Un altro punto a sfavore dei biocarburanti, la loro produzione richiede troppa acqua, anche più di quanto previsto. Abbiamo già visto come secondo il New Scientist il contributo all’effetto serra sarebbe in “positivo” a causa del rilascio di NO2. Secondo una ricerca dell’Università del Minnesota, pubblicata su Environmental Science & Technology, il bioetanolo sarebbe anche una specie di spugna che consumerebbe una quantità di acqua molto superiore di quanto si pensasse.
Stime precedenti parlavano di una necessità tra i 1000 e i 3000 litri per produrne poco meno di 4 di bioetanolo da mais (le cifre sono conversioni approssimative dai galloni), considerando tutto il ciclo di produzione, dal campo coltivato alla pompa di benzina. I nuovi studi fatti, che considerano le variazioni di colture e pratiche agricole regionali, parlano di richieste che possono arrivare anche agli 8mila litri (sempre “circa”).
Le differenze dipendono dal tipo di pratica di irrigazione, oltre che da fattori climatici e dalle richieste della coltura. Tutte variabili che dovrebbero essere prese bene in considerazione prima di spingere la produzione di biocarburanti in modo massiccio. Il rischio è di compromettere gravemente le riserve idriche di una regione per fare andare le proprie macchine.
Via | Science Daily
Foto | mattdente
geppe67
15 apr 2009 - 09:15 - #1hanno scoperto l’uovo di Colombo.
tutti sanno che una singola pianta di mais, che alla fine produrrà 5-6 pannocchie, consuma nel suo breve ciclo vitale la bellezza di 200 litri d’acqua.
non ci volevano degli scienziati per capire che questa non è la strada giusta
caiofabricius
15 apr 2009 - 10:19 - #2La realtà è molto più articolata e complessa.
Volendo rimanere alle specie agrarie nei Paesi a clima sub-arido non c’è nessun bisogno di scialare acqua per il pur efficiente ma esigente mais: sono state infatti messe a punto tecniche agronomiche interessanti per ottenere imponenti quantità di biomasse da Sorgo da Fibra o Miscanto, con limitati consumi idrici soprattutto se paragonati con le elevatissime rese in sostanza secca (30 tonnellate /ettaro nelle annate con almeno una pioggia utile in giugno).
Più che “tecnico”, il problema è etico-sociale: è inevitabile che i prezzi delle materie prime alimentari risentano delle scelte di immensi Paesi, e quindi è un equilibrio fragile e insidioso.
Ma è pur vero che l’agricoltura nel mondo occidentale, e in Italia in particolare, non riesce a dar reddito decente agli addetti e quindi provoca fughe e abbandoni pericolose per uomini e territori, a volte gravissime e irreversibili soprattutto dal punto di vista idrogeologico-ambientale. La fertilità e l’acqua sono risorse assolute, ma non eterne e autorigenerantisi…Insomma PROCEDERE CON CAUTELA….
Jappo87
15 apr 2009 - 12:19 - #3Ogni volta che si parla di biocarburanti posterò sempre questo link:
http://www.foreignaffairs.com/articles/62609/c-ford-runge-and-benjamin-senauer/how-biofuels-could-starve-the-poor
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