Stamattina Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, è stato ospite a Radio Anch’io, storica trasmissione di Radio 1 in cui oltre ai grandi nomi anche gli ascoltatori possono dire la loro. Conti è stato ospite di uno speciale “A tu per tu con i leader” condotto dal direttore Caprarica, e ha raccontato la posizione di Enel su una serie di questioni energetiche oltre che chiarire alcuni aspetti di bollette e incentivi. Se vi interessa approfondire potete cercare il podcast sul sito di Radio Rai. Oppure accontentarvi di leggere le cose che mi sono appuntata e vi riporto.
Partiamo dalla questione energetica più attuale in Italia, ovvero il ritorno al nucleare. Secondo Conti l’Italia è di fatto già un paese nucleare, perchè importa il 20% della propria energia dalla Francia (prodotta da nucleare) e perchè sono presenti molte centrali lungo i confini italiani. Personalmente non credo che basti per definirci “un paese nucleare”, ma se vogliamo usare questi argomenti per giustificare il ritorno all’atomo siamo messi male. Conti inoltre prevede 7 anni circa per tornare ad avere le prime centrali funzionanti, tra progettazione e costruzione della centrale. Il nodo spinoso sono le autorizzazioni, ma lui auspica un abbattimento drastico dei tempi di attesa per questa fase… mi sa che si sono già messi d’accordo!
La situazione energetica italiana descritta non pare essere delle più rosee. L’Italia dipende per il 65% dal gas, ma negli ultimi 25 anni non sono stati fatti investimenti sulle infrastrutture in questo senso. Dipendiamo da “un tubo dalla Russia e uno dall’Algeria”, e non abbiamo ancora rigassificatori. Ma non è solo gas e nucleare la ricetta proposta da Conti.
La soluzione, non lo dice solo lui, è un mix di soluzioni diverse. A partire dal risparmio e efficienza energetica. A un ascoltatore che commenta “chiedere all’Enel la ricetta per il risparmio è come chiedere a un obeso una dieta”, Conti risponde che Enel già con i nuovi contatori ha mostrato la buona fede nel voler procedere in questo senso.
Ovviamente in questo mix Enel punta anche sulle rinnovabili, immediatamente disponibili, e ad esempio sulla specificità tutta italiana della geotermia, già sfruttata. In altri paesi sono molto più avanti (vedi Germania) perchè è da anni che i governi investono in questo settore. In Italia siamo indietro perchè non c’è volontà politica di investire. Solo negli ultimi due anni qualcosa è cambiato. Gli impianti per le rinnovabili costano e per lanciarle ci vogliono incentivi, punto. Enel sfoggia il conto energia ad esempio, ma ci si scontra sempre e comunque con le procedure burocratiche per le autorizzazioni, che dovrebbero essere decisamente semplificate.
Nucleare, gas, rinnovabili. Cosa manca alla ricetta? Il Carbone. A un sollecito di un ascoltatore albanese, che dice che nel suo paese c’è tanto carbone da sfruttare, Conti risponde che già si sta investendo, perchè comunque, così pare, il carbone è una tecnologia non inquinante. Ci sono oramai sistemi che permettono di abbattere sensibilmente le emissioni di sostanze nocive per la salute. Ok, chiaro, e la CO2 rientra tra queste sostanze? Non lo ha specificato, ma tanto oramai esistono tanti di quei meccanismi di sequestro della CO2 che non ci dobbiamo preoccupare.
Torno un attimo al nucleare riportando questo commento, Secondo il Presidente di Nomisma Energia Tabarelli, il nucleare va anche bene ma l’Italia non è un paese abbastanza serio per affrontare un ritorno all’atomo. Non riusciamo a sistemare la questione rifiuti, come potremmo affrontare e gestire centrali e scorie radioattive? Di scorie comunque nessuno ha parlato. Il nucleare è sicuro e l’incidente in Slovenia lo ha provato. Punto. Ma in tutto questo nessuno parla mai di scorie. E’ come affrontare un problema a metà.
Spezzo una lancia a favore di Conti, ascoltare un tecnico è molto interessante, risponde con precisione alle domande e non si nasconde dietro esercizi linguistici come fanno i politici. Solo che non capisco tanto la ricetta che ha presentato. Risparmio + efficienza + gas + nucleare + rinnovabili + carbone. Manca la coda di rospo e la lingua di gatto e poi c’è tutto.
