Il buco nell’ozono, ha aperto gli occhi al mondo sugli effetti globali delle attività umane sul clima. È risultato che i clorofluorocarburi (CFC) usati a lungo nei frigoroferi e negli spray dal 1930 hanno avuto su di esso un impatto importante: nello strato dell’atmosfera più vicina alla Terra (troposfera), i CFC si sono diffusi per decenni senza degradare o reagire con altre sostanze chimiche.
Quando hanno raggiunto la stratosfera, tuttavia, il comportamento è cambiato. Nella stratosfera superiore (al di là della protezione dello strato di ozono), la luce ultravioletta ha provocato il dissolversi dei CFC rilasciando cloro, atomo che ripetutamente catalizza la distruzione dell’ ozono.
Il riconoscimento mondiale del potenziale distruttivo dei CFC ha portato nel 1989 al protocollo di Montreal, che vieta la produzione di sostanze chimiche che riducono lo strato di ozono. Gli scienziati stimano che circa il 80% del cloro (e bromo, che ha un simile effetto sulla riduzione dell’ozono) nella stratosfera sull’ Antartide provenga da attività umane e non da fonti naturali.
Nella sequenza della galleria la situazione nel 1979, 1981, 1987, 2008. Qui il resto delle foto.
Buco nell’ozono:le foto della NASA

gbettanini
03 giu 2009 - 14:36 - #1La ‘boccaloneria’ che c’è stata da parte dell’opinione pubblica sul pericolo del buco nell’ozono è stata l’apripista e la madre della ‘boccaloneria’ che c’è oggi sul Global Warming.
E’stata insomma la prova generale di come esagerando un pericolo si possono costruire carriere sia politiche che universitarie e guadagnare parecchio.
Adesso come allora ci si trova di fronte ad un problema che esiste ma che viene pompato ad arte facendo intravvedere un futuro terrificante… si veda ad esempio cosa diceva quasi 20 anni fa un noto terrorista dell’informazione:
“in Patagonia, hunters now report finding blind rabbits; fishermen catch blind salmon” (Gore, 1992)
Il che ovviamente si è verificato poi essere una balla… nè più nè meno di quelle che racconta oggi nella sua “Inconvenient Truth”.
Comunque sia ancora oggi sull’argomento si tende a brancolare nel buio ed i famosi modelli riescono a ‘prevedere’ bene solo quello che è già successo…..
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/buco-ozono/buco-ozono/buco-ozono.html
Proust
03 giu 2009 - 14:50 - #2vai 20 giorni a prendere il sole in gennaio in Nuova Zelanda (possibilmente tra le 11 e le 14) e poi vediamo se è una balla…
Harper
03 giu 2009 - 15:30 - #3gbettanini, mi sa che ti stai mauriziosattizzando troppo: dire che il buco nell’ozono sia una balla è… davvero una balla, come può mostrarti qualsiasi analisi scientifica ben fatta sul problema: il buco si è formato, e il divieto delle CFC e affini è stato necessario per non peggiorare la situazione già compromessa.
gbettanini
03 giu 2009 - 15:34 - #4@Harper
mai detto che il buco nell’ozono è una balla… rileggi bene:
“…ci si trova di fronte ad un problema che esiste ma che viene pompato ad arte…”
gbettanini
03 giu 2009 - 15:55 - #5Tratto da questo documento (che dovrebbe essere letto da tutti e poi, eventualmente, criticato)
http://www.lupodalpelogrigio.it/dmdocuments/Sul%20Principio%20di%20Precauzione.pdf
Un trattato del 1987 ha bandito dal mondo intero, grazie a una delle tante
oziose battaglie ambientaliste e in nome, ancora una volta, di un PdP ante
litteram, l’uso dei clorofluorocarburi (CFC), usati come refrigeranti e che, se
dispersi nell’ambiente, partecipano a reazioni chimiche che contribuiscono a
diminuire l’ozono alle alte quote. L’ozono assorbe, alle alte quote, parte della
radiazione solare, svolgendo un’azione protettiva da essa. Il sole, infatti, è un
agente cancerogeno, nel senso che l’esposizione a esso aumenta il rischio di
melanoma alla pelle, un tumore di cui rimangono vittime, solo in Italia, oltre
un migliaio di persone all’anno.
Alcuni agenti dannosi manifestano il fenomeno dell’ormesi, secondo cui o una
bassa esposizione all’agente è addirittura protettiva rispetto al danno che
l’agente causa a dosi più elevate o, semplicemente, l’agente è responsabile
sia di effetti dannosi che di effetti benefici e, in quest’ultimo caso, solo
un’analisi accurata del rapporto danno/beneficio può dare informazioni
sull’opportunità di esporsi ad esso. Sono forti i sospetti che l’esposizione al
sole abbia entrambi i tipi di effetto ormetico.
Riguardo al primo tipo, sembra che, mentre l’esposizione eccessiva e
intermittente, soprattutto se accompagnata da scottature, aumenti il rischio
di melanoma, una esposizione protetta, anche se continua, riduca invece quel
rischio, in conseguenza, sembrerebbe, dell’induzione di meccanismi protettivi
conseguenti all’esposizione a basse dosi e continua.
Riguardo al secondo tipo di ormesi, sono svariati i benefici accertati
dell’esposizione al sole, il più significativo dei quali sembra essere la
riduzione del rischio di malattie coronariche, che sono la forma più comune di
malattie cardiache. Ad esempio, è stato trovato che l’incidenza delle malattie
coronariche aumenta con la latitudine, con la quale decresce anche
l’esposizione al sole.
