Se Barack Obama dice:”Se po’ ffà”, Al Gore ribatte: “Saddà ffà”. E invita tutti gli americani a pretendere a questo punto della storia qualcosa di più dai politici che li andranno a rappresentare e sopratutto a mettere in pratica il libero arbitrio e a scegliere: convertire tutte le fonti energetiche in rinnovabili entro i prossimi 10 anni. Insomma, qualcosa che vada molto oltre la rivoluzione e che sia messo in pratica quasi nell’immediato. Parte così la campagna We can solve it dove Al Gore parla apertamente di una classe politica non adeguata alle scelte che attendono l’America in futuro. Dice nel suo discorso:
Per essere sicuri, diraggiungere l’obiettivo del 100% di energie rinnovabili e pulite entro 10 anni dobbiamo superare molti ostacoli. Attualmente, ad esempio, non abbiamo una rete nazionale unificata che sia sufficientemente avanzata per collegare le zone dove il sole splende e il vento soffia verso le città da est a ovest la dove sia necessaria l’energia elettrica. Le condizioni delle infrastrutture della nostra rete nazionale sono spesso critiche.
Naturalmente il più grande ostacolo per affrontare la sfida del 100% di energia da fonti energetiche rinnovabili in 10 anni è nella profonda disfunzione del nostro sistema politico e nella nostra auto-disciplina. Negli ultimi anni, la nostra politica ha avuto la tendenza verso proposte di piccoli atti politici volti ad evitare illeciti in interessi particolari. La nostra democrazia è sclerotica proprio quando le si chiede audacia. Il sistema è disfunzionale nel momento in cui la risposta all’aumento dei prezzi della benzina è aumentare le perforazioni.
simonemuscas
21 lug 2008 - 09:53 - #1Personalmente non ci credo assolutamente, sia perchè gli interessi petroliferi per gli Americani sono colossali, sia perchè la cosa non non è assolutamente fattibile in tempi brevi. Certo, si può già raggiungere parte di questo obbiettivo producendo biocombustibili dal mais come hanno già fatto con quello prodotto in Messico creando distorsioni al mercato alimentare mondiale…questa sarebbe una via, rapida, da non seguire naturalmente.
Gianca77
21 lug 2008 - 11:01 - #2semplicemente ridicolo
_FoX_
21 lug 2008 - 11:43 - #3ROFL.. sarebbero investimenti letteralmente COLOSSALI.. e gli stati uniti non hanno l’economia messa cosi’ bene per sostenerli.
Pucket
21 lug 2008 - 12:20 - #4Quando parla della classe politica amiricana mi viene da piangere a pensare alla nostra ;-(
Cmq gli investimenti colossali verso una linea strategica si possono fare. Se gli stati uniti investissero verso le fonti rinnovabili crerebbero un patrimonio di brevetti che varrebbe altri anni di supremazia economica sul mondo
Questo vuol dire ricerca e sviluppo, fare business e assicurarselo per gli anni a venire… questo condanna l’italia a sprofondare sempre piu’… ora sopravviviamo sulle spalle dei nostri anni 60
Luigi S.
21 lug 2008 - 13:09 - #5Il sistema è disfunzionale nel momento in cui la risposta all’aumento dei prezzi della benzina è aumentare le perforazioni.
esatto, credo è al Gore abbia l’idee chiare. Per raggiungere l’obbietivo ci vuole mandato popolare forte, se non ci credono prima gli americani non si va nessuna parte. Poi ci vogliono politici seri è Al Gore mi sembra avere le carte a posto. In italia tra poco ci tolgono quel poco di democrazia che c’è rimasta, sta per arrivare lo smantellamendo della giustizia e della costituzione. l’informazione di TV e giornali
lavorano per bene per convincere le persone e mistificare la realtà. stiamo spronfondando senza nemmeno accorgene…
con ottimismo…ahahah
augustus
21 lug 2008 - 13:38 - #6Fox
quando si parla di economia americana che va male, riguarda il settore privato. Quest’obbiettivo dovrebbe essere raggiunto grazie ad investimenti governativi, e ti posso assicurare che il governo americano ha abbastanza soldi da affrontare un investimento del genere (specialmente quando l’economia non va bene come ora).
