Su Ecoblog abbiamo parlato spesso delle iniziative di LifeGate. Negli scorsi giorni abbiamo avuto l’occasione di parlare con Marco Roveda, il fondatore di LifeGate.
- Molti di noi conoscono sia il marchio LifeGate sia Radio LifeGate. Può raccontare ai nostri lettori cos’è in realtà il progetto LifeGate?
LifeGate nasce nel 2001 come “network di comunicazione” – Radio, Portale e Magazine – per diffondere consapevolezza, definire un nuovo stile di vita e indurre le persone a una riflessione e alla scoperta dei valori della coscienza, già insiti in ognuno di noi, ma spesso trascurati per distrazione. Proprio dai numeri crescenti degli ascoltatori, dei navigatori, dei lettori che si riconoscono in LifeGate formando una community attenta ai temi della qualità della vita, abbiamo recepito l’esigenza di progettare servizi di Csr per le aziende in sintonia con questa ondata di consapevolezza. Sotto l’egida LifeGate sono nati innovativi progetti di Csr come Impatto Zero®, nel 2002, il primo progetto italiano che concretizza gli intenti del Protocollo di Kyoto, e nel 2008 ZeroE, la prima energia rinnovabile a Impatto Zero®, con offerte dedicate alle aziende e alle persone, finalmente libere di scegliere il fornitore d’energia in linea con i propri ideali. Non parlerei di strategie di marketing. Molto più semplicemente penso che una volta la reputazione di un’azienda dipendeva dalle sue dimensioni, oggi dalle sue azioni di rispetto verso l’uomo e l’ambiente. Una volta erano stimati i ricchi. Oggi, sempre più le belle persone.
E proprio alle persone, alla community, sono rivolti alcuni degli ultimi progetti LifeGate: i LifeGate Ecojeans, un messaggio di amore e di armonia con l’uomo e l’ambiente da indossare, e YouImpact®, la nuova piattaforma online che dà la possibilità agli utenti di condividere immagini, video e audio sulle tematiche ambientali e contribuire al contempo a salvaguardare il pianeta.
- Chi è Marco Roveda?
Nasco come costruttore, a cui insegnano che dall’assioma “studia-lavora-guadagna” deriva la felicità. Ben presto mi rendo conto che non è così. Non mi sentivo appagato dalla soddisfazione materiale. Ho cercato di dare un senso alla mia vita. Mi sono reso conto che solo facendo qualche cosa che fosse “People Planet Profit”, ossia che fosse fatto nel pieno rispetto dell’uomo e dell’ambiente, mi sarei sentito soddisfatto e appagato. Così è stato con la Fattoria Scaldasole, che ha creato il mercato del biologico in Italia, così è con LifeGate, con cui cerco di diffondere consapevolezza. Mi piace dire che un imprenditore deve essere visionario, capitano, ragioniere. Visionario, cioè teso verso l’intuizione del futuro. Capitano, capace di radunare i migliori collaboratori. E ragioniere, che lavora anche per far quadrare i conti, per garantire quel profitto che serve come propellente per l’idea.
“Il più importante messaggio di LifeGate – ha scritto la Fondazione Schwab, motivando il premio datomi come Imprenditore Sociale dell’anno del World Economic Forum – è che si può fare del bene attraverso il profitto, che c’è uno stretto legame tra ‘profits and ethics’”.
- Quali sono gli obiettivi che vi proponete?
La base di LifeGate sono i valori. LifeGate è nata per diffondere una nuova consapevolezza, riordinare la scala dei valori, cominciare a dare priorità diverse. E proporre un nuovo modello economico in cui people-planet-profit sono tre concetti inscindibili in cui convivono profitto e rispetto per l’uomo e l’ambiente.
- Quando è nata l’idea e quali sono stati i vostri primi passi?
LifeGate è la prima impresa del suo genere in Italia. Terminata l’esperienza di Scaldasole, nel 1998, avevo il desiderio di continuare a impegnarmi, non più solo attraverso un prodotto ma a 360 gradi. Non più lavorando solamente nel mercato, ma con le persone.
