Pagati per distruggere la Foresta Amazzonica

Tagliare un albero La pirateria software non è una pratica che normalmente viene associata al disboscamento delle foreste, tuttavia arriva notizia dal Brasile come anche questo problema stia interessando negli ultimi tempi la tanto famosa Foresta Amazzonica.

L’allarme, lanciato dal WWF, informa come le imprese interessate al legno della foresta stiano usando esperti informatici, chiamati "Crackers", per accedere al sofisticato sistema di controllo che il governo brasiliano ha messo a punto per monitorare le pratiche di disboscamento della foresta. In sostanza si tratta di un software on-line che il Ministero dell’Ambiente locale ha introdotto due anni fa e che fissa un limite alla quantità di legno che può essere portata via dalle aziende che operano nel luogo.

Attualmente infatti alle imprese è consentito tagliare solo una certa quantità di legno all’anno. Il software dello Stato brasiliano regolamenta i permessi di trasporto; in sostanza, per essere in grado di esportare il legname, ogni barca adibita al trasporto richiede uno di questi permessi. Il volume di legname viene quindi detratto dall’importo totale consentito alle società che prelevano la materia prima.

Quando si raggiunge l’importo pari a zero, non si rilasciano più permessi per il trasporto. Sembrerebbe che 107 imprese che operano nella foresta abbiano messo sotto contratto dei pirati informatici, i cosiddetti Crackers, per falsificare i documenti dei permessi di trasporto in modo da aumentare le quote assegnate.

Da questo abile stratagemma si sarebbe riusciti a vendere illegalmente quasi 1,7 milioni di metri cubi di legname rispetto a quando stabilito all’origine. Il WWF riporta come una simile quantità di legname possa essere approssimativamente associata a quella necessaria per riempire 780 piscine olimpiche. L’importo di denaro in gioco sarebbe enorme, tanto che questa illegalità avrebbe fruttato circa 600 milioni di euro, quindi abbastanza per pagare i frodi pirati del software e far lievitare gli incassi delle imprese in questione.

Il governo locale inoltre sembra totalmente estraneo alla questione e, come se non bastasse, si appresta a legiferare per regole più permissive in tema di disboscamento. Attualmente infatti i proprietari terrieri in Amazzonia possono abbattere alberi in un limite non superiore al 20% delle loro proprietà, limite che il governo brasiliano vorrebbe aumentare al 50%. Se così fosse si creerebbe una situazione in cui l’unica certezza sicura sarebbe quella della crescita esponenziale del disboscamento.

Il WWF propone come unica soluzione quella di adottare un piano a lungo termine che sia a “Deforestazione Zero”, altrimenti il taglio illegale e le frodi aziendali rimarranno un grande problema insoluto. Richiesta sicuramente legittima, tuttavia, vista la grandezza dell’area in questione da monitorare e i grandi interessi economici in gioco, siamo davvero sicuri sia possibile?

Via | Greenpeace.org
Foto | Flickr

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