In questi giorni è in svolgimento in Australia l’assemblea generale del Consiglio PEFC, una delle organizzazioni di certificazione forestale fra le più importanti al mondo. La procedura di certificazione è una verifica riconosciuta e collaudata che attesta che le forme di gestione boschiva rispondono a determinati requisiti di sostenibilità.
Da quest’assemblea è emerso che l’Italia è al 14° posto mondiale per superficie boschiva certificata PEFC e in 8° posizione per quel che riguarda i certificati di tracciabilità. Secondo i responsabili di PEFC Italia il dato sembra essere più che positivo, in quanto continua a crescere la scelta delle aziende nostrane a ricorrere a questo tipo di certificazione.
La superficie italiana totale certificata è pari a 699.764,91 ettari, grazie all’ingresso delle ultime aree certificate, ovvero gli oltre 11mila ettari della Magnifica Comunità della Val di Fiemme (Tn) e i 529 ettari di faggeta nel Monte Amiata senese. Il dato per l’anno 2008 indica che l’8% dei boschi è certificato.
Per quel che riguarda i certificati di tracciabilità (certificato di catena di custodia) l’Italia si attesta all’ottavo posto su scala mondiale, grazie alle circa 130 aziende italiane (industrie del legno e carta) che utilizzano i certificati PEFC per la certificazione del proprio prodotto.
Via | Agricolturaitalianaonline.gov.it
Foto | Flickr
Mattia77
17 nov 2008 - 11:26 - #1Abito nel monte amiata, e se c’è un bosco gestito male è la faggeta della comunità montana.
Vengono tagliate le piante giovani e lasciate quelle vecchie e “sterili”. Impedendo di fatto il rinnovamento del bosco.
Si da la prevalenza agli occhi del turista che all’ambiente.
XCX
17 nov 2008 - 15:35 - #2Ma che le piante vecchie siano sterili è da dimostrare. Gli alberi raggiungono la maturità sessuale anche dopo 15 anni e restano vitali per molto tempo. Cmq che taglino gli alberi giovani è un’idiozia
Antonio Brunori
24 dic 2008 - 13:47 - #3Leggo solo ora i vostri commenti: io sono forestale e so che esistono tanti modi di gestire i boschi. Il diradamento dal basso è uno di questi e rappresenta solo una fase delle tante possibili nella vita dell’ecosistema bosco. Quindi io non me la sento di criticare chi taglia le piante giovani, anche perchè non è specificato: è un bosco ceduo o ad alto fusto? di che specie parliamo? E con “giovane” di che età parliamo? E sono dominate, sub-dominate o dominanti? Sono sane o deperienti?
Rimane il fatto che, se sono certificate, sono correttamente gestite, quindi basta questo per fidarsi!!!