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Raffineria Saras: più sicurezza per lavoratori e ambiente

Pubblicato: 28 mag 2009 da Orangeskies

Commenti dei lettori


Torna di drammatica attualità il caso della raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, accusata di devastare da decenni il territorio circostante, dove ieri sono morti tre operai di una ditta esterna, uccisi dalle esalazioni di azoto mentre pulivano una cisterna.

Avevamo parlato della raffineria Saras, pochi giorni fa, riguardo alla richiesta di sequestro dei suoi legali (l’impianto è di proprietà della famiglia Moratti) nei confronti del documentario “Oil”, di Massimiliano Mazzotta, che denuncia la gravità della situazione.

Pur riconoscendo che la sicurezza è un problema che coinvolge tutti i lavoratori e che un incidente può capitare ovunque, purtroppo, bisogna ricordare che la denuncia del film, argomentata anche dal ricercatore toscano Annibale Biggeri, si rivolgeva anche alla sicurezza degli operai, proprio in relazione al ricorso a ditte esterne, anche se riguardava principalmente la relazione tra la percentuale dei decessi per tumore nelle zone circostanti e l’attività degli stabilimenti.

Infatti, nonostante le rassicurazioni dell’azienda, è possibile leggere le sostanze emesse in atmosfera della raffineria e le loro quantità sul sito dell’Eper (European pollutant emission register).

La Saras, come si può leggere nella pagina dedicata, rilascia in atmosfera notevoli quantità di cromo e composti di cromo, PM10, ossidi di azoto e benzene. A questi vanno aggiunti gli inquinanti contenuti negli scarichi delle acque: rame, arsenico, benzene, cianuri, cadmio, cromo, nickel.

Insomma, nel giorno della tragedia dei tre operai di Villasanpietro, Daniele Melis di 26 anni, Bruno Muntoni di 51 anni e Luigi Solinas di 27 anni, ricordata con toni commossi anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è impossibile dimenticare l’impatto ambientale della Saras, ed è invece necessario rinnovare l’invito ai vertici dell’azienda, come alle istituzioni locali a nazionali, ad intervenire in modo decisivo per mettere in sicurezza territorio e lavoratori.

Via | Reuters
Foto | Flickr

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9 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    28 mag 2009 - 08:30 - #1
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    Pieno rispetto e cordoglio per gli operai che sono mancati alla Saras….
    però leggere il giorno dopo su tutti i giornali che sono stati ‘intossicati dall’azoto’ la dice lunga sulla profonda ignoranza di giornalisti….. e lettori.

  • Mauriziosat.8

    28 mag 2009 - 12:02 - #2
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    già
    addirittura …………ESALAZIONI DI AZOTO .
    e poi si chiedono perchè la gente sia così ignorante e creda alle vaccate ambientaliste.
    .
    come si fa a scrivere ESALAZIONI DI AZOTO quando l’azoto è il 70% ed oltre dell’aria che respiriamo.
    .
    dovranno passare alcuni giorni per capire come sia successo ……………
    ma di sicureo si stanno scrivendo un sacco di bestialità
    .
    e poi COSA FANNO I SINDACATI?……………….SCIOPERANO .
    ma per cosa? la sicurezza fa parte dei compiti del sindacato
    se succedono queste cose è colpa anche e anche dei sindacalisti , CHE NON FANNO UN TUBO , tranne prendersi i permessi retribuiti.
    .

  • Profilo di Frantz

    Frantz

    28 mag 2009 - 12:55 - #3
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    Io veramente ho sentito intossicazione da idrogeno solforato non da azoto!

    Sciperare è l’unica cosa che possono fare ora i sindacati visto che non si occupano mai di niente ed ora per far vedere che si muovono indicono lo sciopero. Devo dire che per un volta sono daccordo con te (Mauriziosat)!

    La sicurezza è compito dei sindacati che gli operai la rispettino ma è anche compito delle ditte fornire le attrezzature adatte cosa che spesso non fà!

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    28 mag 2009 - 13:20 - #4
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    @Frantz

    Guarda volevo fari un esempio… e l’ho trovato al primo colpo…. in quanto a svarioni Repubblica non delude mai.
    Ma per la verità anche Corriere Stampa e Giornale dopo l’incidente avevano parlato di “intossicazione da azoto”.

