Logo Blogo

Prodotti a chilometri zero: secondo la Cia è ambientalismo retrogrado

Pubblicato: 21 ott 2008 da Luca

Commenti dei lettori

Agricoltori contro agricoltori: lotta tra associazioni sindacali del settore primario. Foto di IanzDura la critica mossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori. Le dichiarazioni del presidente, Giuseppe Politi, criticano fortemente le prese di posizione di Ermete Realacci, il Ministro ombra per l’Ambiente del PD secondo il quale l’agricoltura dovrebbe avere come centro lo sviluppo di produzioni locali. Lo stesso messaggio che sta passando attraverso i media per fare fronte al caro spesa assieme alla filiera corta.

Secondo il presidente della CIA questo concetto non è altro che “uno spot pubblicitario, uno slogan di un ambientalismo retrogrado e di vecchio stampo per cercare unicamente consensi”. In realtà secondo il presidente, in questo modo si farebbe sprofondare il Made in Italy e, da un punto di vista tecnico, non sarebbe possibile utilizzare tutti gli alimenti prodotti dal proprio territorio.

Politi riporta degli esempi come il riso piemontese o gli agrumi siciliani, produzioni così elevate in termini quali-quantitativi che non potrebbero essere consumati tutti a livello locale. Diverse persone sostengono che i prodotti a km zero non facciano così bene all’ambiente. Io credo che parte del discorso di Politi sia sensato ed ha ovviamente ragione a difendere gli interessi economici degli agricoltori che rappresenta.

Queste affermazioni sembrano prendere in considerazione solamente l’economia dell’azienda agricola. Fattore che sarebbe comunque difficile abbandonare di punto in bianco. Così come sarebbe difficile pensare di rinunciare agli agrumi siciliani o al riso piemontese.

Non a caso i gruppi di acquisto solidale, i veri promotori di questa “filosofia”, continuano ad utilizzare le arance, i limoni, il riso o la pasta di grano duro o tutte le produzioni tipiche di territori non sempre vicini. Quello che forse la CIA non riesce a vedere è un mercato che sta cambiando, consumatori che pretendono un maggiore rispetto del territorio. Rimane il dubbio se l’agricoltura potrà o meno soddisfare questo bisogno o se si aggrapperà all’ultimo barile di petrolio.

Via | Cia.it
Foto | Ianz

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (2 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
9 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • Paolo Marani

    21 ott 2008 - 10:15 - #1
    2 punti
    Up Down

    Il concetto di Km0 non intende essere un approccio integralista, quanto una maniera di conciliare la produzione agricola con il desiderio di tutela del territorio, sempre più messo a rischio dalle necessità della globalizzazione e conseguente malattia di “gigantismo” delle aziende agricole che vogliono esportare il proprio prodotto in tutto il mondo. Io faccio parte di un GAS, e non disdegno certo gli acquisti delle arance o dei limoni, purché IN STAGIONE e in un ottica di razionalizzazione delle risorse (accorpamento degli ordini, minimizzazione dell’impatto dei trasporti). La vera visione retrograda è invece chi vede nella produzione alimentare una industria globale competitiva che ha come unica missione quella di aggredire il mercato, ciò snatura completamente il prodotto locale, creando enormi appezzamenti a monocultura dove la qualità è inevitabilmente sacrificata in funzione della produttività.

    Meno produzione, più filiera corta, più attenzione alla tipicità dei prodotti locali, esportazione caso mai dell’eccedenza, meno mercati inondati di beni fuori stagione, più tutela del territorio e dell’ambiente, meno produttività specifica ma più attenzione alla qualità e dimensioni delle imprese tarate sulle necessità locali. Cosa c’è di retrogrado, in periodo di recessione, in un sistema come questo ?

    Paolo Marani
    MIZ - Cesena

  • Profilo di spidernik84

    spidernik84

    21 ott 2008 - 10:35 - #2
    0 punti
    Up Down

    Alzi la mano chi leggendo il titolo non ha pensato ai servizi segreti americani…

  • Profilo di tob

    tob

    21 ott 2008 - 13:24 - #3
    0 punti
    Up Down

    Al supermercato trovo prevalentemente latte (e non solo) di produzione estera.
    Non dico che debba essere prodotto nella stalla sotto casa ma un po’ più vicino Sì.

