Il programma ambientale di Obama

murales di Obama Non è ancora la "Call to Action: time for a 21st Century Green America", ovvero una "Chiamata in azione: è tempo di un 21° secolo verde americano", come recita una petizione lanciata tra gli altri da Naomi Klein, ma il programma ambientale di Obama - ne parla anche Polisblog nel post La vittoria di Obama: le conseguenze sulla politica ambientale italiana - fa sembrare ancora più penose alcune prese di posizione italiane sull'ambiente.

Intendiamoci bene. Non è - come ho letto in un blog - che una volta eletto un democratico alla casa Bianca il mondo inizi ad andare ad energia solare. E poi questi sono solo progetti e proposte contenuti in un programma politico. Clinton era arrivato alla Casa Bianca promettendo l'assistenza sanitaria per tutti e da allora non è cambiato nulla. Ma comunque la si veda dimostrano un livello di proposta politica che in Italia è quasi sempre assente.

Il piano di Obama ha come cardini la lotta all'effetto serra, e l'indipendenza dalle importazioni petrolifere mediorientali e venezuelane. Obiettivi quasi utopici da raggiungere attraverso investimenti strategici - paragonati a quelli per le missioni spaziali Apollo - di 150 miliardi di dollari in dieci anni per sviluppare energie pulite, e creare 5 milioni di posti di lavoro.

Cifre importanti a cui bisogna aggiungere il milione di auto ibride da mettere in circolazione entro il 2015, il 10% di elettricità da energie rinnovabili entro il 2012 - ed il 25% entro il 2025 -, ma soprattutto la riduzione delle emissioni ad effetto serra dell'80% entro il 2050. Al di là dei numeri, tutto questo indica l'intenzione di - sono le parole di George Soros - “rendere verde l’economia" per "ritornare a essere la guida morale del mondo”. Opinione ribadita sul New York Times da Thomas Friedman: “Sarà la rivoluzione dell’energia a riportare gli Stati Uniti a esportare speranza e ottimismo”.

A differenza di quanto avviene in Italia, Obama chiede molto anche alle corporation. Le compagnie petrolifere potranno andare alla ricerca di petrolio e gas naturale sul territorio USA solo in base alle licenze esistenti. E se non le utilizzano, le perderanno. Ma non basta.
"Le industrie dovranno pagare per ogni tonnellate di emissioni che rilasceranno" secondo uno schema di certificati di emissione simile al modello europeo. Ogni anno, 15 miliardi di dollari provenienti da questa fonte verranno reinvestiti per lo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica.

Riservo al finale la parte del piano che probabilmente farà storcere il naso agli ambientalisti. Per Obama è "improbabile" rinunciare all'opzione dell'energia nucleare. Anzi, si potrà pensare a sviluppare questa fonte energetica se verranno risolte alcune questioni chiave come i problemi della sicurezza e quelli dello stoccaggio delle scorie nucleari. Ma su quest'ultimo tema per il nuovo presidente resta ancora molto da fare.

Via Panorama.it, Il Sole 24 Ore, Repubblica, L'espresso, Mybarackobama.com
Foto Flickr

Vota l'articolo:
Nessun voto. Potresti essere tu il primo!  
  • shares
  • +1
  • Mail
2 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE MOTORI DI BLOGO