Foto | Il conte di Luna
ciao11
24 giu 2008 - 11:43 - #1non sono molto informato in materia ma l’eventuale uranio da sfruttare per le centrali da dove lo si prenderebbe?? dall’estero?…..e poi non capisco il perchè non parlare delle scorie non è un problema da poco…..i giornalisti che intervistano queste persone non insistono con domande sulle scorie: “che fine faranno” “dove le mettiamo” “quanto costa tenerle in un sito di stoccaggio in sicurezza?”….etc….
_FoX_
24 giu 2008 - 12:13 - #2Ma se i No-Tav hanno rotto tanto perche’ nelle alpi c’e’ uranio in abbondanza? Lo pigliamo da li no? Per il discorso scorie il sito c’era… ed era stato individuato ben prima che partissero sommosse popolari.
Entro 20 anni dovremo dotarci di una dorsale energetica in grado di sostenere una domanda costante.. e a combustibili fossili non si potra’ fare, le rinnovabili non sono in grado di garantirla. Tutti i paesi che ORA stanno puntando sulle rinnovabili (in parte) possiedono tutti delle centrali in grado di sostenere una domanda costante e quelli che dichiarano di volerle dismettere fanno slittare la data di anno in anno. Siete tutti disposti a tornare al 1900?
ciao11
24 giu 2008 - 12:25 - #3non credo che la realizzazione di una miniera a cielo aperto od altro sia fattibile in val susa per l’estrazione dell’uranio che per altro non credo ci sia in quantità da permettere di sfruttarlo…poichè da una breve ricerca in rete leggo che i maggiori produttori sono Canada e Australia forse non è economicamente conveniente estrarlo in “casa”……ma ripeto se qualcuno ne sa di più……
Per il sito per le scorie…..come mai non è ora utilizzato per i rifiuti ospedalieri?…..ripeto se qualcuno sa indicarmi siti od articoli in cui approfondire la cosa……perchè mi sembrano parole in aria senza prove e fatti
_FoX_
24 giu 2008 - 13:25 - #4Ciao, la mia era ovviamente una battuta. Il punto e’ che delle volte si fanno battaglie per ignoranza…. Non vuoi la centrale nucleare, ma magari si vive vicino ad una acciaieria o una raffineria, o altre mille attivita’ umane piu pericolose della centrale stessa. Non si vuole un sito di stoccaggio in un ambiente geologicamente stabile (scanzano) e poi magari si vive in case scavate nel tufo.. o zone ad alta presenza di Radon.
pipp0
24 giu 2008 - 13:36 - #5il problema nucleare va oltre la sindrome nimby per i siti delle centrali e per le scorie.
dobbiamo ancora smaltire i vecchi rifiuti nucleari, per esempio. c’è il problema del costo dell’uranio, c’è il fatto che non siamo ancora arrivati alla quarta generazione ma puntare alla terza è troppo tardi, c’è il fatto che più nessuno costruisce centrali nel mondo ma anzi passa alle fonti rinnovabili, che per quanto ad intermittenza potrebbero diventare grosse fette della torta energetica nazionale.
_FoX_
24 giu 2008 - 13:42 - #6Il costo dell’uranio e’ un problema relativo. Il suo costo incide in percentuali risibili e centrali a neutroni veloci lo possono consumare molto piu di quanto avviene ora. Volete far andare avanti il paese a rinnovabili? Bene.. chi paghera’ i costi di una disoccupazione galoppante e attivita’ produttive a singhiozzo?
Nessuno al mondo le costruisce (non vero comunque) perche’ ne hanno gia’.. .e per una fetta consistente.. Tanto quanto l’italia ne ha di rinnovabili.. che ricordiamo ha un apporto idroelettrico del 15%.
tassinari.mauro
24 giu 2008 - 17:02 - #7Io investirei sui pannelli fotovoltaici a films sottile: rendono la meta e costano 0 volte meno.
(questo almeno è quello che ho letto su wikipedia)
simonemuscas
24 giu 2008 - 17:05 - #8Ieri sera guardavo Superquark su Rai 1. La trasmissione ha trattato in maniera molto chiara ed esaustiva quanto la popolazione mondiale sia aumentata vertiginosamente negli ultimi cento anni. Le proiezioni parlano di ulteriori aumenti nei prossimi decenni. Potremmo arrivare a dieci miliardi nel 2050. Qualcuno dice addirittura che sarebbe il caso di porre un tetto alle nascite, facendosi paladino di chissà qualche potere divino piovutogli dal cielo. Sarà mica il caso di mettere il concetto di risparmio ed efficienza energetica all’interno del discorso dei mix energetici come priorità assoluta? Io non ce la faccio più a sentire gente che vuole l’aria condizionata al massimo d’estate e pretende di stare smanicato e in mutande d’inverno. Mi viene il voltastomaco a sapere che la percentuale di SUV in città aumenta o che per arrivare al lavoro che sta a trecento metri si va in auto. Ed ho nausea per tanti altri stili di vita scellerati. La mia è una critica dovuta al fatto che ogni giorno vedo episodi di questo tipo e i soggetti insostenibili continuano a moltiplicarsi esponenzialmente. Un piano energetico ci vuole, però in un quadro del genere saremo sempre in situazione di emergenza.
