Grecia, nell’isola dei centenari dove la crisi non esiste

Il documentario Little land si mette alla ricerca del segreto della felicità e della longevità, registrando l’incontro fra i giovani in fuga da Atene e gli anziani abitanti dell’isola Ikaria

La Grecia che non ti aspetti, felice, longeva e ricca. Ricca non di denaro ma di una ricchezza che non si può mettere in banca e che non sta nemmeno nel portafogli. Il regista Nikos Dayandas l’ha trovata sull’isola di Ikaria, seguendo Thodoris, un informatico deciso a lasciare Atene, durante i giorni bui delle rivolte urbane.

Little land, presentato nel concorso One Hour di Cinemambiente, è un documentario carico di speranza che dimostra come la nostra economia e la nostra vita possano essere ripensanti, con un po’ di coraggio e un po’ di buonsenso. All’odio che serpeggia nelle città, alla reazione alla crisi che si manifesta con la nascita di forze di estrema destra e movimenti di naziskin, si contrappone la spontanea e naturale solidarietà degli abitanti di Ikaria, isola che fa parte delle cinque Blue Zones del mondo ovverosia i luoghi dove si vive più a lungo. In questa ristretta élite oltre a Ikaria ci sono Nicoya (Costa Rica), Okinawa (Giappone), Sardegna (Italia) e Loma Linda (California, Stati Uniti). Solo un caso che tre su cinque siano isole?

Nel suo faticoso adattamento al contesto insulare e alla vita di contadino, Thodoris trova l’appoggio degli anziani del luogo che condividono le loro ricchezze. Una condivisione che non è quella digitale e sterile dei social media, ma quella più antica dei frutti della terra, dell’aiuto nei giorni faticosi dei raccolti e delle semine.

E così c’è chi paga l’affitto con piccoli lavoretti, oppure l’anziano fruttivendolo che dice alla giovane in arrivo dal “continente” di pagargli 50 centesimi e prendere quanta frutta vuole. “Abbiamo imparato a coltivare quando c’era la guerra e non c’era nulla da comprare” racconta un anziano ottantenne che dimostra vent’anni in meno della propria età anagrafica. Morale della favola? La felicità sta nel sottrarsi all’economia dominante basata sul dominio della finanza, scienza inesatta e portatrice di infelicità.

A Ikaria il greco è la lingua madre e la parola economia viene vissuta nel senso primigenio del termine come Oíkos (da Foíkos, casa, abitazione) e Nòmos (regola, amministrazione), amministrazione della casa. La felicità non è in lontani teoremi, ma nell’armonia con le persone e le cose che ci sono accanto.

Foto | Cinemambiente

 

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