Raffineria Saras: più sicurezza per lavoratori e ambiente


Torna di drammatica attualità il caso della raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, accusata di devastare da decenni il territorio circostante, dove ieri sono morti tre operai di una ditta esterna, uccisi dalle esalazioni di azoto mentre pulivano una cisterna.

Avevamo parlato della raffineria Saras, pochi giorni fa, riguardo alla richiesta di sequestro dei suoi legali (l’impianto è di proprietà della famiglia Moratti) nei confronti del documentario “Oil”, di Massimiliano Mazzotta, che denuncia la gravità della situazione.

Pur riconoscendo che la sicurezza è un problema che coinvolge tutti i lavoratori e che un incidente può capitare ovunque, purtroppo, bisogna ricordare che la denuncia del film, argomentata anche dal ricercatore toscano Annibale Biggeri, si rivolgeva anche alla sicurezza degli operai, proprio in relazione al ricorso a ditte esterne, anche se riguardava principalmente la relazione tra la percentuale dei decessi per tumore nelle zone circostanti e l’attività degli stabilimenti.

Infatti, nonostante le rassicurazioni dell’azienda, è possibile leggere le sostanze emesse in atmosfera della raffineria e le loro quantità sul sito dell’Eper (European pollutant emission register).

La Saras, come si può leggere nella pagina dedicata, rilascia in atmosfera notevoli quantità di cromo e composti di cromo, PM10, ossidi di azoto e benzene. A questi vanno aggiunti gli inquinanti contenuti negli scarichi delle acque: rame, arsenico, benzene, cianuri, cadmio, cromo, nickel.

Insomma, nel giorno della tragedia dei tre operai di Villasanpietro, Daniele Melis di 26 anni, Bruno Muntoni di 51 anni e Luigi Solinas di 27 anni, ricordata con toni commossi anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è impossibile dimenticare l’impatto ambientale della Saras, ed è invece necessario rinnovare l’invito ai vertici dell’azienda, come alle istituzioni locali a nazionali, ad intervenire in modo decisivo per mettere in sicurezza territorio e lavoratori.

Via | Reuters
Foto | Flickr

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