Parte la procedura di infrazione da parte dell’Europa perchè i livelli di PM10 nell’aria italiana sono troppo elevati. Insomma una bella multa in arrivo anche ad altri 9 Stati membri (Cipro, Estonia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna e Svezia) che non si sono attenuti alle direttive comunitarie in vigore dal 2005.
L’Italia a questo punto potrebbe chiedere una proroga anche se come ha detto Stravos Dimas, Commissario europeo per l’Ambiente:
L’inquinamento atmosferico ha gravi ripercussioni sulla salute, le norme devono essere la nostra priorità assoluta. Le proroghe sono consentite a determinate condizioni e non dovrebbero ritardare l’adozione di misure volte a ridurre le emissioni. È inoltre essenziale che, quando le proroghe non sono applicabili, le norme siano pienamente rispettate. Questo è il motivo per cui la discrezionalità lasciata agli Stati membri sarà soggetta a severi controlli da parte della Commissione.
Lo standard per il PM10 ha due valori:
L’Istat dal canto suo conferma l’inquinamento la cui fonte in Italia è principalmente industriale:
L’80% dell’inquinamento è causato da attività produttive.I settori ad alta densità di emissioni sono imprese manifuttere (27%), agricoltura (40%), produzione di energia elettrica, gas e acqua (26%) e trasporto. Nel periodo 1990-2006 il peso delle attività produttive nella generazione di emissioni atmosferiche è diminuito in modo significativo per gli inquinanti che causano la formazione di ozono troposferico.
Via | Clean auto Irispress
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