Qualche tempo fa avevo scritto a proposito di vivere senza plastica. Raccontavo della giornalista della BBC che aveva deciso di non comprare, per un mese, nulla che contenesse o fosse conservato nella plastica, e di registrare i suoi sforzi quotidiani nel suoblog.
Com’è andata? Christine Jeavans - questo è il nome della giornalista - non è riuscita a rispettare completamente il suo impegno. Aveva previsto di utilizzare per il figlio di 18 mesi dei pannolini lavabili, ma ha poi ripiegato sui pannolini usa e getta - fatti con plastica biodegradabile.
Ha finito per comprare anche un tubetto di dentifricio, dopo un tentativo malriuscito di produrlo in casa, e del succo di mele per il figlio. Ha comunque ridotto dell’80% la quantità di rifiuti prodotti in un mese, passando da 603 a 116 oggetti in plastica gettati - 63 dei quali erano pannolini.
Al di là dei sacrifici fatti - niente biscotti o yogurt perché in confezioni di plastica -, e dei tentativi sballati - come quello di utilizzare uno spazzolino da denti di legno -, l’esperienza le ha fatto scoprire il pane del fornaio e la consegna del latte a domicilio. Ma soprattutto ha cambiato il suo modo di pensare agli oggetti: anche un foglio di carta biodegradabile richiede risorse ed energia per essere prodotto e riciclato, e decomponendosi può produrre un potente gas ad effetto serra come il metano.
Le sue abitudini invece sono cambiate poco. Ora si porta sempre dietro una bottiglia d’acqua da campeggio e una tazza per evitare di consumare bottiglie e bicchieri di plastica. Qualcosina in più me lo sarei aspettato. Voi cosa ne pensate?
Foto | Flickr
Vhemt
14 ott 2008 - 18:29 - #1Io dico che è già qualcosa.
Comunque mi fa pensare a quelli che dicono “io sono stato vegano/macrobiotico, poi basta, si cambia!” e te lo dicono, con l’aria di chi già c’è passato e vuol farti capire che stai sbagliando tutto, mentre stanno mangiando una bistecca di 2kg al sangue, e tu ti alimenti con un pasto semplice.
ciquta
14 ott 2008 - 19:57 - #2Per forza, su certi oggetti manca ancora l’economia di scala per le alternative.
In assenza di un’economia di scala sul caffè, per esempio, un espresso potrebbe costare 20000euro e richiedere 5 mesi di lavoro…
mmanf87
15 ott 2008 - 00:26 - #3Penso che si debbano fare esperienze non così mirate,ma magari centrate su uno stile di vita più sostenibile nel complesso(senza bisogno dello spazzolino di legno).Riportare le scelte fatte ogni giorno e a fine mese fare un conto di quanto,in cifre,questo stile di vita ha ridotto l’impatto ambientale della persona un esame.
Otello
15 ott 2008 - 00:26 - #4io queste cose già le faccio
elicriso
15 ott 2008 - 11:00 - #5anch’io mi sarei aspettata qualcosa in più… il suo blog non era dei più convincenti… sul ripiego sui pannolini usa e getta se pur bio degradabili sono rimasta delusa, anche perchè diceva di avere dei problemi facilmente superabili. Per esempio l’asciugatura, ma si sa che per avere un po’ di respiro bisogna prenderne una ventina per un bambino, e poi si possono usare per più di un bambino, prenderli usati o venderli. Insomma non è una cosa da marziani.
Jappo87
15 ott 2008 - 16:31 - #6io ho seguito tutto il blog della giornalista, giorno per giorno, e devo dire che siamo tutti d’accordo nell’aspettarsi qualcosa di più.
Però lo spazzolino di legno non mi sembrava affatto una cosa stupida, anzi…mi spieghereste il perche del contrario? grazie
Inoltre da quando ho letto quel blog ho preso anche io l’iniziativa di portarmi sempre appresso una tazza di metallo da cambpeggio che ho sempre appesa alla cintura, ho diminuito considerevolmente l’uso di bicchieri di plastica (non mi sgridate, li odio anche io, solo che nelle mense universitarie o quelli o niente…)
e ora ho sempre una bottiglia da mezzo litro (in vetro) nella cartella.
Per i pannolini grande deluzione anche da parte mia, ho letto tutto quello che ho trovato finora sull’argomento e ci sono rimasto male per questa scelta…
Però secondo me è stata un’esperienza molto positiva nel suo complesso e anche se non ha portato un conseguimento al 100% positivo direi che se tutti noi riducessimo la produzione di rifiuti (non solo plastici) dell’80% sarebbe già una gran bella cosa.
Personalmente già mi sono impegnato nell’obbiettivo, faccio il possibile ma, come già è stato detto per alcuni prodotti non esistono alternative valide.
-Jappo-