Aio
24 giu 2008 - 17:31 - #9Prima di tutto consiglio a tutti di leggere l’intervista a Carlo Rubbia premio Nobel per la fisica (genio italiano fuggito all’estero).Qua potete trovare l’intervista http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/rubbia-solare/rubbia-solare.html .
Poi volevo consigliare a tutti di evitare di prender qualsiasi spunto dalle fonti televisive, palesemente di parte e note per la maniera con cui PILOTNO le persone. Leggete lew varie opinioni presenti sui forum per farvi un idea, dove non c’è POLITICA (di destra o sinistra che sia) di mezzo.
MA PENSATECI SU… IN ITALIA NON SANNO GESTIRE LE IMMONDIZIE NORMALI…FIGURATEVI LE SCORIE RADIOATTIVE. IL NUCLEARE NON E’ UNAFONTE ENERGETICA PER UNO STATO COME L’ITALIA GESTITO DA INCOMPETENTI MAFIOSI!!!
Vi incollo ora qualche punto saliente dell’intevista di Rubbia:
Eppure, dagli Stati Uniti all’Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c’è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
“Sa quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.
Ma non si parla ormai di “nucleare sicuro”? Quale è la sua opinione in proposito?
“Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo”.
In che cosa consiste?
“Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile”.
Il sole, però, non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.
“D’accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.
Se è così semplice, perché allora non si fa?
“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.
caiofabricius
24 giu 2008 - 19:42 - #10ottimo Simonemuscas…prova a chiedere un’auto senza aria condizionata, ti guardano come un alieno. Pensa se gli dici che al lavoro ci si può andare BENISSIMO in BICI (a Roma).
Nucleare per cosa? Per non interrompere i capricci di troppi semideficienti che fanno spinning e pisoprincipesse viziate?
Sole e stili di vita sobri e il nucleare emergerà per quello che è: l’affare più o meno losco per arricchire i soliti noti.
Sito unico per le scorie ad Arcore.
alassi36
24 giu 2008 - 21:36 - #11Concordo con Aio, in Italia non sanno gestire i rifiuti e la mafia è ben radicata nel territorio, io avrei paura ad affidare una centrale nucleare ad un italiano. Infatti le scorie nucleari italiane sono ancora lì dove sono sempre state, nessun piano di stoccaggio è stato messo in atto.
Il costo dell’uranio è relativo fino ad un certo punto, visto che non ce n’è moltissimo, l’estrazione è difficile. “il prezzo dell’uranio sul mercato mondiale ha subìto una forte impennata, passando dai 7 $/lb del 2001 al picco di 135 $/lb del 2007[2]. Al 2001 il prezzo dell’uranio incideva per il 5-7% sul totale dei costi riguardanti la produzione di energia nucleare.[3]”. E’ vero che adesso è a 60$ ca. a libbra ma l’anno scorso è arrivato a 136$. Più c’è richiesta e più costerà…. e: 36 reattori in costruzione nel 2008, 93 pianificati a maggio 2008. Ne vale la pena per 3-4 centrali?
Le centrali a neutroni veloci sono tra quelle di 4a generazione, mi sbaglio? E non siamo ancora arrivati alla 4a generazione.
non voglio far andare il paese a rinnovabili ma secondo me bisogna investire in fonti rinnovabili da sfruttare ora e investire in ricerca sul nucleare per il futuro.
non capisco il discorso della produzione a singhiozzo visto che al momento di notte l’elettricità ce la fornisce la francia e forse anche la svizzera.. e a prezzi molto vantaggiosi.
E’ vero che è una sorta di dipendenza ma investire adesso sul nucleare ne permette di renderci energeticamente indipendenti ne permette di diminuire il costo delle bollette.
