Il contributo pesante dell'industria all'inquinamento atmosferico. Taranto il simbolo negativo

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Inquinamento atmosferico industriale a livelli record Inquinamento atmosferico in città: di solito pensiamo ai “classici” inquinanti da traffico (polveri sottili, NOx, SOx). Ma quanto contribuiscono le attività industriali alla qualità dell’aria che respiriamo? Tantissimo. Ce lo dice il rapporto di Legambiente “Mal’Aria
industriale” presentato oggi a Taranto per il lancio della storica campagna delle lenzuola bianche acchiappa-smog.

Secondo i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), nel 2006 l’industria ha emesso il 95% dell’arsenico totale, il 90% del cromo, l’83% del piombo, il 75% del mercurio e il 61% del cadmio, per quanto riguarda i metalli pesanti. Idrocarburi come diossine, furani, policloro bifenili e ipa (idrocarburi policiclici aromatici) superano abbondantemente il 70%.

Anche gli inquinanti “tradizionali” provengono in grande parte dalle industrie, il78% di SOx ad esempio, percentuali minori ma comunque singificative per PM10 (28%) e NOx (25%). Mi viene quasi da dire, quando si superano i limiti previsti dalla legge forse non si dovrebbe bloccare solo il traffico ma anche le fabbriche… ma guai a bloccare la produzione industriale.

Legambiente denuncia infatti una necessità di rivedere i limiti di legge per la tossicità di questi inquinanti, e che venga recepita al più presto la normativa europea su diossine e furani, ad esempio.

Taranto poi non è stata scelta a caso come sede di questa presentazione. In quella città si trova una “cosa” chiamata Ilva, che secondo le classifiche elaborate sui dati Ispra, è il polo industriale italiano più inquinante.

Forse bastava chiederlo agli abitanti di Taranto, ma vedere i dati nero su bianco spaventa. L’Ilva è risultato il polo più inquinante in 10 delle 14 categorie di inquinanti considerati. Inoltre il suo contributo all’inquinamento complessivo dell’industria italiana supera il 90% per diossine e furani e per IPA (non si pensi che le altre categorie siano indolori comunque).

Vediamo se indovinate gli altri poli “indisciplinati”. Si, esatto, Porto Marghera e Priolo, anche se nemmeno a Trieste, Gela e Falconara Marittima se la passano poi così bene.

Approfondimenti e report si trovano sulle pagine internet della campagna Mal’Aria

Via | Legambiente
Foto | mafe

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  • nickname Commento numero 1 su Il contributo pesante dell'industria all'inquinamento atmosferico. Taranto il simbolo negativo

    Posted by:

    E' un discorso delicato… se potesse intervenire il pubblico con pesanti sgravi fiscali per consentire a queste aziende di bonificare le proprie fabbriche inquinanti sarebbe una gran cosa. Inoltre le norme dovrebbe essere ancora più severe per quanto riguarda le fabbriche di nuova concezione, ed anche qui gli sgravi fiscali possono aiutare. Sono un male necessario, meglio pagare tutti piuttosto di vedere gente a spasso. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Il contributo pesante dell'industria all'inquinamento atmosferico. Taranto il simbolo negativo

    Posted by: Paolo Marani

    Forse questa risorsa può interessare: Distribuzione in Italia delle Diossine (mappa): <a href='http://msceast.org/countries/show_map.php4?country=Italy&pollutant=PCDD&type=emis' rel='nofollow'>http://msceast.org/countries/show_map.php4?country=Italy&pollutant=PCDD&type=emis</a> Analisi e distribuzione dei principali inquinanti in Italia: <a href='http://msceast.org/countries/Italy/index.html#popaver' rel='nofollow'>http://msceast.org/countries/Italy/index.html#popaver</a> Scritto il Date —