
Al G8 dell’energia in corso a Roma, l’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, ha proposto la creazione di un’Agenzia Mondiale del Petrolio, patrocinata da paesi produttori, paesi consumatori e compagnie petrolifere “per stabilizzare il prezzo del greggio intorno ai 70 dollari al barile”.
Come? “Mutuando dal settore elettrico il sistema di gestione della spare capacity (capacità produttiva inutilizzata)”, dice Scaroni, “attraverso un apposito mercato di scambio delle prenotazioni della capacità inutilizzata, che verrebbe certificata dall’agenzia globale dell’energia. In tal modo si incentiverebbe la creazione di un’adeguata spare capacity per contrastare efficacemente improvvise impennate nei prezzi.”
Se, invece, i prezzi dovessero scendere troppo, interverrebbe un meccanismo di compensazione, il global stabilisation fund, che ha l’obiettivo di assicurare un livello di ricavi minimo ai paesi produttori. Infine, nei casi di emergenza, prevedere una gestione coordinata a livello globale sia delle scorte che dei prodotti finiti. In ogni caso, appare chiaro che il petrolio preoccupa, sia quando il prezzo sale che quando scende. Al punto che viene naturale chiedersi: ma non sarà un problema di quantità?
Via| Staffetta quotidiana
Sandro kensan
26 mag 2009 - 14:46 - #1Certo che è un problema di quantità. L’estrazione di petrolio diminuisce più rapidamente della recessione e quando la recessione terminerà i prezzi s’impenneranno più di oggi (se la recessione terminerà).
_FoX_
27 mag 2009 - 06:59 - #2E’ un problema di quantita’, ma ci sono anche fattori speculativi sia al rialzo che al ribasso. Un prezzo troppo basso (inferiore al costo di estrazione) ovviamente non permette i dovuti investimenti per il rinnovo delle scorte (sino a quando sara’ possibile)… certo mi viene da chiedere come si siano fumati i soldi messi da parte sino ad oggi gli arabi…