Ridicolo? perche’? se si pensa al solo eolico, gli Usa hanno un potenziale energetico di 10,8 biliardi Kwh ( la produzione totale di energia in america, calcolando tutte le fonti, e’ di 3,6 biliardi kwh). Ora, sarebbe improbaile sfruttare solo l’eolico (oltre che stupido), quindi possiamo sempre ricordarci che ci sono altre fonti di energia rinnovabile che possono aiutare a seguire quest’obbiettivo.
Sandro kensan
21 lug 2008 - 15:20 - #7Ragionevolmente credo abbiano ragione i primi commentatori a cui “qualcuno” ha dato numerosi punti negativi. Comunque sia prima di tutto deve cambiare la mentalità della gente comune oppure non si va da nessuna parte e credo che per questo ci vogliano decenni e forse generazioni.
Nel 1970 il Club di Roma ha cercato di fare cambiare direzione al mondo ma ha solo trovato sberleffi, eppure era l’epoca giusta per iniziare a cambiare le cose. Ora credo sia troppo tardi e soprattutto gli americani non cambieranno il loro way of life. Credo che trivelleranno, pomperanno petrolio dall’Irak, dichiareranno guerra a mezzo mondo piuttosto che modificare il loro stile di vita.
I miei due centesimi e spero di sbagliarmi e che Al Gore metta in pratica quello in cui crede.
P.S. datemi pure punti negativi, c’ho fatto il callo….:)
franco2005
21 lug 2008 - 16:06 - #8Gli USA sono importatori di petrolio da anni e dove, faccio il cinico, e dove fanno guerre per impossessarsi del petrolio gli va male.
Le energie rinnovabili muovono soldi e fanno guadagnare. Le grandi company avranno solo una parte del mercato dove la dimensione conta. Il resto sarà degli autoproduttori.
La Norsk Hydro ha dimostrato che gli utili crescono con le nuove tecnologie, perché le compagnie statunitensi non dovrebbero iniziare la conversione se questo porta alla creazione di utili?
(Ho fatto un ragionamento senza entrare nella utilità sociale, ho cercato di pensare come fa un amministratore delegato)
_FoX_
21 lug 2008 - 16:25 - #9Semplicemente perche’:
- Gli stati uniti hanno un debito pubblico spaventoso.
- il governo americano negli ultimi tempi ha nazionalizzato almeno un paio di banche accollandosene il debito.
- ha fatto lo stesso con Freddie e Fannie per un esposizione di 4500 miliardi di dollari.
- l’economia rallenta se non e’ in recessione.
- il costo del petrolio li colpisce in modo particolare date le grandi distanze e dal fatto che solo loro fanno fuori il 25% della produzione mondiale, e il costo non diminuisce di certo.
- Le aziende possono anche investire e puntare sul privato.. ma quale privato visto i venti freddi di recessione?
Solo alcuni punti…
geppe67
21 lug 2008 - 17:00 - #10@9
semplicemente potrebbero farlo se:
abbandonassero Iraq e Afghanistan e destinassero quelle centinaia di miliardi di dollari al progetto.
joiyce
21 lug 2008 - 17:15 - #11ntervista al premio Nobel italiano,”CARLO RUBBIA” che in Spagna ha fatto fortuna con il fotovoltaico termodinamico.
Quali sono le soluzioni energetiche per i prossimi 5-10 anni?
L’obiettivo più importante è sviluppare risorse adeguate per le rinnovabili. Risorse che devono essere direttamente o indirettamente legate al solare, per far sì che diventi la seconda fonte rinnovabile più importante. Oggi abbiamo ancora troppo poco solare: tutto il fotovoltaico del mondo rappresenta una sola centrale nucleare. È un problema tecnologico?
