Le diatomee: alghe transgeniche per salvarci dall'anidride carbonica

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Utilizzare le alghe per prelevare anidride carbonica. Foto di Alexander H.M. CasconeIl recente studio del genoma della Phaeodactylum tricornutum, ha permesso di evidenziare come queste forme di vita abbiano un corredo genetico decisamente imprevedibile. Lo studio aveva il compito di sequenziare il genoma di questa diatomea e di confrontarlo con un’altra specie, la Thalassiosira pseudonana. Le differenze tra le due sono rilevanti, con ben il 40% di geni non condivisi.

Ancora più insolito è stato scoprire che esistevano delle porzioni di DNA di alcuni batteri in entrambe le specie. Il merito del particolare corredo genetico andrebbe ad un continuo scambio di DNA tra batteri, altri organismi e le alghe. Ci troviamo di fronte a specie con una componente transgenica del tutto naturale e la cui particolare evoluzione ne ha permesso la colonizzazione di diversi ambienti: sempre grazie al trasferimento avrebbero acquisito la capacità fotosintetica, ma anche la possibilità di trattare l’urea con processi tipici del regno animale.

L’altro scopo dello studio è quello di cercare di utilizzare queste alghe unicellulari per intrappolare carbonio nei fondali marini. Per farlo sarebbe necessario fornire del ferro al fine di indurre una fioritura che porterebbe poi a morte le alghe con conseguente deposizione nei fondali marini. Secondo i ricercatori questa potrebbe essere una possibile soluzione all’aumento di CO2 in atmosfera. Nutro forti dubbi su questa ultima conclusione: tutto sta a conoscere il ciclo di eventi che ne conseguirebbe. E se la cura fosse peggio del male?

Via | cordis.europa.eu
Foto | Alexander H.M. Cascone

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