Cresce la vendita di bioetanolo in Brasile, infatti per la prima volta nella storia del paese sud americano le vendite come carburante per autoveicoli hanno superato quelle della benzina. L’etanolo è un combustibile che può essere derivato da tante materie prime, ma che in Brasile viene trasformato in gran parte dalla canna dalla zucchero, attraverso un processo di fermentazione alcolica degli zuccheri presenti nella pianta.
In Brasile, gli scambi sono aumentati in un anno del 45%, raggiungendo la quota di circa 16 miliardi di litri venduti nei distributori sparsi nel Paese. Si tratta di cifre da capogiro da cui si evince come questo non sia ormai più un mercato di nicchia. Su Ecoblog abbiamo trattato più volte di biocarburanti e più volte ne abbiamo analizzato gli aspetti favorevoli e quelli contrari.
Di questi ultimi quello che naturalmente desta maggiori preoccupazioni è il possibile problema alimentare che la diffusione di queste energie potrebbe provocare. A tal proposito può essere utile sapere come dal governo brasiliano non è trapelata alcuna notizia circa le eventuali distorsioni del mercato alimentare (viste le quantità di bioetanolo utilizzate) o di dati circa il probabile aumento delle pratiche di deforestazione per far spazio a nuove aree coltivabili.
Gli stessi politici si sono però affrettati a far sapere come l’uso dell’etanolo in Brasile abbia impedito l’importazione di 1,1 miliardi di litri di gasolio, determinando circa 976 milioni di dollari di risparmio. Insomma la questione si sta evolvendo in maniera rapida e verso una precisa direzione.
Voi cosa ne pensate? Credete che i biocarburanti siano, al di là di tutto, un’ottima soluzione per ridurre la dipendenza dal petrolio o si tratta comunque di un’alternativa che provocherà invitabilmente problemi di difficile previsione?
Via | Rinnovabili.it
Foto | Flickr
Mago16
05 feb 2009 - 18:58 - #1Beh è bene che si faccia…
tutto inquinamento risparmiato!!!
I soldi risparmiati dall’accquisto del petrolio potrebbero essere donati ai contadini per comprare terreni da coltivare per prodotti alimentari, e in parte usati per forestare zone aride….
Così si creerebbero posti di lavoro, si farebbe girare l’economia locale e si ridurrebbe l’inquinamento!!
ansimo
05 feb 2009 - 20:05 - #2mi sa che non comporta tutto questo miglioramento… l’unica cosa che si allontana la dpendenza dal petrolio.
più aumenta la richiesta di etanolo come carburante, maggiori saranno le aree da destinare alle colture per la produzione di questo carburante (se non si trovano metodi di produzione alternativi come da alghe o rifiuti ortofrutticoli). questo potrebbe portare ad abbandonare le colture classiche con conseguenze facilmente immaginabili… e poi per i motori ci si baserà sempre sulla combustione interna, che se alcuni sostengono che non sia il vero male per l’ecosistema, certo bene non fa
Eki
05 feb 2009 - 21:56 - #3Tra poco non avranno niente da mangiare….
tassinari.mauro
05 feb 2009 - 22:03 - #4Nel mondo consumiamo qualche cosa come 75 milioni di barili al giorno di petrolio; se tutta l’agricoltura si occupasse di produrre bocarburanti (=se smettessimo di mangiare) avremmo l’equivalente di 15 Milioni di barili.
http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2009/02/un-quarto-del-mais-usa-finisce-nei-serbatoi-delle-auto.html
In altre parole: si puo produrre un pochino di biocombustibili dagli scarzi o dalle eccedenze, ma la quantità è marginale.
=> Per prima cosa bisogna puntare sul risparmi/riduzione dei consumi; poi ben vengano le fonti rinnovabili.
(Probabilmente in brasile il numero di auto rispetto al terreno agricolo è molto basso.)
Mauriziosat5
06 feb 2009 - 00:10 - #5poveri dementi
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USARE LO ZUCCHERO PER FAR ANDARE LE MACCHINE è DECISAMENTE DA GENTAGLIA PRIVA DI CERVELLO.
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a non lo sapevate ….. secondo voi l’etanolo da dove viene?
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BE CERTO ANCHE DAL GRANO
un’altra ottima idea da ecotonto .
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devid2g
06 feb 2009 - 01:58 - #6#5 è la stessa cosa che ha detto #4 ma come hai visto non c’è di certo bisongno di offendere….
chuck85schuldiner
06 feb 2009 - 02:55 - #7@ devid2g
Che vuoi farci, bisogna abituarsi al fatto che non legge ciò che gli altri scrivono :) Probabilmente la radioattività dell’uranio che ha seppellito nel giardino di casa sua, a dimostrazione che non è pericoloso, avrà intaccato la sua vista :)
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Ritengo che i carburanti derivati da alimenti non siano un’alternativa valida… per il momento i costi sono vantaggiosi, ma a regime i costi aumenteranno e porteranno a problemi per l’alimentazione (necessità primaria e secondo me indiscutibile) e risolveranno i problemi di un altro tipo di alimentazione (importante sì, ma sicuramente in secondo piano rispetto al cibo). Io boccio i carburanti derivati da alimenti :)
clayco
06 feb 2009 - 09:54 - #8In Brasile ci sono anche le Fiat che hanno il motore flex etanolo/benzina.
In Italia c’è una situazione analoga negli impianti zootecnici di biogas, si integrano i liquami, che hanno rese bassissime di gas, con il silomays.
Mischiare il silomays al liquame lo trovo eticamente, ed economicamente molto discutibile.
Paolo Marani
06 feb 2009 - 13:09 - #9Penso che una quota importante di biocarburanti possa essere auspicata solamente se l’EROEI della produzione supera almeno qualche unità, diciamo 4 o 5.
In quel caso, è economicamente (a parità di petrolio risparmiato) paragonabile al fotovoltaico (ma non all’eolico).
Per EROEI inferiori, non penso sia una buona idea, perchè il risparmio di petrolio è compensato dall’aumento dei fertilizzanti (che si fanno con il petrolio), pertanto il risparmio netto è fittizio, ed in più si entra in competizione con il cibo.
Credo che il bioetanolo vada limitato ai terreni marginali che non si riesce ad utilizzare altrimenti. Ma è dura spiegarla ai governi, che in questo modo non danno più tanti soldi ai petrolieri (li spostano solo da un altra parte).
La convenienza del bioetanolo è pertanto solamente apparente, alle rese attuali. Bagari con qualche progresso di bioingegneria OGM, chi lo sà…
gbettanini
06 feb 2009 - 17:01 - #10L’etanolo in Brasile è conveniente in quanto la canna da zucchero viene raccolta da quasi-schiavi che lavorono per 200$ al mese….. mi pare chiaro che questo modello non sia esportabile. e non sarebbe più sostenibile neppure in Brasile qualora le condizioni socio-economiche migliorassero.
La manodopera a basso costo e la crescita quasi spontanea del vegetale utilizzato per produrre bio-diesel o etanolo sono una componente fondaamentale per la convenienza dei biocombustibili. Nei paesi sviluppati infatti il bilancio energetico totale e’ prossimo allo zero se non negativo.