Ogni occidentale consuma giornalmente quasi 7.000 kcal di petrolio per l’agricoltura e l’allevamento. A questa bolletta energetica dobbiamo aggiungere altre 20.000 kcal se vogliamo aggiungere i costi energetici per far arrivare la carne e i prodotti agricoli sulla nostra tavola. Questo significa che noi utilizziamo un terzo del petrolio che consumiamo per mangiare. Troppo.
Come rileva il blog di ASPO Italia nel post Riso, mais e soia conditi con petrolio, il legame tra petrolio e i principali prodotti agricoli è ancora più evidente se si confronta l’andamento dei prezzi relativi. L’indice di correlazione tra due prezzi è pari a 1 quando alla variazione di un prezzo corrisponde una pari variazione dell’altro prezzo. E tale indice ha raggiunto un valore di 0,83 per la palma da olio, 0,89 per il riso, 0,92 per il mais e addirittura 0,95 per la soia. Una correlazione che è confermata dal grafico visibile a questo indirizzo.
L’evidenza dei dati e del grafico dovrebbero farci capire che l’aumento del prezzo dei prodotti agricoli non aveva come causa principale la produzione di biocarburanti - anche se hanno avuto comunque un influenza -, ma piuttosto il legame con il petrolio. L’altra cosa da imparare è che, se vogliamo liberarci un giorno o l’altro dalla dipendenza dal petrolio, dobbiamo pensare anche a sviluppare l’agricoltura biologica, che è quasi fossil free.
Via | ASPOItalia (1), ASPOItalia (2)
Foto | Flickr
noGoogle
26 nov 2008 - 17:59 - #1ritengo che non ci sia ASSOLUTAMENTE NULLA di cui preoccuparsi, perché, per adesso, la pecentuale di prodotti agricoli usati per produrre biofuel è minima, mentre, in futuro, gran parte del biofuel, sarà prodotto (molto più semplicemente, in grandissime quantità, a basso prezzo e senza competizione con l’agricoltura per l’alimentazione) con la coltivazione di ALGHE
non per niente, due multimegabillionaire come Bill Gates e George Soros, hanno già investito centinaia di milioni di dollari in aziende che sviluppano questa tecnologia (anche secondo me, molto promettente e vincente sul piano dei costi e dei volumi di produzione)
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ecofan
26 nov 2008 - 18:12 - #2perchè l’agricoltura biologica è quasi fossil-free?
caiofabricius
26 nov 2008 - 21:42 - #3Il grano è risceso in poco tempo a 20 cent al kilo, assolutamente non remunerativo per nessun agricoltore occidentale.
tob
27 nov 2008 - 01:03 - #4@noGoogle:
1. Sei fuori tema: ci si chiede quanto incida il costo del petrolio nella produzione agricola
2. Non riusciremo mai a produrre tanta energia quanta ne stiamo consumando ora.
3. Fare un investimento non significa necessariamente ottenere un risultato valido (vedi idrogeno, fusione fredda, ….)
4. Quanto alle alghe nessuno ha ancora detto EROEI>1
5. Cosa significa il tuo avatar “NoGoogle” ?
noGoogle
27 nov 2008 - 01:24 - #5@tob
1. in parte è vero, ma rientra anche nel tema food vs. biofuel
2. dipende con quali sistemi la produci, il sole ci invia ogni giorno energia sufficiente per una popolazione anche di 100 miliardi di persone
3. è vero, ma il paragone non regge, l’idrogeno ha problemi di produzione e costi/rischi di storage e distribuzione, la fusione fredda (semplicemente) funziona solo in piccolissima scala, il biofuel prodotto da alghe è invece una cosa molto concreta
4. è una ricerca ancora agli inizi, ma, di certo, produrre, raccogliere e processare alghe è molto più semplice che coltivare granturco
5. è una lunga storia… parte da un mio “caso personale” con Google (spiegato su ghostNASA) e si è esteso dopo una serie di riflessioni e ragionamenti sui rischi dell’esistenza di un monopolio planetario (specie nella pubblicità online che è “l’ossigeno” per siti ed aziende piccole e grandi) del web quale Google sta realizzando a grandi passi
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Androide85
27 nov 2008 - 10:48 - #6Io vorrei focalizzare l’attenzione su un aspetto spesso tralasciato. Non voglio parlare della relazione tra il prezzo dei prodotti agricoli e la produzione di biocarburanti. Voglio invece parlare del cosiddetto “ciclo chiuso”, che spesso viene considerato una prova del fatto che l’utilizzo di biocarburanti sia “amico” dell’ambiente.
In breve quello che si dice è questo: la quantità di CO2 emessa durante la combustione (combustione di biocarburanti) è uguale alla quantità di CO2 che le piante immagazzinano (togliendola dall’atmosfera) durante la loro crescita.
Vero. Ma c’è una bella lacuna. La pianta non è fatta di solo carbonio. In altre parole: solo il ciclo della CO2 è chiusto. Ma il ciclo della CO2 non è il ciclo dell’inquinamento in generale. Non è il ciclo di tutto. Non è che l’inquinamento emesso durante la combustione è pari all’inquinamento immagazzinato durante la crescita della pianta.
è una bella differenza.
Ogni combustione infatti genera micro- e nano- particolato inorganico e non biodegradabile. Dannoso per ogni forma di vita ed eterno. Non verrà mai riconvertito, da nessuno. Il particolato insomma lo si può eliminare solo ricorrendo a qualcosa di diverso dalla combustione.
Certo per decine di migliaia di anni l’uomo ha acceso i fuochi. E di fuochi ce n’erano già prima dell’uomo. Ma quello che stiamo facendo oggigiorno è qualcosa di ben più grande.
Con questo volevo dire che ci sono in realtà molti dubbi sul reale beneficio di cui potremmo godere dall’utilizzo dei biocarburanti. Infatti un sistema basato sulla combustione come oggi (parlo di mobilità, riscaldamento domestico, produzione di energia, industrie e quantaltro) con la differenza che a bruciare non sarebbero idrocarburi derivati dal petrolio ma biocarburanti, non risolverebbe molti problemi. Forse nessuno. Senza contare i nodi ancora non sciolti riguardo alla eccessiva superficie agricola da destinare alla produzione di vegetali adatti alla produzione di biocarburanti, con il conseguente inevitabile rialzo dei prezzi dei beni agricoli interessati.