E’ stata pubblicata nei giorni scorsi da Legambiente la speciale classifica 2008 dei livelli di PM10 delle città italiane. Fra quelle monitorate è la città di Torino a risultare in testa alla classifica dei superamenti dei livelli di PM10, mentre la città meno interessata al problema risulta essere Siena.
E’ qui possibile vedere la speciale classifica in cui risultano fuori legge il 65% dei capoluoghi di provincia. Anche il 2008, come gli anni scorsi, ha visto elevati livelli di polveri sottili in molte città: addirittura il 65% dei capoluoghi monitorati non ha rispettato il limite consentito, superando i 50 microgrammi/m3 in alcuni casi ben oltre i 35 giorni autorizzati per legge.
Mettendo a confronto i livelli di PM10 dei 78 capoluoghi di Provincia a Torino (con 118 giorni di superamento della soglia nel corso del 2008) segue Venezia dove il limite è stato oltrepassato per 102 giorni. Ma anche altre grandi città non riescono a tenere i livelli delle polveri sottili sotto i valori consentiti: Milano (94 superamenti), Firenze (86), Roma (67), Salerno (63), Bologna (57) e Bari (44).
A chiudere la lista Isernia (6) e appunto Siena (4). Su Ecoblog qualche tempo fa si parlò a proposito di alcune iniziative che dall’inizio dell’autunno sarebbero state portate avanti dalle amministrazioni locali volte a ridurre il problema del traffico nelle principale città italiane.
Appare evidente, alla luce di questi dati, che si tratta di misure insufficienti. Per risolvere davvero il problema della qualità dell’aria nelle maggiori città italiane sarà pertanto necessario attuare iniziative forse impopolari, ma ovviamente più efficaci.
Via | Legambiente.eu
Foto | Flickr
Ermange
19 dic 2008 - 11:14 - #1E’ stato pubblicato qualche giorno fa invece il rapporto sull’eco-mobilità nelle città italiane e pare che alcuni comuni si stiano già attivando per risolvere il problema, Parma in primis che è stata premiata quest’anno…piano piano speriamo che la situazione migliori!
Androide85
19 dic 2008 - 12:25 - #2Di certo le cose non potranno che migliorare dopo la costruzione di due inceneritori. Uno con una capacità di 290.000 tonnellate di rifiuti all’anno, l’altro (appena fuori città) con una capacità di poco inferiore.
Androide85
20 dic 2008 - 14:59 - #3A proposito dell’inceneritore di Torino (Gerbido), il costruttore ha stilato un documento, in collaborazione con il Politecnico di Torino, in cui si stima il costo delle varie malattie provocate dall’impianto.
Il documento è stato stilato dal costruttore stesso, che evidentemente ben conosce le conseguenze di simili impianti!
I danni presi in considerazione sono quelli normalmente descritti dalla letteratura scientifica internazionale: malattie respiratorie, infarti, trombosi e tumori causati da cadmio, cromo, arsenico, idrocarburi policiclici aromatici, nichel, diossine.
E’ stata realizzata una tabella e nell’ultima colonna è stato riportato il danno in euro per ogni anno di esercizio dell’impianto.
Due esempi: il cancro da cromo costa 58.178 euro e il cancro al polmone da idrocarburi policiclici aromatici costa 7.854 euro.
http://www.stefanomontanari.net/images/pdf/danno_inceneritore.pdf
è evidente che persino il costruttore stesso dell’impianto ammette che le conseguenze sulla salute della popolazione esistono eccome.
Come si fa a sostenere che non esistono legami tra inceneritori ed effetti sulla salute?