    “[…] Pierluigi, Daniele e Bruno hanno perso la vita uno dopo l’altro. Nessuno, forse, gli aveva mai spiegato neanche cosa fosse l’azoto. Il veleno che uccide subito. Senza odore e senza rumore.”

    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-3/reportage-saras/reportage-saras.html

  • ufficiosamente

    28 mag 2009 - 14:32 - #5
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    semi ufficialmente,
    .
    PARE non avessero ricevuto l’autorizzazione ad entrare in quell’ambiente.
    uno di loro è voluto entrare senza autorizzazione , senza controlli, senza avvisare.
    .
    isomma , morti per una iniziativa personale inutile e contro ogni regola.
    non un problema di sicurezza ,
    non un problema di regole ma di sventatezza.
    .
    i sindacati farebbero meglio a tacere
    .
    PS ……………non l’azoto, non gas tossici
    MA ASSENZA DI OSSIGENO.

  • pietro ancona

    28 mag 2009 - 14:43 - #6
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    —–

    Morire per un tozzo di pane!

    Ieri sono morti tre operai in modo atroce. I loro ultimi attimi di vita strappata in modo raccapricciante sono stati di solidarietà umana : hanno tentato di strappare uno di loro alla morte e ne sono stati falciati tutti e tre.
    La loro morte non cambierà niente. Altri operai od operaie moriranno oggi ed altri ancora domani e poi dopodomani. Se, alla fine dell’anno l’Istat ne conterà qualcuno in meno dell’anno precedente, qualcuno si pavoneggierà al Governo dei risultati raggiunti anche se la cifra sarà sempre una spaventosa ecatombe che riempie l’Italia di vedove e di orfani.
    La morte di questi e di tutti gli altri lavoratori caduti spesso per un lavoro durissimo pagato meno di mille euro al mese non è dovuta al caso. Anche l’Avvenire comincia a ragionarci sopra anche se non ha individuato tutte le ragioni che generano questa mostruosa macchina di morte. Una responsabilità è certamente quella legata al turnover, all’uso di operai usa e getta, al quale ricorrono le imprese che spesso sono di sub appalto. Cambiare squadre di operai ogni giorno o ogni settimana per assumere spesso i più disperati, per non avere storie con diritti che maturano con l’anzianità può fare comodo alle imprese che vogliono ricavare il massimo profitto dalla commessa che hanno ricevuto. Ma l’operaio usa e getta non ha esperienza e l’azienda di cui è dipendente non accumula Knov-how. La mancata accumulazione di esperienza per l’uso sempre più diffuso di lavoro precario ed occasionale non solo è pericolosa ma costituisce una perdita secca per l’intera società che si impoverisce di cultura tecnica e di specializzazioni ben collaudate. Ho ricordato altra volta che la Torre Eiffel fu costruita da circa duecento carpentieri del ferro in due anni senza un solo infortunio mortale. Gli operai lavoravano in condizioni climatiche spesso proibitive ad altezze da vertigine. Perchè non vi morì nessuno? Per il motivo semplice della alta professionalità di maestranze che non venivano sostituite con la frequenza criminosa ma impunita con la quale vengono assunti e licenziati oggi gli operai delle fabbriche e deu cantieri. Un precario che fa oggi il muratore, domani il cameriere, e poi il fattorino o l’autista o altro e che è costretto a cercarsi il lavoro se vuole sopravvivere non riesce ad impararne bene e fino in fondo uno. La legge Biagi ha dato un colpo mortale alla possibilità di specializzarsi, di accumulare un know-kow personale e di riversarlo nel lavoro. Il capitalismo ha creato una lunghissima schiera di schiavi moderni pronti ad essere usati e poi abbandonati al loro destino.
    Ma questa ragione, condivisa da L’Avvenire, non è la sola a generare la morte sul lavoro. L’altra ragione è
    legata allo stress di turni pesantissimi e sempre più lunghi che si svolgono con la copertura di un inaccettabile orientamento della legislazione che fissa fino a tredici ore la soglia dell’orario di lavoro e che vorrebbe portare ad oltre sessanta ore il lavoro settimanale.
    Ma al centro della questione è la mercificazione del lavoro, della prestazione lavorativa e della stessa vita del lavoratore. Oggi la società capitalistica e asolidale accetta con indifferenza sia pure più dissimulata da un finto scandalizzarsi dei massmedia la morte operaia. Lo considera un costo necessario al tenere in piedi la baracca in cui viviamo. Oggi il lavoratore conta pochissimo non solo in fabbrica ma anche dentro il suo stesso sindacato (ammesso che ne abbia uno).
    Ho proposto subito dopo il rogo della Thissen che gli addetti alla sicurezza fossero muniti di poteri ispettivi
    e che fossero considerati veri e propri terminali di un sistema di protezione,di allarme, di intervento degli ispettorati del lavoro. Una legge dello Stato dovrebbe conferire questi poteri agli addetti alla sicurezza e si creerebbe uno sterminato meccanismo di contrasto con gli infortuni. Lo Stato non avrà i mezzi per intervenire in milioni di aziende disseminate nel territorio nazionale anche se assumesse molti altri ispettori. Il conferimento di potere agli addetti alla sicurezza genererebbe una rete formidabile ed a costo zero.
    Ma questa scelta che farebbe crescere il ruolo di questa importante funzione dei lavoratori della sicurezza non sarà mai accettata. In atto le aziende vogliono gli addetti alla sicurezza come comparse passive, lavoratori che se vogliono continuare a guadagnarsi il pane debbono stare zitti, non chiedere niente, non sapere niente di quello che dovrebbero sapere sui macchinari, sulla organizzazione del lavoro.
    Il sindacato è molto impegnato a realizzare enti bilaterali ed accetta un ruolo di collaborazione sempre più subalterno al Dio Imprenditore. Questo sindacato non combatterà la battaglia contro la morte in fabbrica chiedendo poteri per i delegati alla sicurezza. Questo è il mio rammarico più grande, la mia più grande amarezza.
    Pietro Ancona
    http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/
    www.spazioamico.it

