Altra batosta per i coltivatori di grano duro che hanno visto una drastica riduzione di prezzo: da gennaio ad oggi c’è stata una riduzione del 54% che è quindi passato da 0,50 a 0,23 €/kg. Questo fatto che potrebbe essere anche visto positivamente da tv e media in genere invece risulta essere gravoso per chi di questo lavoro ci vive e si vede continuamente in balia dei prezzi imposti dalla borsa merci.
Il problema è riconducibile al fatto che, mentre il costo di produzione è aumentato del 21% e quello dei concimi del 63%, il prezzo del bene finale si è notevolmente ridotto con perdite significative per l’agricoltore. Ora la Cia chiede la realizzazione di un patto di filiera che possa premiare in maniera equa ed adeguata l’imprenditoria agricola. Negli ultimi 20 anni, riprende la nota della stessa confederazione italiana agricoltori, le aree a grano duro si sono ridotte di 200 mila ettari.
Insomma, dopo la crisi produttiva che consentirebbe di coprire i fabbisogni di pane e pasta per soli 7 mesi, ora un’altra doccia fredda che potrebbe avere conseguenze importanti sulla cerealicoltura italiana già a partire dal 2009. Le cose sono due: o stanno eccessivamente enfatizzando il problema oppure il settore primario sta effettivamente per affondare (dopo anni di lamentele inascoltate o quasi) e verosimilmente questo porterà dietro anche gli altri settori.
Via | Cia - Confederazione italiana agricoltori
Foto | John-Morgan
Nota: c’è un problema con il link sul sito Cia. Segnalo quest’altro link ad Agricoltura on web (necessaria la registrazione)
caiofabricius
13 nov 2008 - 11:39 - #1Più ci si allontana dalla produzione e fatica reale e meno si guadagna, tanto che i venditori di fumo (pubblicità e servizi dei servizi) guadagnano decine di volte più degli agricoltori.
Il prezzo di 20-30 centesimi al kilo è praticamente fermo da decenni, mentre il costo della vita e dei fattori della produzione è almeno decuplicato.
“Resta” sulla Terra solo chi è veramente appassionato o non ha alternative e quindi ecco il dramma dell’abbandono di migliaia di ettari di PREZIOSA TERRA FERTILE, presto DEVASTATI da colate di vomito di cemento-asfalto in nome delle solite FALSE VALORIZZAZIONI, osceno termine per definire obsolete pratiche di desertificazione irreversibile, per far arricchire i soliti avvoltoi e immiserire interi territori e intere generazioni future con danni incalcolabili all’equilibrio idrogeologico, al paesaggio millenario identitario, alla bellezza, all’aria, agli orizzonti, alla vivibilità più elementare.
E cmq anche la RETORICA GIORNALISTICO-SCANDALISTICA faccioclamore-attirolettore sul Teribbbile prezzo della pasta ( MA DE CHE ????, siamo a 60-80 cent al kilo!!!) è una PENA IMMENSA: 3-4 centesimi in più a piatto rappresenteranno anche il 30-40% in più MA SONO SEMPRE 3-4 centesimi.: 1/5 di uno scatto alla risposta per dirsi il colore delle mutande, pochi mm di avanzamento del SUVnormale per portare il pupobiondo al diplomificio clerico-privato …e così via in un lunghissimo e avvilente elenco immorale.
E il CIBO è ormai da tempo la VOCE DI SPESA meno GRAVOSA per le famiglie occidentali, e non è certo più quella la voce “incomprimibile” nei libri di economia elementare:: c’è un elnco lunghissimo prima di cose idiote ormai considerate irrinunciabili e appunto incomprimibili (in PRIMIS il FETICCIO NEROLUCIDOCLIMATIDDISSIAI- controllate qualsiasi statistica ufficiale.
E questo terrore ancestrale del cibo associato al falso scandalismo mediasetticemico sta portando ad un assurdo abbassamento della qualità alimentare.
In sintesi si va coll’HUMMER al centro commerciale distante 40 km per comprare la pasta che costa 20 centesimi in meno carica di micotossine e grano tenero…
Continuate a sparare sui deboli.
tob
13 nov 2008 - 14:29 - #2Ovvero:
Viaggiamo su macchinoni superlusso e pretendiamo di pagare il cibo la meta’ di quello che costa la benzina.