Dopo due anni di pensieri su “come fare?”, si concretizza il nuovo progetto: nella primavera del 2000 nasce LifeGate, presentata nel settembre 2001 e subito divenuta piattaforma del mondo eco-culturale, centro di aggregazione delle persone e delle aziende che vogliono far propri i princìpi dell’etica, dell’amore, della sostenibilità.
Nel 2002 LifeGate riceve il premio Cenacolo Rcs per l’Editoria e l’Innovazione, “per aver saputo individuare un ventaglio di temi per uno stile di vita – si legge nella motivazione - estremamente attuale e in rapida espansione, costituito da scelte culturali, di acquisto e di consumo, proponendosi come punto di riferimento per un pubblico ampio”. LifeGate sta crescendo in ogni sua dimensione, sia come network (radio, portale, magazine) che come advisor per lo sviluppo sostenibile.
- Prima di salutare e ringraziare Marco Roveda, gli poniamo un’ultima domanda: se potesse dare un consiglio ai nostri lettori, qual è il primo che si sentirebbe di dare?
Proviamo a guardare il mondo dall’alto, a decollare su un aereo immaginario. Se guardiamo il mondo dall’alto allora siamo pronti per tentare un grande passo, verso il cambiamento, ora. Dalla civiltà dei consumi compulsivi alla civiltà della consapevolezza.
Smettiamo di curare l’effetto, curiamo la causa. La povertà, l’Aids, il terrorismo, il global warming, la desertificazione, le guerre, l’incapacità di amare, l’insoddisfazione perenne e gli altri mille problemi che verranno hanno una sola origine: mancanza di consapevolezza, cioè mancanza di civiltà, e civiltà vuol dire rispetto dell’uomo e dell’ambiente.
Quando tutte le nostre azioni saranno in sintonia con i principi della civiltà della consapevolezza, allora avremo raggiunto la vera qualità della vita e con essa molto probabilmente la felicità. Che non è solo un momento di gioia ma uno stato di grazia che si può raggiungere solo in armonia con se stessi, con gli altri, con il pianeta e dando senso alla nostra vita.
gbettanini
20 apr 2009 - 14:54 - #1Io sono molto scettico verso chi pensa di conoscere cosa sia meglio per l’uomo e per l’ambiente. Quella del sig Roveda ha più le caratteristiche di una religione dogmatica che di un approccio razionale ai problemi della vita di ogni giorno.
Ma per fortuna i problemi del mondo sono politico-tecnico-economici e quindi spetta ad altri risolverli.
Gianca77
20 apr 2009 - 16:54 - #2Seguo il progetto Lifegate da diversi anni…tutto è iniziato con la radio (la migliore…peccato l’esigua copertura) per proseguire con impatto zero, jeans, ristorante e tra poco come formitore di energia elettrica.
Ti posso assicurare che Roveda nn è un santone ma un “uomo d’affari sostenibile”, tutto qui..in primis a livello ambientale, ma i valori che Lifegate suggerisce nn si limitano a quello che può essere l’approccio con l’ambiente/natura, ma come ha detto bene lui cominciare a dare priorità diverse.
http://servizi.lifegate.it/istituzionale/default.asp?menu=4
Personalmente nn ci vedo niente di male nel cercar di cambiar rotta visto come stanno andando le cose e ripeto, per quel che mi riguarda, il progetto Lifegate sia nei modi che nei fatti sta procedendo nella giusta direzione, la migliore che io conosca (che nn vuol dire la migliore in assoluto).
Cmq ti consiglio caldamente un salto sul portale www.lifegate.it , anche solo per ascoltare ottima musica.
Alter_EGO
20 apr 2009 - 19:43 - #3Accidenti, parlavo di Lifegate due post fa ed eccola qui!!!
Radio Lifegate come musica mi piaceva parecchio, ora è un pezzo che non la sento più… il tempo passa, accidenti.
