Terremoti: i geologi italiani chiedono una mappa delle faglie


Le faglie dell’Abruzzo, fratture nella roccia come quella nei pressi di Paganica, da cui ha avuto origine il catastrofico terremoto dei 6 aprile, preoccupano i geologi italiani, che temono il ripetersi di eventi simili.

Gli esperti di scienze della terra si sono dati appuntamento ad un convegno organizzato all’ISPRA dal Servizio Geologico d’Italia, proprio per fare il punto sulla situazione faglie a un mese e mezzo di distanza da quanto accaduto all’Aquila.

La frattura di Paganica è profonda ben nove chilometri, e alla sua altezza continuano a strofinarsi l’una contro l’altra le due masse rocciose delimitate dalla spaccatura.

Nell’area del terremoto sono però presenti anche altre faglie, come ha spiegato Luca Guerrieri del Servizio Geologico d’Italia:

Alcune sono perfino più importanti di quella di Paganica, e potrebbero dare origine a terremoti più forti. Basti ricordare le 6mila vittime dell’evento sismico del 2 febbraio 1703, avvenuto nell’area aquilana, con un’intensità pari al decimo grado della scala Mercalli.

Una realtà che mette paura, anche perché non si possono fare previsioni sul come e quando si verificheranno i prossimi eventi sismici. Ma i geologi (oltre a quelli dell’ISPRA erano presenti esperti di Protezione Civile, INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, CNR, Università e strutture regionali) sono concordi nel dire che un grosso aiuto verrebbe dalla predisposizione di una Carta nazionale delle faglie attive sul territorio.

Negli Stati Uniti esiste già, mentre non ce ne sono di simili in Europa, anche perché le faglie attive sono presenti in gran numero solo in Italia e Grecia. Ad oggi esistono alcune carte parziali delle faglie, ma sono state scritte con criteri differenti, per cui al momento dell’emergenza possono creare difficoltà di interpretazione. Insomma, i geologi italiani ribadiscono che i terremoti non si prevedono, ma anche che per prevenire il danno e studiare le zone a rischio sono necessari strumenti adeguati. Strumenti che in Italia, ad oggi, ancora non ci sono.

Via | ISPRA
Foto | Flickr

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