.
Ad una prima occhiata sembra che ci siano tutti i presupposti perchè il progetto venga portato avanti seriamente. Voi cosa ne pensate?
Foto | Flickr
Proust
20 giu 2008 - 08:45 - #1non mi è chiaro come funzioa, io prendo con la macchina e vado a fare benzina, diciamo faccio 25 litri, poi vado da loro e aggiungo anche 1,25 litri di bioetanolo?
cioè, il 5% è una misera, inquini di più per andare a prenderlo che quello che risparmi bruciandolo…
poi ho letto che arriva dalla Sicilia, che impatto ha avuto il trasporto? non è per fare il bastiancontrario, ma mi chiedo se il gioco valga la candela…
spero davvero che ci siano degli sviluppi perchè ha un gran potenziale, ma da qui a poterne usufruire largamente credo manchi ancora un po’.
altro dubbio? quanto costa al litro?
ice
20 giu 2008 - 08:47 - #2ci sono un sacco di prodotti che vengono distrutti per mantenere il prezzo dei prodotti agricoli ed evitare speculazioni
per la frutta ad esempio in caso di grandinate o altro si hanno interi raccolti da mandare in produzione di Fruttosio
questi potrebbero essere recperati per il bioetanolo,
se gli uomini non fossero così avidi il meccanismo funzionerebbe perfettamente, ma non lo sono
==>se il bisogno fosse costante credo che comincarebbero a speculrci, magari acquistando derrate alimentari da paesi in cui costano meno che non i nostri stessi scarti di produzione…..
QUINDI IO SONO CONTRARIO
dex85
20 giu 2008 - 09:34 - #3@1: credo che il bioetanolo (almeno per le auto apposite dette flex) sia in proporzioni 85% etanolo 15% benzina… e cmq se pensi che il petrolio viene dall’arabia direi che la sicilia è molto + vicina!
la fao già ha capito che non si può puntare solo sul bioetanolo per sostituire il petrolio, pena affamare ancora di più il mondo per far circolare auto con motori da rendimenti ridicoli…..
però io credo che riutilizzare scarti agricoli per produrne un pò per far circolare una piccola percentuale di macchine (magari macchine vecchie adattate,o le flotte di mezzi pubblici un pò datate, e invece le nuove farle tutte ibride, elettriche, idrogeno metano ecc) sia una bella scelta….
kerino
20 giu 2008 - 19:10 - #4Sugli inquinanti minori: link
Insomma meno CO2 da una parte, altri prodotti dall’altra.
Comunque un distributore a etanolo non è fatto per mettere il 5% di carburante nel serbatoio (non si consuma di meno, non costa meno) ma per passare completamente ad auto a etanolo come le fiat in brasile.
Più che il trasporto del combustibile io mi preoccupo della sua produzione. Qual é l’EROEI? Non sempre è positivo nei biocarburanti. Che materie prime sono state usate? Questo può pure venire dalla sicilia ma in brasile disboscano la foresta amazzonica per far andare le auto ad etanolo. Poi c’è l’aumento dei prezzi del cibo.
kerino
20 giu 2008 - 19:13 - #5non voglio fare il pignolo, ma bio-etanolo è un pleonasmo perchè l’etanolo è bio per definizione, si fa per fermentazione degli zuccheri e poi distillazione.
Rolloden
20 giu 2008 - 21:25 - #6Secondo me è un buon passo avanti. Si comincia ad andare verso carburanti oil free (i più se ne dimenticano, ma è enorme lo scempio ambientale che l’estrazione del petrolio provoca; basta guardare il caso delle perforazioni nel sud Italia) e che ci possiamo in parte “raffinare” noi senza dover rincorrere le bizzose quotazioni del petrolio. E’ chiaro che tutto non ce lo potremmo produrre (ed è giusto che sia così sennò vorrebbe dire che non produrremmo più cibo) ma finchè sarà prodotto da scarti (vegetali e non) è il benvenuto: penso ad esempio alla carta che le cartiere non riescono a riciclare, all’erba da sfalcio giardini, alle potature, agli arbusti che vengono tagliati lungo le strade, alle coltivazioni “non vendibili”… L’ideale sarebbe produrla per un uso in filiera corta (ma chiedo troppo, lo so :) ) .
In generale si dovrebbe evitare la prima generazione dei biocarburanti (da mais: troppo terreno usato e sfruttato, bassissime rese, alti costi produttivi); mentre con quella da materiale cellulososico (2a) e alghe (3a) [correggetemi se sbaglio con le generazioni ;) ] si può parlare di biocarburanti + sostenibili. Con le alghe sembrano stiano facendo belle cose (usando acque reflue o di mare, fornendo CO2, etc…)
Rolloden
20 giu 2008 - 21:29 - #7http://www.rinnovabili.it/a-la-spezia-il-primo-distributore-italiano-di-bioetanolo-701381
giuliov
21 giu 2008 - 12:03 - #8Commento per Rolloden: hai perfettamente ragione ,non capisco chi assegna i punti su questo blog(evidentemente mi sono sbagliato pensavo fosse un blog a favore dell’ambiente in generale e contro le multinazionali dell’energia e contro lo sfruttamento dei paesi “poveri”).
ciao
giuliov
Rolloden
22 giu 2008 - 12:16 - #9Grazie Giuliov ;), apprezzo che qualcuno la pensi come me in merito a biocarburanti.