Questo imprenditore ha una grande vision, ed ha imparato i linguaggio necessario a vendere il suo prodotto con un “non marketing” ad hoc. Certo direi che qui non siamo in presenza di business sostenibile.
Infatti la Lifegate Corporation o come si chiama vende i suoi servizi solo grazie all’esistenza di un’economia che, se tutti facessero come Lifegate, non esisterebbe.
E’ una sorta di ecobrand di lusso, che probabilmente non ha niente di ecologista.
Certo fa piacere avere l’ennesima conferma che i ricchi scoprono che la ricchezza materiale, quando ce l’hai, non ti soddisfa… anche io voglio diventare ricco e scoprirlo! :DDD
Magari non direi che “Oggi, [sono stimate] sempre più le belle persone. ” come a dire che chi non segue la Lifegate Philosophy non è una bella persona…
E dopo questo post vado a piantare un po’ di erba gatta ed ecco che non ho inquinato.
Gianca77
20 apr 2009 - 21:09 - #4#3
non capisco lo spiccio qualunquismo del tuo commento. Qui si parla di un modo di fare business…sembra che un imprenditore per essere coerente debba essere un avido affarista e basta…mi sembra limitante no? Credo che Roveda dimostri che si possono fare soldi buttando un occhio anche a quei valori che siamo tutti bravi a ricordare solo a natale&feste comandate.
Se tutti facessero come Lifegate semplicemente Lifegate sarebbe uno dei vari marchi…più bacino, più concorrenza più guadagno per tutti.
Poi…ecobrand di lusso…un paio di jeans fatto con materlai di prima scelta e di ottima finitura a 38 euro è lusso?
Magari nn sparare a zero per partito preso aiuterebbe ad aprire un po’ la visione delle cose
Alter_EGO
20 apr 2009 - 23:37 - #5Non capisci lo “spiccio qualunquismo” del mio commento perché non ce n’è, mi spiego meglio.
Per esperienza so che alla base dell’imprenditoria c’è anche, ma non solo, il comprensibile desiderio di guadagnare. Per me non è avidità ma ambizione.
Il mio giudizio sul business LifeGate non è negativo per questo, ma per la scelta della “mission” etica e sul metodo di ecomarketing.
.
Circa la mission, fare Corporate Social Responisibility è un modo per guadagnare cercando di far del bene (è anche il mio business, ma io sono una brutta persona… purtroppo non ho dietro i soldi, il background da costruttore o la terra per fare la Fattoria Scaldasole… ma tanto non mi darebbero la felicità :) ), e a maggior ragione dovrebbe esserlo se introduco una “mission” etica.
Nel “mercato etico”, di prodotti o servizi, dove esserci certezza che nessun intervento nella filiera sia contro l’etica suddetta. Ma deve necessariamente esserci certezza che i prodotti/servizi in oggetto non saranno usati per scopi non etici. Se vendo energia pulita ad un’azienda che fornisce risorse ad altri per inquinare, non sono più tanto etico ma solo una bella persona ipocrita.
.
Circa il metodo, la compravendita di quote di gas serra mi pare ecosciacallaggio. Secondo un’interpretazione ecologista coerente dovrei ridurli. Così piantare alberi per la CO2 è aggirare il “problema” (quando la comunità scientifica ancora discute sul possibile ruolo della CO2 nell’aumento della foresta africana?) dimenticandosi della decrescita.
Inoltre, dopo che mi hai detto degli ecojeans, ho approfondito (pochissimo, troppe info) e ho scoperto che fanno anche ricerche di mercato, eco-marketing ed eco-comunicazione (non sto scherzando) anche per BMW, Smart, Tetrapak, Heineken… insomma, sembra una normale azienda di consulenza, connessa ad un network di comunicazione multicanale e ora producono anche vestiti (la cui forza è evidentemente nel brand, da qui dicevo lusso, ma lo ritiro)… belle persone.