Rifiuti sanitari e medicinali generici

Rifiuti ospedalieriI rifiuti sanitari sono una brutta gatta da pelare. Sono rifiuti speciali da trattare con attenzione. La loro gestione è quindi costosa. Per quelli ospedalieri esistono degli impianti per la sterilizzazione che rendono i rifiuti speciali in rifiuti normali. Si stanno sperimentando vari metodi per lo smaltimento come del resto per qualsiasi altro rifiuto industriale.
Prendiamo invece in considerazione quelli casalinghi.
Le medicine scadute, siringhe e comunque qualsiasi rifiuto "sanitario" vanno gettati in un apposito contenitore. Solitamente questi contenitori si trovano nei pressi delle farmacie. E' consigliabile non riempirsi gli scaffali di medicinali che poi rimarranno inutilizzati finendo inevitabilmente nei rifiuti.

C'è anche un altro modo per ridurre gli sprechi, ottimizzare le risorse e risparmiare un po' di soldi nostri e dello stato (che poi son sempre nostri): utilizzare medicinali così detti "Generici".

Per spiegare cosa sono i farmaci generici farò un esempio.
Un'azienda farmaceutica scopre un principio attivo utile per combattere una determinata malattia. Tale azienda detiene i diritti sulla sua scoperta e venderà solo lei il medicinale. Passato un certo numero di anni (10/15) il brevetto scade. L'azienda madre della scoperta, vendendo nel frattempo il medicinale, si è ripresa i soldi spesi in ricerca e ci ha guadagnato qualcosa (solitamente quel "qualcosa" è molto sostansioso). La scadenza del brevetto da la possibilità ad altre aziende di poter produrre quel medicinale. Visto che queste aziende non devono ripagarsi gli investimenti in ricerca possono permettersi di vendere il medicinale ad un prezzo stracciato. Ovviamente il medicinale generico dovrà seguire tutto l'iter burocratico e di controllo del medicinale originale. Questo rende il medicinale generico idendico e sicuro come quello originale.

Purtroppo in Italia usiamo il 4% di farmaci generici sul totale rispetto al 60% della Danimarca e 40-50% di Gran Bretagna, Germania, Olanda. Secondo Altroconsumo si traduce in una spesa maggiore del 45%.
Soldi che potrebbero essere spesi diversamente, magari proprio per la tutela ambientale.

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