È un problema di investimenti. Oggi molti industriali non hanno abbastanza coraggio e la gente crede di poter continuare ad andare avanti aumentando il costo della benzina o fermando il traffico alcune domeniche. Qui si tratta di prendere il toro per le corna e fare un grosso cambiamento: il solare. Soprattutto nelle regioni mediterranee e nel Sahara, dove la quantità di energia utilizzabile è straordinaria.
A che punto è l’Italia?
L’Italia era partita bene quando ero all’ENEA. Ma oggi è dietro ad altri paesi come la Spagna, ad esempio. La Spagna ha una grande industria nel campo del solare termodinamico e dell’eolico, mentre in Italia queste cose sono totalmente bloccate. Anche perché non esistono delle leggi sufficientemente valide da permettere agli industriali di sviluppare le cose in maniera competitiva.
Lei è un consigliere speciale del presidente della Commissione Ue. Quali consigli gli sta dando?
Noi stiamo discutendo di queste cose, e crediamo che la linea promossa dalla Germania durante la presidenza di turn dell’Ue (primo semestre 2007, ndr) sia quella giusta: andare coraggiosamente, come Europa, nella direzione delle rinnovabili.
Oggi anche gli americani hanno riscoperto l’interesse per le rinnovabili: Schwarzenegger e la Clinton indicano nei loro programmi le idee che abbiamo sviluppato in Europa. Noi abbiamo un vantaggio: siamo partiti prima degli altri.
Ma dobbiamo fare attenzione: la competizione si sta sviluppando, ed è importante che l’UE mantenga la preminenza nell’industria delle rinnovabili. Presto o tardi sono convinto che tutti si diranno: “Dobbiamo ampliare le rinnovabili!”. La questione è chi arriverà per primo e la venderà agli altri?
Oggi l’industria europea delle rinnovabili è la più competitiva?
La Germania e l’Olanda lavorano molto bene in questo campo. In Inghilterra ci sono dei movimenti interessanti. E soprattutto in Spagna si stanno facendo tante cose. L’Italia purtroppo ha bisogno di darsi una regolata.
Gianni81
21 lug 2008 - 18:00 - #12Quando un economista dice che le cose sono in stagnazione vuole dire che c’è recessione. E quando dice che le cose vanno malino vuol dire che la gente comincia a buttarsi giu dai palazzi. Quando un Ben Bernanke comincia a dire che la domanda di petrolio aumenta ma che l’offerta invece sta andando in declino, e che per i prossimi anni gli americani è meglio che diano per scontato che il petrolio costerà sempre di più ( http://www.federalreserve.gov/newsevents/testimony/bernanke20080715a.htm ) vuol dire che il boss della federal reserve sta parlando in modo delicato di peak oil.
Beh.. penso che l’americano medio è un pratico. Con Bernanke che comincia a parlare di Peak Oil.. E Gore che una soluzione su un piatto d’argento, dicendo che fa saltar fuori nuovi posti di lavoro, migliora la sicurezza, risolve il global warming, ecc ecc. Ok ecologia ma questo è un business di proporzioni colossali. E quando si tratta di soldi, gli americani stan presto a buttare per aria i sogni petroliferi.
Io dico che dopo le elezioni l’america si butta a pesce sulle rinnovabili. L’europa la segue. E gli italiani fra 10 anni saranno ancora a comprar energia elettrica dall’estero perchè non han avuto il buonsenso di fare altrettanto.
augustus
21 lug 2008 - 18:04 - #13Fox
il debito pubblico degli USA e’ del 60.8% (dato relativo al 2007, fonte: CIA Factbook). Il debito della Germania e’ del 63.2 %, quello dell’Italia e’ del 104%, quindi gli ultimi a parlare dovrebbero essere proprio gli italiani.