Tutti che danno contro ai biocarburanti (a volte sembrano valutazioni a prescindere): ok, sarebbe xò interessante sapere cosa propongono come alternativa…
Rolloden
22 giu 2008 - 13:09 - #10Mi spiego: preferirei anch’io che fossero già a buon punto con le auto elettriche (in termini di prestazioni e soprattutto autonomia) ma a parte il discorso delle elettriche plu-in dovremo attendere ancora qualche anno per avere una produzione con numero importanti.
L’idrogeno + fuel cell pure non è così a portata di mano soprattutto in termini di autonomia e rete di distribuzione: per dirla tutta poi preferirei direttamente il passaggio alle elettriche senza passare per l’idrogeno (si eviterebbe un passaggio che consuma energia).
Buona la soluzione delle ibride (con adeguati sistemi di recupero delle batterie a fine ciclo) ma finchè non si decidono a produrne in quantità (trovando una soluzione ad alcuni limiti delle batterie) resta pure questo un fenomeno di nicchia, purtroppo.
I biocarburanti (con i dovuti distinguo per quel che riguarda la produzione) in piccole quantità sono accetti alle vetture tuttora in circolazione e contribuirebbero a ridurre la dipendenza dal petrolio.
Adesso tocca a voi, postate gente
Rolloden
22 giu 2008 - 13:11 - #11ehm … elettriche plug-in…
Eugenio Macchia
25 giu 2008 - 08:24 - #12Ciao a tutti. Io sono molto favorevole, ed anzi spero che presto l’E85 (o altre miscele bioetanolo-benzina) sia disponibile in moltissime aree di servizio.
Tra l’altro non ne sono certo, ma visto che si parla di bioetanolo proveniente dalla Sicilia credo proprio che sia quello fatto dall’impianto costruito dai tecnici della mia società nel 1991, che è stato uno dei primi impianti in Europa a produrre bioetanolo. In Italia siamo stati pionieri in questo campo… ed è strano pensare che un tempo noi italiani fossimo stati pionieri anche nel campo dell’energia nucleare, salvo poi rimanere indietro per migliaia di tentennamenti e per una pessima informazione.
Spero che non si ripeta la stessa cosa anche nel settore dei biocarburanti, non vorrei che tra una trentina d’anni ci ritrovassimo a piangerci addosso perché abbiamo abbandonato questa strada per rimanere sul caro vecchio (e sempre più caro) petrolio.
La questione del bioetanolo che sottrae materia prima al mercato alimentare è un altro esempio di disinformazione: basta studiare bene le statistiche sulla produzione di etanolo a partire da materie prime “alimentari” (vedi ad esempio il sito www.ethanolstatistics.com) . L’influenza del crescente mercato del bioetanolo sull’aumento dei prezzi del grano è bassissima, come dimostrato anche dagli studi più recenti della FAO. Infatti l’enorme aumento dei prezzi è dovuto essenzialmente ad una maggiore richiesta di beni alimentari da parte dei paesi in rapidissima via di sviluppo, come Cina ed India. Ed è normale che sia così: questi paesi si stanno arricchendo, le persone stanno smettendo di morire di fame perché stanno iniziando in massa a comprarsi da mangiare. Il fatto che noi dobbiamo pagare qualcosa in più per la pasta ed il pane in questo senso ci deve rallegrare, perché è un sintomo che adesso la richiesta di cibo è aumentata. Oltretutto c’è un motivo semplice per cui il bioetanolo non è in competizione con il pane per quanto riguardo lo sfruttamento del grano: produrre bioetanolo a partire da grano semplicemente non è economicamente conveniente, e chi produce grano è molto più interessato a venderlo all’industria alimentare che all’industria dei biocarburanti , perché ci guadagna di più.
Il bioetanolo invece si può produrre (già adesso, non sono necessarie sperimentazioni di alcun tipo) da molti sottoprodotti dell’industria agricola. Ad esempio dal melasso di canna da zucchero e di barbabietola da zucchero, ovvero dagli scarti degli zuccherifici. La mia società ha appena costruito in Malawi un impianto di questo tipo. Se vi interessa sul nostro blog (http://greeneng.blogspot.com) trovate anche le foto. Un saluto a tutti.
Eugenio Macchia
25 giu 2008 - 08:26 - #13Ah un’altra cosa: anche io sono per le auto elettriche a Fuel Cell alimentate ad idrogeno. Ma l’idrogeno da dove lo prendiamo? Se lo prendiamo dagli idrocarburi di origine petrolifera siamo punto e accapo. Invece l’idrogeno può essere ricavato dai biocarburanti. Ne parleremo in futuro sul nostro blog (http://greeneng.blogspot.com), di nuovo saluti a tutti.