  • Mauriziosat.8

    28 mag 2009 - 14:47 - #7
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    bravo il piero ancona ch enon capendo un tubo di niente h asviscerato l’ennesima VACCATA SINDACALE
    .
    LA spiegazione delle morti sta un post sopra il tuo.
    .
    PURTROPPO LA GENTE MUORE PER INETTITUDINE ………….e per colpa dei sindacalisti , ch einvece di far licenziare gli incoscenti , li protegge, provocando quello che è avvenuto.
    .
    se uno . per giocare e scherzare CADE DAL TETTO DI CASA non è un problema di morti bianch eo di battaglie sindacali
    è un problema di STUPIDITA’

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    28 mag 2009 - 15:10 - #8
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    @ufficiosamente

    mi sento di poter affermare ‘ufficialmente’ che nei serbatoi non c’era sicuramente il vuoto spinto….. quindi potrebbero sì essere stati pieni di azoto od altro gas e quindi i poveri tre operai potrebbero essere morti per asfissia…… ma l’azoto è inerte ed innocuo.

  • UFFICIOSAMENTE

    28 mag 2009 - 15:51 - #9
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    è diventato ufficiale
    .
    IL PRIMO OPERAIO è entrato , senza autorizzazione e senza permesso di lavoro
    l’apparecchiatura era in fase di bonifica .
    all’interno c’era solo azoto …………….niente ossigeno.
    o comunque sotti il 17% che è il limite umano fisiologico.
    .
    dai primi interrogatori …………….il collega sopravvissuto ha dichiarato
    “GLI AVEVO GRIDATO DI NON ENTRARE, NON AVEVAMO I PERMESSI.”
    .
    il resoconto è stato pubblicato stamane su L’UNIONE SARDA.
    GLI ALTRI DUE OPERAI ERANO PARENTI DEL PRIMO
    sono morti per salvarlo.
    .
    non è un problema di sicurezza sul lavoro , ma di INCOSCENZA INDOLENZA PER LE REGOLE.