Le acque potabili italiane sono sporchine

l'acqua del rubinetto è sporchina Secondo lo studio Le acque da bere in Italia: analisi e valutazione di qualità a cura del Ceram (Centro Europeo di Ricerca Acque Minerali) dell' Università Federico II di Napoli, al centro di una querelle politica, di cui vi parlerò in un prossimo post, le acque italiane non sarebbero così limpide e vi si troverebbero diversi composti organici che ne minerebbero se non la potabilità, certamente la qualità.

Le analisi chimico-fisiche sono state condotte su acque prelevate dal rubinetto per un totale di 209 campioni d’acqua potabile di rete in 17 regioni, 50 città, per una popolazione stimata totale residente di 12.055.969 di abitanti e sulle acque imbottigliate acquistate in regioni diverse dalla sede di produzione comprate tra novembre dello scorso anno e questo febbraio. Le acque imbottigliate analizzate sono state 144 in bottiglie PET di 24 brand.

Ed ecco i risultati:

I risultati ottenuti indicano elementi di criticità per valenza igienico- sanitaria nelle AP , dovuti soprattutto alla presenza di contaminanti antropici, di natura chimica (composti organo alogenati e trialometani) e microbiologica. Infatti nel 77,44% dei casi analizzati è stata evidenziata la presenza di composti organo alogenati e trialometani nel seguente ordine: Cloroformio > Bromoformio > Bromodiclorometano > Dibromoclorometano > Tetracloroetilene > Tricloroetilene. Il fenomeno è probabilmente connesso con la formazione di sottoprodotti della clorazione ed in subordine con le zone di approvvigionamento idrico. Non sono esclusi fenomeni di arricchimento che intervengono nell’ambito di reti e serbatoi condominiali. L’analisi delle variazioni stagionali registrate su 5 città campione mostra una significativa riduzione delle concentrazioni in trialometani totali nel periodo invernale. Per quanto riguarda gli aspetti microbiologici, il 24,83% dei campioni mostra indicazioni di contaminazione fecale, probabilmente per la scarsa manutenzione delle emergenze domestiche o serbatoi di accumulo in concomitanza di una presenza limitata, se non nulla, di cloro residuo libero. Per tutte le AM analizzate non è stata evidenziata la presenza di contaminanti antropici. Ciò è probabilmente determinato dalla protezione geologica delle zone di approvvigionamento e dall’evoluzione tecnologica nei siti di imbottigliamento e produzione.

Foto | Flickr

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