
Ricevo dal prof. Franco Ortolani, ordinario di geologia e Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II, due studi inerenti il cambiamento climatico e l’inquinamento atmosferico.
Nel primo,Non confondiamo il cambiamento climatico con l’inquinamento atmosferico, fa riferimento all’analisi dei dati ricavati dagli archivi naturali del Mediterraneo, che hanno consentito agli studiosi di ricostruire gli andamenti climatici nelle ultime migliaia di anni.
Il secondo studio, più circostanziato Gengis Khan, le Crociate e il cambiamento climatico , mette in relazione due eventi, la conquista dell’Europa da parte di Gengis Khan e l’avvio delle Crociate in Terra Santa, apparentemente lontani ma accomunati dalle migliori condizioni climatiche. Per cui per il Prof. Ortolani si sta ancora una volta verificando un evento naturale anche se sconosciuto e per questo attacca il ruolo dell’ IPCC:
(noto clan di ricercatori prevalentemente climatologi senza basi culturali per individuare, studiare e capire gli archivi naturali che contengono le informazioni sull’evoluzione del clima e dell’ambiente prima degli ultimi 150 anni, sponsorizzati dalle multinazionali e probabilmente, in parte anche in buona fede), sono giunti alla conclusione che molto probabilmente il cambiamento climatico attuale è provocato dall’inquinamento antropogenico dell’atmosfera. Tale versione, autoreferenziata e non scaturita e validata da un confronto scientifico internazionale multidisciplinare, è stata ampiamente lanciata dai mass media con una vera e propria campagna pubblicitaria promozionale che ha imposto una versione monocromatica della causa del cambiamento climatico-ambientale.
Insomma, il cambiamento attuale del clima fa parte di un processo naturale che porterà notevoli benefici all’Europa e penalizzerà l’area del Mediterraneo. Il che non significa che si debba inquinare: continua il prof. Ortolani:
A questa evoluzione naturale si sommano le emissioni gassose antropogeniche. Anche eliminandole del tutto non si invertirebbe la variabilità climatico-ambientale naturale; si eliminerebbe certamente l’inquinamento atmosferico. Quindi, riduciamo drasticamente le emissioni nocive in atmosfera per non inquinare l’ambiente e, soprattutto, predisponiamo l’ambiente affinché si attenuino gli impatti, diversificati per latitudine e orografia, che si intensificheranno nelle prossime decine di anni. Come 1000 anni fa, sarà l’Area Mediterranea a subire gli impatti più significativi: diminuiranno le piogge fino a provocare una vera e propria desertificazione delle fasce costiere italiane a sud di Roma e lungo le coste spagnole e greche. Diminuirà l’acqua e ciò provocherà conflitti sociali tra le aree costiere e quelle interne dove le piogge continueranno a cadere (circa il 50% in meno), conflitti tra i diversi usi idrici e conflitti bellici nelle are del vicino oriente per il controllo della risorsa. Le tipiche produzioni agricole mediterranee saranno significativamente intaccate determinando problemi all’assetto socio-economico. Aumenterà l’inquinamento fluviale e il sovrasfruttamento delle acque di falde; quest’ultimo faciliterà l’intrusione dell’acqua marina nelle pianure costiere rendendole sterili. Anche i versanti antropizzati alpini avranno i loro problemi in seguito ai dissesti che saranno provocati dallo scioglimento del permafrost.
Foto | Flickr
gizm0
20 ott 2008 - 18:04 - #1Finalmente qualcuno che lo dice!
Andando avanti di questo passo si finiva per comparare (e definire erroneamente inquinamento) le flatulenze di una vacca agli scarichi di un SUV!
Marco Ferrari
20 ott 2008 - 20:44 - #2E a parte pdf che manda in giro, questo Ortolani dove ha pubblicato? Perché una ricerca sui motori scientifici mi mostra solo Congressi, conferenza governative e poco altro. Niente su riviste peer review. Ma senz’altro mi sbaglio…
Marco
Franny
21 ott 2008 - 11:53 - #3A Marco Ferrari: Non ho ancora letto gli articoli, ma ritengo che chiunque possa diffondere la propria opinione, soprattutto quando fornisce anche la bibliografia delle proprie fonti (vedi articolo su Gengis Khan), in modo che chiunque possa verificare ed eventualmente confutare. I risultati scientifici, quando sono davvero tali, hanno valenza in sè in quanto dimostrabili, non perchè c’è una maggioranza che li sostiene. Non sei d’accordo?
Alter_EGO
21 ott 2008 - 16:30 - #4@ Franny
Sono d’accordo con te.
Il problema è che verificare scientificametne una teoria è molto più lento dell’inventare balle che mettano in discussione la teoria stessa.
.
E inoltre ha preso piede la moda del criticare la credibilità degli autori più che le teorie degli stessi.
.
Marco Ferrari critica Franco Ortolani perché non trova pubblicazioni dello stesso. Cosa che cmq gli fa onore (a Marco Ferrari), almeno si è posto il problema.
Ma questa critica sarebbe più giusta se Marco Ferrari ci mostrasse che le pubblicazioni di Franco Ortolani e del suo collega sono citate meno di quelle degli autori dell’IPCC, con gli adattamenti statistici del caso… ma un post così chi lo scrive, e chi lo legge?
.
Meglio dire “L’IPCC spara bufale!” “No, tu sei pagato dai pretolieri e nemico dell’ambiente.” etc etc etc…
Edoardo Pastelli
21 ott 2008 - 22:10 - #5Franco Ortolani è un negazionista.
http://www.climalteranti.it/?page_id=48
Smettetela di dare spazio ai cialtroni.
Alter_EGO
21 ott 2008 - 23:50 - #6@ 5
.
E’ un fatto che in Libia, nella regione del Tadrart Acacus ci sono grotte con graffiti preistorici. Si vedono di scene di caccia, giraffe ed elefanti, in una zona desertificata da migliaia di anni… non credo che i cacciatori andassero a caccia col SUV.
.
Ma il sito cui hai linkato si vanta di assegnare il premio:
“A qualcuno piace caldo” è assegnato alla persona o all’organizzazione italiana che più si è distinta nel diffondere argomentazioni e notizie errate sulla fenomenologia del cambiamento del clima… etc etc…
http://www.climalteranti.it/?page_id=43
.
Un po’ di parte, mi pare il meccanismo che descrivevo sopra.
Alter_EGO
21 ott 2008 - 23:53 - #7p.s.
Non mi sono spiegato bene, la regione del Tadrar Acacus si è desertificata MOLTO prima dell’invenzione del motore a scoppio. Questo (e molto altro, sarò felice di essere smentito) si intende per paleometeorologia, e mi sebra credibile per sostenere che se le emissioni antropiche di CO2 smettessero non è detto che la temperatura del globo calerebbe.