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Come cambia il clima secondo il Worldwatch Institute

Pubblicato: 14 gen 2009 da Roberto Bosio

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Il Worldwatch Institute è uno dei più importanti istituti di ricerca ambientale degli Stati Uniti, e da venticinque anni pubblica un rapporto annuale - lo State of the World, tradotto in più di trenta lingue - ricco di dati e informazioni, che rappresenta una fonte importante per conoscere, non solo lo stato del mondo, ma anche quello dei sistemi umani nelle loro relazioni con i diversi ecosistemi e le risorse naturali di tutto il mondo.

L’edizione 2009 si concentra sui cambiamenti climatici e raggruppa 47 tra i principali studiosi al mondo sul tema. Parte dai dati del quarto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) . I gas ad effetto serra sono aumentati, passando dai 22,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica prodotti nel 1990 ai 31 miliardi del 2007 - per una crescita del 37% -, provocando un aumento della concentrazione di CO2 (+2,2 parti per milione l’anno, e non più 1,5), e delle temperature globali - 11 degli ultimi 12 anni sono tra i più caldi da quando ci sono misurazioni.

Per questo la task force di scienziati ONU ha affermato chiaramente che “il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, come è ormai evidente dalle osservazioni degli aumenti nelle temperature medie globali dell’aria e degli oceani, il diffuso scioglimento delle nevi e dei ghiacci, e l’aumento della media globale del livello dei mari”.

La differenza sta nelle stime. L’Ipcc prevede un aumento nel livello degli oceani per lo scioglimento dei ghiacci di 59 centimetri in questo secolo, mentre il Worldwatch Institute disegna scenari in cui la crescita dei mari si misura in metri e non in centimetri. Difficoltà di prevedere il futuro che riguardano anche le disponibilità di cereali a seguito dei cambiamenti climatici. In Africa, tra i 75 e i 250 milioni di persone dovranno far fronte a carenze idriche, a causa del cambiamento climatico, entro il 2020. E alcuni paesi africani vedranno anche dimezzarsi la loro produzione agricola per questo problema.

Per il Worldwatch Institute è tempo di agire, anche se “non ci è rimasto molto tempo”, per “evitare una catastrofe climatica che trasformerebbe il pianeta in un ambiente ostile per lo sviluppo degli esseri umani” - sono le parole del vicepresidente di Worldwatch, Robert Engelman, condirettore del Rapporto 2009.

Come? Con “un patto globale per salvare il clima”, che richiederà “una volontà politica condivisa a livello globale” e “un supporto pubblico di enorme portata” - tra i mille e i 2.500 miliardi di dollari all’anno. “Gli eventuali costi - si legge nel rapporto - derivanti da mancati interventi sarebbero, col tempo, ancora più alti”.

Nel 2007, le energie rinnovabili hanno fornito il 18% dell’elettricità mondiale. Secondo uno studio del German Aerospace Center, nel 2030 le rinnovabili potrebbero fornire più del 40% dell’elettricità in 13 delle 20 maggiori economie mondiali. E con la costruzione di case più intelligenti si potrebbero realizzare risparmi energetici compresi tra il 50 e l’80%. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Via | Worldwatch, Clandestinoweb, ZeroEmission.tv, RaiNews24
Foto | Flickr

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • Mauriziosat5

    14 gen 2009 - 03:26 - #1
    -1 punto
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    SI SI CERTO .
    QUANTI MILIARDI hanno preso per scrivere questo pamplet?
    .
    è un gran peccato che siano stati SBUGIARDATI dai fatti ancora prima della pubblicazione.
    .
    è davvero un peccato che OGGI i ghiacci siano + rigogliosi che negli anni 70 e tutto questo scioglimento si sia rivelato una bufala.
    poveretti ……… ancora un po e rimarranno senza stipendio.

  • Profilo di kasparov

    kasparov

    14 gen 2009 - 05:19 - #2
    1 punto
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    Nientemeno che 2500 miliardi di dollari all’anno. Solo il 4.5% del Pil mondiale.
    Se il pianeta è inospitale è perchè c’è gente del genere.
    18% di energie rinnovabili? Diciamo che il 15% o giù di lì è idroelettrico?
    Addirittura metri, non centimetri.
    D’altronde il riscaldamento è “inequivocabile”, così come lo scioglimento di ghiacci e nevi. Bah. Braccia rubate all’agricoltura.
    Una perla è quella della riduzione dei consumi tra il 50% e l’80% con case “intelligenti”.

  • Mauriziosat5

    14 gen 2009 - 19:30 - #3
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    l’unica cosa provata è che di intelligente , IN LORO NON C’E’ NULLA.

  • Profilo di inmancanzadaltro

    inmancanzadaltro

    15 gen 2009 - 05:06 - #4
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    perchè una perla?si può risparmiare di più intendi?
    a me l’unica cosa che mi lascia perplesso dell’articolo non sono stime e calcoli, quanto : vedremo cosa ci riserverà il futuro.. se non prendiamo delle soluzioni drastiche,il futuro lo vedranno le amebe e i cugini

  • Profilo di kasparov

    kasparov

    15 gen 2009 - 18:27 - #5
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    Intendo dire che non puoi risparmiare il 50-80% di energia intervenendo solo sulle case, neanche diventassero tutte, da un giorno all’altro, “intelligentissime”, per dirla con parole vostre.
    I consumi elettrici domestici, per esempio, sono solo circa il 30-35% del totale (se ben ricordo).

  • Profilo di inmancanzadaltro

    inmancanzadaltro

    16 gen 2009 - 18:56 - #6
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    infatti credo che intendesse dire che i consumi delle case saranno dal 50 all´80% rispetto a quelli di oggi…