Il governo americano non ha ANCORA nazionalizzato nessuna banca. Fannie e Freddie sono ancora private. La nazionalizzazione e’ UNA possibilita’, e questo si vedra’ nelle prossime settimane/mesi.
L’economia rallenta: si, e si parla sempre di PRIVATI. Quando l’economia amercana rallenta, gli investimenti statali aumentano. (qualcosa che dovrebbe imparare anche il governo italiano).
Quanto al consumo del petrolio, unico punto che hai ragione. E aggiungo, questo post e’ qui per questo. Se gli USA non fossero consumatori di petrolio, non sussisterebbe il problema. Altra nota: il consumo di petrolio nel 2008 e’ diminuito rispetto al 2007.
“Le aziende possono anche investire e puntare sul privato…”
Questa me la devi spiegare: un’azienda (almeno negli USA) e’ SEMPRE privata. Quindi quest’affermazione e’ priva di significato.
Fox, prima di scrivere cose come sul debito pubblico di un’altro paese, e’ necessario informarsi, e non parlare di cose “per sentito dire”, e seguire certe mode del “ma il debito degli USA e’ enorme” quando non si sa neanche la situazione a casa, lasciamo stare in un altro continente. Si possono risparmiare cosi’ figure davvero imbarazzanti.
qwertyqwerty
21 lug 2008 - 22:53 - #14Il 97% (al 2008) dei contratti sui futures del petrolio (da cui dipende il prezzo del petrolio) sono carta straccia. Pura compravendita virtuale, pura speculazione. Nel 1998 (con il petrolio a 12$ al barile) erano il 40%. Sicuri che il prezzo ormai non lo faccia la speculazione?
_FoX_
22 lug 2008 - 08:56 - #15Augustus.. non voglio entrare in polemica. So perfettamente che il debito italiano e’ da paura e che senza l’euro saremmo alla stregua dell’argentina. Non sono un economista ma :
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2008/07/indymac-bank-fallimento.shtml?uuid=84921f2e-4fe5-11dd-b867-c457b846b38b&type=Libero
http://news.kataweb.it/item/468074/usa-paulson-salvataggio-fannie-e-freddie-per-ritorno-fiducia
Mi sembrano delle nazionalizzazioni.
“Le aziende possono anche investire e puntare sul privato…”
Se lo stato si accolla in parte il debito di banche e finanziarie oltre che pagare un paio di guerre, mi chiedo dove possa trovare le risorse per investire. Le aziende che investono in rinnovabili potrebbero quindi puntare al mercato consumer (ti piace di piu?) ma se il mercato e’ in contrazione la vedo male.
Cmnq ripeto, non sono un economista e mi baso su quello che leggo.. se ti fai un giro su crisis ci sono persone che non la pensano come te.
geppe67
22 lug 2008 - 12:03 - #16#14
anche tu a parlare di speculazione!
i futures NON influenzano il prezzo del petrolio.
ma volete mettervi in testa che il petrolio costa caro perchè da tre anni la domanda supera l’offerta, ce n’è sempre meno e chi ce l’ha non è molto disposto a venderlo, primo perchè gli viene pagato in dollari inflazionatissimi e secondo perchè non ha senso vendere oggi a 140 ciò che tra due o tre anni varrà 200-250 se non di più
Sandro kensan
22 lug 2008 - 14:43 - #17Mi sembra interessante quello che dice il Nobel Rubbia, in particolra mi piace la prima parte:
«Quali sono le soluzioni energetiche per i prossimi 5-10 anni?
L’obiettivo più importante è sviluppare risorse adeguate per le rinnovabili. Risorse che devono essere direttamente o indirettamente legate al solare, per far sì che diventi la seconda fonte rinnovabile più importante. Oggi abbiamo ancora troppo poco solare: tutto il fotovoltaico del mondo rappresenta una sola centrale nucleare.
È un problema tecnologico?