Rolloden
25 giu 2008 - 18:25 - #12Intervista a Jeremy Rifkin (la trovate sul blog di Beppe Grillo): altro che le cavolate che spara Franco Battaglia (noto studioso “indipendente”) …
Scusatemi se è lunga ma è molto interessante ;)
“Ora, al tramonto [della seconda rivoluzione industriale] ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene si è usato metà del petrolio disponibile. Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile. Quando arriveremo al picco? L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. D’altra parte negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, rilevano che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020. Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005. Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra. La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio. Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio. Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via. Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori. Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici. Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della Co2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo. Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica. All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale. Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale. La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo. Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque. L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite. Primo, dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%. Secondo, dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste. Terzo pilastro: come accumuliamo questa energia? Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale, come Internet. Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet. Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell’energia atomica da 60 anni e l’industria ci aveva detto: “Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie”. Sessant’anni dopo questa industria ci dice “Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela”, ma ancora non sanno come fare. L’agenzia internazionale per l’energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi’ morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell’energia del mondo. Potremmo prendere l’uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un’epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell’energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e’ quello che la gente non sa: il 40% di tutta l’acqua consumata in Francia lo scorso anno, e’ servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l’estate perche’ l’aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e’ che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita’. Dove pensano di trovare, l’Italia e gli altri Paesi, l’acqua per raffreddare gli impianti se non l’ha trovata la Francia?
Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia? L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi. Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi’ tante persone di impegnarsi insieme…credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere.”
Jeremy Rifkin
Carlo70
26 giu 2008 - 14:29 - #13Ma possibile che ancora non è chiaro che il nucleare, utilizzato da tutti i paesi europei confinanti con l’Italia, è la soluzione a una serie di problemi di cui ci lamentiamo in continuazione: l’energia nucleare risolverebbe il pericolo “blackout” e renderebbe il paese meno dipendente da importazioni di petrolio e gas, farebbe scendere il prezzo dell’elettricità. Infine, le nuove le centrali nucleari di ultima generazione, se gestite in maniera corretta, non sono inquinanti e risultano meno pericolose delle fabbriche chimiche. Poi ci si lamenta che l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi europei…intanto si mette sempre in discussione tutto, anche quello che per gli altri è la normalità.
Vivace
26 giu 2008 - 16:32 - #14Sono d’accordo con Carlo70. è ora di svegliarsi: non facciamo altro che lamentarci, qualsiasi innovazione (perchè forse è il caso di ripeterlo ancora - non si tratta più di vecchie centrali) per gli italiani è uno shock, e poi invidiamo gli abitanti degli altri paesi perché stanno meglio e spendono meno…da qualche parte bisogna pur cominciare. E in nessun paese bastano solo le rinnovabili. Bisogna diversificare.
Rolloden
27 giu 2008 - 18:57 - #15@13, 14
La disinformacija ha colpito ancora.
alassi36
28 giu 2008 - 00:51 - #163-4 centrali sono perfettamente inutili per ridurre le bollette. Avete idea, Carlo40 e vivace, della quantità di energia consumata all’anno in italia? I blackout li abbiamo già adesso, non tra 20 anni. L’italia è sempre ultima perchè segue come una pecora gli altri paesi rimanendo sempre un passo indietro, non è capace di mettersi alla pari. Qual’è la tendenza adesso? In cosa ha investito la regina elisabetta e un petroliere in texas? In nucleare? no, in rinnovabili. Parlate di “ultima generazione” senza nemmeno sapere cos’è questa ultima generazione: ripeto, per la 4a è troppo presto per la 3a è troppo tardi. Il prezzo dell’uranio salirà quando finiranno di costruire poco meno di 100 altre centrali nucleari, non ne vale la pena per una manciata di reattori in italia. E non è vero che non facciamo altro che lamentarci, ma scusate se in italia è tipico prendere strade antieconomiche (un tizio sotto berlusconi ha detto che le centrali dovranno essere sovvenzionate dallo stato. Ma non era vantaggioso economicamente produrre energia dal nucleare? sembra la storia dei cip6, che voi due sicuramente non conoscete) e inquinanti (inceneritori vs differenziata e trattamento meccanico biologico dei rifiuti).
In francia inoltre (vedi documenti aspo-italia) pagano meno al kWh ma sono molto ma molto più spreconi degli italiani, e finiscono per pagare esattamente come noi).
GIGIMAN
02 ago 2008 - 09:31 - #17Sono sempre gli stessi che propongono il nucleare, cioe’ coloro che hanno boicottato gli allacci alle aziende per le fonti rinnovabili e sono stati oggetto di indagine dell’Autorità. L’amministratore delegato dell’ENEL dichiarò a Rai 3, quando ancora c’era il governo Prodi, che ‘la maggior incidenza di patologie in prossimità di siti nucleari era dovuta a propensione individuale verso i tumori’.
