Cina, la marea velenosa che farà scuola

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La Cina è la notizia di questi giorni (Bbc, New York Times, Repubblica). Dal 13 novembre una gigantesca massa di veleno sta massacrando il corso del fiume Songhua, nel nord-est della Cina. Fonti ufficiali cinesi dicono 100 tonnelate di benzene, una marea tossica vasta 80 km che sta mettendo in fuga migliaia di persone. Fino a ieri i 4 milioni di abitanti della provincia di dell'Heloinjang si limitavano a fare scorta di acqua imbottigliata, ma oggi hanno cambiato improvvisamente idea e stanno evacuando in massa.
Il veleno cinese (scaturito dall’esplosione in una fabbrica petrolifera) continuerà la sua lenta marcia nei prossimi giorni e se ne parlerà ancora.

La Cina di oggi ricorda l’Italia del boom economico che distrattamente distruggeva le sue stesse coste, le montagne, i fiumi. L’Italia di Seveso e l’Italia del Vajont. E sembra proprio che un sinistro destino voglia che ogni paese abbia la sua Chernobyl per scoprire l’esistenza di un ambiente da proteggere. L’esperienza degli altri non basta mai, bisogna soffrire in prima persona per cambiare e spesso non basta nemmeno questo.

Ma la Cina è grande e non è fatta solo di miniere di carbone, di superlavoro e ambizioni geopolitiche, come sembra leggendo i giornali. C’è anche una Cina che l’anno scorso ha stupito tutti alla conferenza mondiale sulle energie rinnovabili a Bonn. Quella Cina ha adottato un ambizioso piano (pdf) in favore dell’energia pulita che ha fatto sfigurare Stati Uniti ed Europa, che hanno invece bisticciato tutto il tempo su Kyoto senza fare un solo passo in avanti. E’ una Cina minoritaria, purtroppo, ma è la Cina in cui sperare.

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