USA: big della chimica assolti dall’accusa di strage con amianto

La Corte federale americana di Missoula ha assolto la compagnia di prodotti chimici W.R. Grace, insieme a tre dei suoi dirigenti, dall’accusa di aver consapevolmente contaminato con amianto la piccola città mineraria di Libby, nel Montana, e di aver poi complottato per nascondere la verità.

Almeno 200 persone sono morte di malattie legate all’asbesto nella piccola comunità di Libby (2mila 600 abitanti), e migliaia d’altre si sono ammalate. Non c’è dubbio che la miniera di vermiculite del monte Zonolite, di proprietà della Grace e gestita della stessa società tra il 1963 e il 1990, sia stata la fonte dell’amianto.

Ma la giuria della Corte federale distrettuale di Missoula – dopo essersi riunita per meno di due giorni alla fine di un processo durato quasi tre mesi – ha concluso all’unanimità che il disastro non è stato un atto criminale.

Il verdetto contraddice la tesi del governo federale, secondo cui la Grace ha gestito in modo avido la miniera, nonostante conoscesse i rischi di questo lavoro – e dei famosi pennacchi di polvere che in passato si diffondevano nella città – e in seguito ha coperto il crimine.

Secondo David Bernick, avvocato difensore della Grace:

lo sforzo della difesa è stato quello di raccontare una diversa storia di quello che è accaduto a Libby, basata sulle stesse prove che sono state usate dall’accusa, vale a dire i promemoria interni della società, che mostrano gli sforzi della Grace nel comprendere e misurare gli effetti dell’asbesto fin dagli anni ’70.

L’accusa ha invece tentato di convincere la giuria che i promemoria rivelavano una copertura e un complotto, visto che la società sarebbe stata perfettamente a conoscenza del fatto che tra la vermiculite estratta dalla miniera si trovavano le grandi quantità di amianto che hanno poi causato il disastro.

Via | New York Times
Foto | Flickr

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