Nautica a idrogeno è il nome di un progetto siglato tra la Regione Liguria e H2U - Univerisità dell’Idrogeno per iniziare proprio dal Porto di Genova e dalla Liguria l’alimentazione per navi e barche con l’idrogeno.
Secondo l’accordo sarà realizzato un prototipo di barca a vela alimentato a idrogeno e una serie di punti di rifornimento in diversi porti con idrogeno ottenuto da fonti rinnovabili.
Franco Zunino Assessore all’Ambiente della Regione Liguria dice:
E’ fondamentale per la Regione sperimentare e adottare percorsi di sostenibilità nel campo della nautica. Il rapporto con il mare è per noi di grande importanza ed un progetto come questo potrà essere un tassello significativo per salvaguardare l’ecosistema.
Dopo il salto i dettagli del progetto.
L’energia primaria viene fornita dal sole e dal vento. La combinazione dei due elementi, sul mare, è quasi sempre presente. L’idrogeno funge da accumulatore di queste energie rinnovabili. E’ prodotto dall’acqua mediante elettrolizzatori ed è utilizzato come combustibile alternativo a benzina e gasolio per la propulsione di imbarcazioni da diporto e da lavoro, a vela e a motore.Questa catena sole-vento, eletrolizzatore, acqua, idrogeno viene realizzato sia nei distributori da realizzare nei porti, sia a bordo di imbarcazioni a vela.
L’idrogeno così prodotto può essere stoccato con varie tecniche, come gas compresso o mediante sistemi a idruri metallici (sia a terra che a bordo).
L’idrogeno immagazzinato a bordo di vari tipi di imbarcazioni mediante contenitori in fibra di carbonio o contenitori a idruri metallici può essere utilizzato per alimentare celle a combustibile (fuel cell) o utilizzato come combustibile in motori a combustione interna, da solo o mescolato al metano.
Nelle celle a combustibile va utilizzato puro al 99,999%. Viene ossidato con l’aria atmosferica e produce energia elettrica in grado di alimentare un motore elettrico in maniera molto efficiente.
Il sistema motore elettrico – fuel cell è silenzioso e praticamente privo di vibrazioni. Produce acqua distillata che può essere utilizzata e calore che può essere utilizzato a bordo. Null’altro. Niente combustibili oleosi, niente perdite in mare. Va benissimo per le aree marine protette e per le acque interne. Inquinamento zero e niente rumore.Le imbarcazioni a vela navigano per lo più con il vento e utilizzano il motore solo limitatamente alle manovre in porto e a determinate condizioni di navigazione. Questo significa che la riserva di idrogeno a bordo non è necessariamente molto grande, anche perché le imbarcazioni a vela utilizzano tipicamente motori di piccola potenza. Questo ci consente di pensare di poter produrre idrogeno a bordo durante la navigazione, anche perché si dispone di spazi e alberi che lo consentono. Si pensa di produrre idrogeno utilizzando rotori eolici verticali e fotovoltaico.
Via | Italia estera
Foto | Flickr
gbettanini
09 mar 2009 - 10:30 - #1Che sappia io sulle barche a vela vengono usati motori ausiliari diesel anche per motivi di sicurezza….. la benzina è volatile e, miscelata con l’aria, puo’ diventare molto pericolosa in un ambiente chiuso…. l’idogeno idem se non peggio.
La produzione a bordo poi non potrebbe consistere, essendo ottimisti, in più di 1 kW di potenza… troppo poco.
Proust
09 mar 2009 - 12:37 - #2mmm questione complessa, come sempre l’assessore di turno la mette giù facile ma non credo sia tutto così lineare e semplice.
mi sono interessato di recente per motorizzare una barca a vela di 13 metri completamente elettrica e alla fine ho dovuto rinunciare per motivi tecnici però la corrente c’è in tutti i porti, la tecnologia c’è già: i motori, le batterie, pannelli solari etc…
per l’idrogeno non c’è niente, si parte da zero e la strada è lunga e tortuosa.
bene che si faccia ricerca e che si comincia a sviluppare anche questo ma per ora sembra un po’ ottimistica la visione dell’assessore… ecco.
tob
09 mar 2009 - 14:49 - #3Ricerca sull’idrogeno = Perdita di tempo.
Da 30 anni si stanziano fondi e non si è cavato un ragno da un buco.
Finanziare l’idrogeno è stata una mossa per accantonare l’elettrico e dare ulteriore vita all’obsoleta economia dei motori a scoppio.