L’agenzia ambiente delle Nazioni Unite UNEP ha stilato un rapporto dove analizza la drammatica situazione ambientale irachena.
“Le guerre, i conflitti, l’instabilità e la scarsa gestione ambientale del precedente regime hanno lasciato le loro minacce sul popolo e sull’ambiente iracheni”, secondo Klaus Töpfer, direttore esecutivo dell’Unep.
La situazione più pericolosa si ha in uno stabilimento ad Al-Qadissiya, il quale contiene molte tonnellate di sodio cianuro ed era stato utilizzato per la placcatura di metalli. Occupa circa 50 ettari ed è stato bombardato più volte, saccheggiato e demolito durante e dopo il conflitto del 2003.
Ad al-Suwaira invece lo stoccaggio di pesticidi è rimasto in attività per 30 anni e ha accumulato anche scorte di metalli pesanti (come mercurio, zinco e calcio), ma anche sostanze neurotossiche derivate dal cloro e dal fluoro come il lindano, l’ettacloro e il Ddt.
Il petrolchimico di Khan Dhari, a 30 chilometri a ovest di Bagdad, contiene molte tonnellate di sostanze chimiche, ed è stato saccheggiato e bruciato in parte dopo il marzo 2003.
La stessa distruzione dell’arsenale militare iracheno ha creato nuovo inquinamento e problemi di rifiuti pericolosi. Mettere il paese in sicurezza non sarà certo semplice ed economico.
[via e-gazzette]