Step by step
29 ago 2008 - 00:33 - #18Bisogna ricordare che l’Amministratore delegato di ENEL è 1 fautore dell’atomo e del carbone, ossia, se vogliamo, 1 rappresentante del vecchio modello energetico; nel 2008 un simile piano energetico significherebbe, a detta di esperti e scienziati, sperperare il pubblico denaro in un’avventura rischiosa, approssimativa(già infatti si vogliono saltare le autorizzazioni) e fallimentare .
Infatti nella malaugurata ipotesi che venisse portata a termine , realizzerebbe due o tre centrali di 3 generazione in sette anni.
Quindi scelta obsoleta, miope e sciagurata che ci riporterbbe nell’incubo nucleare senza migliorare il prodotto energetico.
Scenario possibile: un’Italia che si risveglia con 3 o 4 ecomostri (ma di quelli che sono anche bombe atomiche) , nati già superati (come produrre auto col motore a scoppio in regime di EURO5).
Nel frattempo, mortificazione del mercato delle rinnovabili, su cui invece poggerà il futuro energetico in tutti gli altri paesi sviluppati (dagli USA all’Europa è un crescendo di investimenti).
L’attendibilità del personaggio lascia a desiderare, se è vero che si diletta a disquisire sulla propensione ai tumori e a creare poco credibili aspettative di autonomia energetica, guarda caso da fonti inquinanti, in un paese che-grazie alla propria geografia- potrebbe surclassare tutti gli altri nel campo eolico,solare,geotermico.
Sarebbe interessante conoscere cio’ che Conti sa ma non dice: che ENEL investe sull’eolico in Francia;
che 2 rubinetti di gas sono 1 vantaggio e non viceversa; che la Francia -dopo il blackout del 2006 dovuto all’eccessivo consumo di acqua delle sue centrali nucleari, pari a 2/3 dell’acqua potabile- investe sulle rinnovabili;
che l’incidente di TricASTIN dimostra che è comunque meglio l’atomo alle porte che dentro casa;
che l’attuale piano energetico con l’opzione nucleare è il solito affare all’italiana per pochi investitori con scarso senso dello stato…..
Rinaldo Sorgenti
20 gen 2009 - 19:23 - #19Molto opportuna ed equilibrata la disamina dello scenario energetico-elettrico fatta in questa intervista dal Dott. Conti.
Soprattutto se comparata a quante volte abbiamo sentito esprimere, dai vari interlocutori che si dilettano di immaginare uno scenario energetico possibile, banalità del tipo: ” il carbone… quale demonio! “.
Tale induttiva ma superficiale conclusione è il frutto di una inopportuna “demonizzazione”, espressa da chi non conosce questi argomenti o da chi cerca di “mistificare” le cose, forse per interessi particolari se non proprio per “ideologia” preconcetta.
Nel nostro Paese questa sciocchezza è divenuta ormai un “luogo comune”, tanto banale quanto ingeneroso nei confronti del combustibile largamente più utilizzato nel Mondo e nei Paesi più avanzati (es. Usa, Germania, Giappone, Spagna, U.K., Danimarca, Olanda, Australia, ecc. ecc.) per produrre elettricità, dimenticando che le tecnologie di combustione e l´efficacia degli impianti di produzione hanno fatto progressi fondamentali.
La diversa cultura e razionalità che ha ispirato ed ancora ispira le scelte dei Paesi più industrializzati e sviluppati del Pianeta, può esserci utile per meglio comprendere l’argomento.
Se invece non ci fidiamo neppure degli esperti, una soluzione semplice ed efficace, per un Paese che abbonda di parole ma deficita di risorse naturali, sarebbe quella di osservare la media risultante dal “mix delle fonti energetiche” dei 25 Paesi UE, che già sconta degli errori e delle eccellenze di molti Paesi più razionali del nostro e che nel 2005 era composta da:
33% carbone, 31% nucleare, 18% gas, 5% petrolio,
13% altre fonti, tra cui le rinnovabili, dove però la parte del leone la fa l’idroelettrico !
Proprio per questo, se vogliamo difendere la capacità competitiva delle nostre industrie e migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, anche l’Italia necessita di un’opportuna diversificazione del “Mix delle fonti”, uno volta tanto copiando quello che fanno gli altri Paesi ricchi e sviluppati, che non hanno certo minore sensibilità ambientale di noi.