Il Kenya come l’Amazzonia. Via le popolazioni locali e le specie animali autoctone e largo ai campi coltivati a canna da zucchero per la produzione di biocombustile. La scorsa settimana la Nema (National Environmental Management Authority) ha infatti dato il via libera al Tana Integrated Sugar Project-TISP: ovvero la messa a coltivazione di ben 20mila ettari di terra per fini energetici. La zona interessata è quella delle aree paludose della costa a circa 100 chimolometri a nord di Mombasa.
”E’ un importante progetto che si sta sviluppando con tutto il supporto del governo e che andrà a beneficio delle popolazioni locali”, ha detto il ministro dello Sviluppo Regionale Fred Gumo. Secondo i finanziatori il TIPS consentirà infatti la creazione di migliaia di posti di lavoro.
In particolare, il progetto ha come obiettivo quello di produrre 23 milioni di litri di etanolo all’anno. Un impianto da 369 milioni di dollari trasformerà in biocombustibile 8mila tonnellate di canna da zucchero per generare 34 megawatts di elettricità.
Non la pensa così l’associazione ambientalista Nature Kenya che considera l’iniziativa una minaccia per centinaia di specie animali della zona, e non solo. Si tratta di un’area dove vivono 350 specie di uccelli, leoni, rettili e squali. Per Nature Kenya non è stato considerato affatto l’impatto ambientale. Il delta del fiume Tana è d’altra parte una delle aree paludose protette del paese.
Secondo l’associazione il progetto sarebbe inoltre poco sostenibile dal punto di vista economico: le stime del livello di reddito generato sono sovrastimante di ben il 300% e non ci sarà alcun beneficio per le popolazioni locali. Queste dovranno infatti spostarsi, lasciare la loro casa per far posto alle grandi coltivazioni di canna da zucchero.
» BBC
» Kenya Broadcasting CorporationFoto | Cessna 206
Rec
07 lug 2008 - 11:25 - #134 megawatts per tutte le risorse di terra, acqua e biomassa non mi sembrano poi molte…no comment
chube
07 lug 2008 - 12:48 - #2Stiamo assistendo alla sistematica devastazione globale del nostro amato (almeno da me) pianeta.
La truffa dei biocarburanti, oltre ad essere la maggiore responsabile dell’aumento dei prezzi degli alimenti di base, si sta estendendo nella distruzione della biodiversità ed ambiente. Trovo in tutto questo qualcosa di più che criminale, diabolico.
Ovviamente si dovrà rimediare alle prossime invasioni di profughi ambientali, ops “clandestini” costretti ad emigrare per sopravvivere, con nuove leggi sempre più dure e discriminanti. Questa è la logica conseguenza delle politiche attuali.