Calendario Nebrodi, parola a Legambiente

Calendario Parco NebrodiAbbiamo scritto molti post (forse anche troppi) sulla questione del calendario del Parco Nebrodi che ritrae oltre alle bellezze del parco anche altre "bellezze" del luogo (spero che le modelle fossero siciliane). Salvatore Granata, segretario regionale Legambiente Sicilia, ha criticato la scelta, alcuni giornali ne hanno parlato, ed è scoppiato un "battibecco".

Salvatore Granata ha ha letto i nostri post (di cui uno dedicato proprio a Legambiente), i commenti dei lettori (c'è una certa soddisfazione a sapere che Legambiente ci legge) e ha deciso di scriverci per spiegare meglio la sua posizione. Riporto di seguito le sue parole:

Sembra che ci sia una voglia di forzare, al limite del travisamento interessato, le critiche mosse all’iniziativa “promozionale” del Parco dei Nebrodi.
Il problema non è il nudo in sé, oggi talmente inflazionato da passare quasi inosservato, ma in quale contesto viene inserito, e con quali modalità. Né si vuole parlare di mercificazione del corpo femminile. Il problema è un altro. Un calendario “Natura in bellezza” che dovrebbe promuovere un’area protetta sostanzialmente finisce per esibire in modo preponderante il corpo femminile, banalizzando l’una e l’altro. Poco importa che (finalmente!) non si parla d’altro, perché qui sembra sfuggire il senso finale dell’iniziativa. Chi ha ideato e curato questa mera operazione di marketing gongola perché tutti sono incuriositi, nel bene o nel male, dal calendario: ma chi è veramente interessato al Parco? La gestione di un’area protetta non può perdere di vista la sua missione e non può trattare i valori naturalistici, culturali e storici alla stregua di un villaggio turistico o di un luna park, promuovendo un turismo (se le riesce!) che sembra qualcosa di diverso dalla fruizione responsabile della natura.
Facile immaginarsi le decine di migliaia di dita forsennate sul mouse per collegarsi al sito che mostra generosamente le fotografie “incriminate”: al di là del danno d’immagine (perdita di autorevolezza per l’Ente e rappresentazione discutibile delle comunità che si identificano con un Parco che pensa bene di risollevarne le sorti attraverso il nudo femminile), sarà interessante quantificare (e qualificare) il flusso di turisti nell’area nebroidea e verificare l’effettiva riuscita di quest’operazione. L’Ente Parco dei Nebrodi è sicuro non solo di vendere “Natura in bellezza”, ma anche di dare impulso alla fruizione dell’area protetta? Può darsi che con il ricavato della vendita del calendario provvederà, come annunciato, ad azioni di recupero ambientale: ma è normale il ricorso a questa fonte di finanziamento?
L’idea non originale del nudo ma sicuramente di rottura rispetto all’immagine che un’istituzione dovrebbe dare di sé mostra però altri segnali allarmanti di una politica regionale in materia di territorio e protezione ambientale. In questi ultimi tempi, la Regione Siciliana sta procedendo ad un’operazione di smantellamento della normativa di tutela del territorio e del paesaggio: l’Assemblea Regionale ha già approvato la legge sul demanio ed ha in discussione la legge sui poli turistici che consentiranno l’insediamento di locali commerciali e ristoranti sulle spiagge e nuove colate di cemento nei parchi e nelle aree agricole.
I parchi, le riserve, le spiagge, i beni culturali si avviano ad essere considerati come una risorsa da consumare per assecondare le logiche del turismo di massa, cui, appunto, si addicono operazioni di marketing con l’uso del nudo femminile.

Salvatore Granata, Segretario di Legambiente Sicilia

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