    P.S. Straquoto Paolo Marani

  • vitosolar

    21 ott 2008 - 16:10 - #4
    0 punti
    Up Down

    Io sono daccordo nell’usare i prodotti locali il più possibile. Non ha senso esportare riso locale per consumare riso importato. Il Km zero non vuole essere una scelta radicale ma solo una scelta guidata dal buon senso: Esempio sono i mercati dei produttori e i distributori del latte fresco. Io compro tutto quello che posso da produttori locali non per questo rinuncio alle mandorle siciliane.

  • Chemical_Boy

    21 ott 2008 - 19:31 - #5
    0 punti
    Up Down

    Concordo appieno con Paolo Marani. E concordo anche sul fatto che i signori della CIA non si rendono conto che il consumatore stesso sta cambiando e, di conseguenza, il mercato. Nel km0 gli agricoltori dovrebbero vedere una grande opportunità per ricominciare a puntare sulla qualità e non sulla quantità.
    L’unico dubbio che mi rimane è: se è vero che il prodotto a “chilometro zero” costa più di quello importato (e ciò di solito è vero, in quanto il secondo viene importato per convenienza economica), quali risvolti per il chilometro zero in tempo di crisi?

  • Profilo di Luca M

    Luca M

    21 ott 2008 - 19:48 - #6
    0 punti
    Up Down

    @Chemical_Boy
    “quali risvolti per il chilometro zero in tempo di crisi?”
    E allora quali risvolti per il prodotto che viene trasportato? L’importato rischia di non arrivare nemmeno sulla tavola, se è vero che la crisi si ripercuote su tutta la filiera. Il prodotto a km zero non costa di più, anzi, generalmente costa meno. Il maggiore prezzo deriva dal fatto che è biologico (in massima parte).

    @spidernik
    in effetti mentre lo scrivevo l’idea mi era palesata! Troppi telefilm, decisamente troppi! =D

  • Edoardo Pastelli

    21 ott 2008 - 22:18 - #7
    0 punti
    Up Down

    La CIA?
    Il KGB cosa dice?

  • NelloEsposito

    24 ott 2008 - 09:10 - #8
    0 punti
    Up Down

    penso ci siano due aspetti da valutare, uno cosi come rapportato dalla federalimentari nella relazione del 2004 sull’export di prodotti agricoli dal sud italia, l’export dei prodotti agricoli del Sud Italia, (della Puglia Principalmente), sono largamente superiori a quella dell’industria alimentare locale, sottolineando la forte vocazione agricola delle regioni, e ne evidenzia la potenzialità. Una filiera regionale più equilibrata porterebbe infatti una maggiore valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura locale, e la trasformazione arricchirebbe certamente il tessuto economico, rendendo inoltre più articolati i flussi di esportazione.
    secondo la GDO, che ha stretto accordi con la CAI, rappresenta il grande cliente dei piccoli produttori, la sua supremazia trasforma una libera contrattazione in un oligopolio che impone prezzi di produzione agli agricoltori, i quali stretti fra la morsa della GDO e degli aumenti dei costi di produzione dovuti all’aumento del petrolio e dei concimi, saranno costretti a cedere la propria terra alle grandi aziende agricole, trend già evidenziato del rapporto federalimentare-ISMEA 2007, riduzione del 12% dei piccoli coltivatori, con l’aumento della superficie media aziendale.
    Quindi il risultato è che, a parere mio, la GDO è la base per il fallimento delle economie locali, e l’unica ancora di salvezza è proprio la vendita a km zero.
    Ma quando la politica e le associazioni sono corrotte dalla grande economia, tutti questi discorsi risultano essere inutili.
    Nello Esposito

  • Profilo di Luca M

    Luca M

    24 ott 2008 - 14:41 - #9
    0 punti
    Up Down

    Ottimo commento Nello,
    complimenti.
    Concordo: la grande distribuzione deve fare i conti con le merci provenienti da altri paesi, il che ovviamente non ci avvantaggia per motivi interni (tassativi, burocratici, strutturali) ma soprattutto per motivi di natura geomorfologica che non ci rendono competitivi sul mercato.

    Saluti