È un problema di investimenti. Oggi molti industriali non hanno abbastanza coraggio e la gente crede di poter continuare ad andare avanti aumentando il costo della benzina o fermando il traffico alcune domeniche. Qui si tratta di prendere il toro per le corna e fare un grosso cambiamento: il solare. Soprattutto nelle regioni mediterranee e nel Sahara, dove la quantità di energia utilizzabile è straordinaria.»
La seconda risposta mi pare poi importantissima, dice che è un problema di investimenti e in effetti finché il petrolio costa poco ci sono i soldi (e l’energia) per investire sul solare termodinamico e sull’eolico.
Però più passa il tempo e più il petrolio costa ed è difficile costruire nuovi impianti.
Molto interessante è il progetto di costruire grandi impianti termodinamici nei deserti dell’africa del nord, portando li i nostri soldi e quindi dipendendo dai sceicchi del luogo. È un problema di relazioni internazionali e di interdipendenza tra stati, però l’idea è ottima, chissà che ne pensa l’elettore leghista.
http://www.trecers.net/concept.html
Progetto Desertec discusso anche da ecoblog:
http://www.ecoblog.it/post/4190/desertec-energia-dagli-specchi-nel-deserto
qwertyqwerty
22 lug 2008 - 19:07 - #18#16 “i futures NON influenzano il prezzo del petrolio.”
Il futures è il prezzo del petrolio. E esattamente il prezzo che avrà il petrolio che acquisterai fra 1-6-12 mesi…
qwertyqwerty
22 lug 2008 - 19:13 - #19Cito wiki per quel che vale”
“In realta il prezzo dei futures tiene conto delle aspettative legate all’andamento speculativo dei futures stessi, pertanto operazioni speculative sui futures rendono possibile l’aumento effettivo del valore di vendita delle merci”
Cito repubblica perché vale di più (appena)
“http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/economia/tremonti-speculazione/tremonti-speculazione/tremonti-speculazione.html”
“Se una banca d’affari dice che il petrolio va a 200 dollari, c’è il rischio che a quel livello poi si arrivi davvero, magari proprio perché quella stessa banca ha acquistato future a quel prezzo”
qwertyqwerty
22 lug 2008 - 19:14 - #20Per carità non è tutto dovuto alla speculazione, ma l’incremento degli scambi “di carta” è un fatto. Se non lo vedi è solo cecità.
Sandro kensan
23 lug 2008 - 00:07 - #21I futures sono sempre esistiti in agricoltura, non capisco perché adesso negli anni 2000 siano demonizzati, sono un metodo pratico per risolvere il problema delle risorse di cui si necessita nel futuro.
Un tempo si vendeva la frutta appesa e il contratto si poteva rivendere, questo da diversi secoli. Se i futures del petrolio sono alti è perché ci sia aspetta che nel futuro la domanda sia ancora più alta e l’offerta ancora più bassa, semplice.
geppe67
23 lug 2008 - 09:49 - #22DIRE CHE I FUTURES INFLUENZANO IL PREZZO DEL PETROLIO è COME DIRE CHE SCOMMETTENDO SU UNA PARTITA DI CALCIO SE NE INFLUENZA IL RISULTATO
qwertyqwerty
24 lug 2008 - 08:10 - #23“SCOMMETTENDO SU UNA PARTITA DI CALCIO SE NE INFLUENZA IL RISULTATO” Hai ragione…e infatti succede! Dipende se scommettono i calciatori! Infatti quei futures “di carta” non li compri tu, li comprano gli stessi gruppi che fanno il mercato!
Se è vero che i futures ci sono in tantissimi settori, etc., mi si deve ancora spiegare l’incremento di quelli fittizi di pari passo all’aumento del prezzo.
Comunque giusto per chiudere ammetto le mie colpe. Sono uno di quelli che non pensa che il petrolio stia finendo. Si sta semplicemente riequilibrando un prezzo che era artificialmente basso.
geppe67
24 lug 2008 - 09:48 - #24#23
fin che la fonte del tuo sapere è Repubblica non mi meravigliano i tuoi commenti