TAV, il si dei sindaci e il no dei comitati

Un singolare biglietto

La TAV si farà. Arriva il si dei sindaci e resta il no dei comitati. L'accordo, dunque, raggiunto ieri tra i sindaci dei comuni interessati e il Ministero dei trasporti e delle infrastrutture e siglato nella Prefettura di Torino, non nasce proprio sotto una buona stella. I sindaci alla riunione di ieri non sono stati pienamente soddisfatti. Si è parlato piuttosto di un pareggio tra le richieste della gente e le proposte del Governo. Mediazione raggiunta? Mica tanto a considerare le dichiarazioni rilasciate a Repubblica-Torino da Milo Durbiamo, sindaco di Venaus:

Ma non c´è assolutamente un accordo sui tracciati - precisa immediatamente - l´Osservatorio ha concluso i suoi lavori. C´è la base per la prosecuzione di un confronto per arrivare alla costruzione di opere utili per il nostro territorio.Ma sia chiaro che la Tav non entra più nemmeno come parola nei progetti futuri - spiega - ora si parla di linea veloce e moderna. Mi auspico che, dopo queste infinite riunioni, sia chiaro a tutti che il tunnel di base non ha alcun senso.


Restano del loro parere e delle loro battaglie i comitati che da anni lottano affinché la linea ferroviaria non sia costruita nelle valli di casa loro. Vi riporto il comunicato stampa emesso proprio ieri a seguito dell'accordo: NoTAV:

Il Coordinamento dei Comitati NO TAV Val di Susa, Val Sangone, Torino e Cintura, ribadisce in maniera unanime la netta contrarietà ad ogni ipotesi di accordo sulla realizzazione della Torino-Lione, qualsiasi sia il nome, le "suggestioni" ad essa collegate o il proponente. Le nostre motivazioni si basano su dati concreti e studi non asserviti ai proponenti dell'opera, dati e studi che riempiono di "scientificità" la nostra lotta. L'infrastruttura ferroviaria attuale è ampiamente sottoutilizzata (Quaderno 1 - Osservatorio Torino-Lione - Presidenza del Consiglio dei Ministri). Il calo costante del trasporto merci indica inequivocabilmente l'inutilità di prevedere nuove infrastrutture o tunnel ferroviari in Val di Susa, Val Sangone, Torino e Cintura. L'esorbitante costo, che grazie al sovvenzionamento alla mafia ed ai partiti, risulta essere il maggiore in Europa. Il lavoro che continuerà a calare grazie alla delocalizzazione resa più facile da queste infrastrutture. L'aggressione al territorio che viene utilizzato come bene di consumo, facendo perdere risorse preziose e irrinunciabili come l'acqua (rapporto COWI - Commissione Trasporti U.E. 2006). I rischi legati alla salute pubblica, invano sanciti dalla Costituzione ed elusi dagli studi dei proponenti dell'opera e dall'ARPA Piemonte. Questi ci sembrano motivi più che sufficienti per continuare ad essere contrari al TAV e a non accettare nessuna logica di compensazione. La popolazione continuerà ad opporsi, indipendentemente da veri o presunti accordi con gli amministratori locali, anche perché non accetterà mai la trasformazione dei propri territori e delle proprie valli in invivibili corridoi di transito. La nostra ferma opposizione è immutata da ben 18 anni e tutti avranno modo di ribadirla ancora una volta alla manifestazione nazionale prevista per l'inizio dell'autunno; la prossima riunione del Coordinamento dei Comitati ne deciderà e renderà nota la data da sottoporre, come di prassi, all'assemblea popolare.

Infine, last but non least, le dichiarazioni entusiaste del ministro Matteoli che si dice finalmente soddisfatto dell'accordo raggiunto e che immediatamente chiederà al Commissario Ue ai trasporti Tajiani di sbloccare i fondi per l'inizio dei lavori (che non si è bene capito ancora, a sentire i sindaci quali saranno):

Si tratta di un passo in avanti verso la realizzazione di un'infrastruttura prioritaria e indispensabile per il Paese e per la sua economia. Ora il governo esaminerà il documento approvato dall'Osservatorio, che contiene anche proposte tecniche sul tracciato dell'opera, per passare poi rapidamente alla fase operativa e progettuale, così come ci richiede l'Unione Europea per non perdere i finanziamenti comunitari.

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