Cambiamenti climatici, per il Ministro Prestigiacomo è da rivedere il titolo V della Costituzione


Il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, attacca il titolo V della Costituzione, che impedirebbe allo Stato di decidere velocemente in materia di energia.

Nel corso di una Conferenza organizzata da Francesco Rutelli sulla Green Economy, la titolare dell'Ambiente ha avallato le tesi più estreme diffuse nella maggioranza di centrodestra, secondo cui non sono da condividere gli allarmi e le politiche “radicali” sui cambiamenti climatici.

La mozione "negazionista" sui cambiamenti climatici, approvata dal Senato, non era quindi un episodio, ma indica una volontà complessiva di mutare le politiche ambientali. Secondo il Ministro, la Carta Costituzionale andrebbe rivista, infatti:

per evitare un continuo dibattito sull’energia tra Stato e Regioni.


Quindi, se da un lato il governo lancia il federalismo fiscale, dall’altro vuole togliere agli enti locali i poteri che la Costituzione assegna loro in materia di energia.

La titolare dell’Ambiente è poi tornata all'attacco del Protocollo di Kyoto, invocandone una profonda revisione:

Occorre favorire un accordo possibile, perché i paesi hanno problematiche diverse. Gli accordi impossibili non si sottoscrivono. Il Protocollo di Kyoto è una pietra miliare dal punto di vista culturale ma sul piano concreto non si è trasformato in quello che speravamo e i risultati prodotti sono simbolici. Siamo molto lontani dall’obiettivo, che per l'Italia era la riduzione delle emissioni del 6,5 per cento, anche perché si è accettata una percentuale non molto equa.

Come se il mancato raggiungimento degli obiettivi non dipendesse dalle politiche adottate dai governi che si sono succeduti in questi anni, in primo luogo quelli di centrodestra. Per il futuro, il Ministro annuncia:

Al G8 de L'Aquila le attese sono molto alte, anche su questo settore, si vedrà se da politicamente sarà possibile un nuovo accordo, questa volta globale, in vista del vertice di Copenaghen. Qui sarà possibile un accordo solo se accettabile dai Paesi che non hanno sottoscritto in passato il Protocollo di Kyoto, in particolare gli USA, i Paesi in via di sviluppo e le economie emergenti come ad esempio la Cina.

Per quanto riguarda l’Italia:

Dobbiamo recuperare il tempo perduto. Le rinnovabili sono una cosa bellissima, ma in questo settore, ad esempio quello dell'energia prodotta dal sole, ancora non esiste una filiera. Di qui l'esigenza del sostegno statale per fonti troppo costose e non ancora competitive.

Su questa linea, è arrivata una manforte al Ministro anche da parte di Francesco Rutelli, il quale ha annunciato:

Sul nucleare faremo i conti coi numeri in Parlamento.

Lasciando intendere che si potrebbe trovare un accordo bipartisan; poi, l’esponente del PD ha sottolineato quali siano i due argini della politica se si parla di clima, vale a dire:

La scappatoia negazionista e la teoria della necessaria decrescita dell'economia. Non siamo catastrofisti ma vogliamo affrontare il problema a partire da un dato scientifico che sia il più possibile condiviso. E in questo senso è lecito interrogarsi sulle opportunità delle tecniche di cattura e stoccaggio della Co2 e sulla possibilità della generazione da carbone pulito.

Via | Wall Street Italia
Foto | Flickr

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