Una notizia interessantissima arriva dall’Australia. Per la prima volta infatti è stato riprodotto in laboratorio il processo con cui le piante immagazzinano energia.
Un gruppo dell’Università Australiana Monash ha riprodotto in laboratorio la fotosintesi clorofilliana usando la luce del sole per scindere l’acqua in idrogeno e ossigeno, proprio come succede nelle piante.
Il team di esperti ha ricreato in laboratorio elementi e meccanismi della vita vegetale, sviluppando un sistema composto da un rivestimento in polimeri impregnato con un complesso di molecole (cluster) di manganese, sostanza essenziale per sostenere la fotosintesi nelle piante che utilizzano acqua, anidride carbonica e luce solare per sviluppare carboidrati e idrogeno.
I chimici hanno messo a punto del manganese preparato in laboratorio (stabilizzandolo con la membrana di polimeri) e lo hanno esposto alla luce del sole, a un potenziale elettrico di 1,2 volt e all’acqua. L’uomo e’ stato in grado di dividere l’acqua in idrogeno e ossigeno per anni, ma la particolarità sta nel fatto che per la prima volta lo si è fatto utilizzando solo la luce del sole, un potenziale elettrico e del manganese.
Con le tecnologie attuali l’idrogeno non è facilmente producibile e ciò rende difficile l’affermarsi su grande scala di questo vettore energetico. Il risultato è quindi importantissimo perchè potrebbe aprire una interessante finestra nel settore delle energie rinnovabili rendendo quindi l’idrogeno più facilmente producibile. Si tratta comunque di un processo che deve essere ulteriormente migliorato quindi dovremo aspettare ancora del tempo prima di poter parlare di vera e propria rivoluzione nel settore.
Zak
22 ago 2008 - 16:30 - #1La notizia e’ senz’altro molto interessante, e potrebbe aprire la porta ad applicazioni piu’ che benvenute. L’importante e’ che renda la produzione dell’idrogeno conveniente su piccole scale e permetta di non dipendere da grosse produzioni centralizzate.
Certamente la difficolta’ di produrlo e’ un fattore per la sua scarsa utilizzazione, ma credo che la questione principale sia nella difficolta’ nel maneggiarlo: l’idrogeno e’ una “brutta bestia”. E’ esplosivo e difficilmente immagazinabile. A oggi l’idrogeno e’ spesso considerato un sottoprodotto indesiderato di alcuni processi industriali, per esempio nella produzione della CO2.
Produrlo localmente permetterebbe di ridurre i problemi legati al trasporto e allo stoccaggio.