Naturalmente, questa semplice associazione non è sufficiente a soddisfare gli
scienziati: è necessario un meccanismo. Il più accreditato nasce dalla
costatazione che sia la vitamina D (la cui produzione è indotta dalla
radiazione solare) che il colesterolo (responsabile di aumento di rischi di
malattie coronariche), hanno uno stesso precursore (la molecola di
squalene), per cui ove maggiore è la presenza di vitamina D minore
dovrebbe essere quella di colesterolo, e viceversa. Effettivamente è stato
trovato che la concentrazione di vitamina D è inferiore al normale tra le
vittime di attacchi cardiaci e che la concentrazione media di colesterolo
aumenta in popolazioni delle alte latitudini e aumenta nei mesi invernali. Ed è
stato anche trovato che l’incidenza di mortalità da malattie coronariche
aumenta tra le persone che nella loro vita si sono meno esposte al sole.
Ancora una volta, tutte queste associazioni e correlazioni non bastano a
soddisfare gli scienziati. Bisogna escludere svariati fattori confondenti. Ad
esempio, ci si potrebbe chiedere se per caso non sia la temperatura,
piuttosto che l’esposizione al sole, il fattore che protegge dalle malattie
coronariche. Senonché non è stato osservato alcun aumento nell’incidenza di
queste malattie con l’aumento di altezza dal livello del mare, né è stato
osservato alcun aumento nel passare da una realtà “più calda” come quella di
Los Angeles a una “più fredda” come quella di New York.
Anche se altri fattori confondenti, come la dieta, sono stati considerati, la
scienza, con tutta la sua doverosa cautela, ritiene plausibile, ma non
convincente, l’idea che l’esposizione al sole sia un agente significativamente
protettivo rispetto alle malattie coronariche.
Tuttavia ci si può legittimamente porre una domanda. Premesso che
l’incidenza di mortalità da malattie coronariche è 100 volte maggiore di
quella da melanoma alla pelle, anche assumendo un raddoppio di rischio di
melanoma a causa della dimunizione di ozono, basterebbe solo l’1% di
corrispondente diminuzione di rischio di mortalità per malattie coronariche
(ma, si stima, questa diminuzione è superiore all’1%) per chiedersi se non
sia il caso di rivedere la decisione del 1987 che bandiva i CFC. La domanda è
ovviamente accademica, perché gli ambientalisti - come in altri casi -
farebbero tanto chiasso da renderla politicamente improponibile, ancorché
dovesse rivelarsi saggia. Rimane sempre la domanda se non sia il caso, per
eventuali decisioni future di analoga natura, di ignorare ogni affermazione
emotiva delle associazioni ambientaliste, il cui sole brilla soprattutto per
analfabetismo scientifico, e di rimettersi, più che al PdP, all’analisi,
scientificamente condotta, del rapporto rischi/benefici.
_FoX_
03 giu 2009 - 16:45 - #6@Redazione.. Ma non si puo’ eliminare sto c4zzo di filtro contro le parolacce che tanto viene by-passato in tutti i modi piu’ fantasiosi ma in compenso ha un fail rate mostruoso e vede parolacce dove esse non esistono???
Alter_EGO
03 giu 2009 - 19:21 - #7@ Redazione
Concordo con Fox. Se non ricordo male una volta mi venne considerata una parolaccia qualcosa come “classista” o simili . Aggiungo alle varianti c.azzo e c@zzo.
Harper
03 giu 2009 - 19:26 - #8@gbettanini
Ma scusa, ti sembra che il testo incollato sia un ragionamento sensato? Che il sole faccia bene perché aumenta la vitamina D allora implica che si può esaurire l’ozono atmosferico?
Guarda che il sole fa bene, ma entro certi limiti, e poi c’è una differenza tra la radiazione naturale al quale siamo abituati (per evoluzione) ad un aumento anomalo di radiazione UV-B.
Non ti sembra che il giustificare l’allargamento del buco dell’ozono in base ad un presunto “effetto ormetico” sia come minimo un’ingenuità?
Tra l’altro, ho seri dubbi che esista un simile “effetto ormetico” per le radiazioni UV-B/X/gamma, perché sono radiazioni molto energetiche, capaci di rompere i legami molecolari; i danni che provocano sono ben diversi dagli effetti che hai con le radiazioni elettromagnetiche di frequenza minore.
Ed infatti il tizio che hai citato, al di là del suo giochetto di parole (”Alcuni agenti dannosi manifestano il fenomeno dell’ormesi”), di prove credibili circa tale effetto non mi sembra che ne porti.
Harper
03 giu 2009 - 19:47 - #9@gbettanini
Ma scusa, non ti sembra che le argomentazioni scritte nel testo che hai incollato siano decisamente deboli?
Non ti sembra che, dato che il sole fa bene, allora possiamo esaurire tranquillamente l’ozono atmosferico, sia quantomeno un’ing3nuità?
Perché capisco se si dice che il sole fa bene perché fa aumentare la vitamina D, ma si intende le radiazioni “naturali”, quelle per le quali siamo evolutivamente predisposti; non si tratta invece di una massiccia esposizione alle radiazioni UV-B.
Anche il fatto che il tizio scriva che potrebbe esistere un “effetto ormetico”, secondo cui uno si “abituerebbe” alle radiazioni ad alta energia, mi sembra quantomeno un’assurdità. Le radiazioni UV-B/X/gamma sono sufficientemente energetiche da rompere i legami molecolari, un tipo di danno cellulare a cui non non possiamo “abituarci” in nessun modo, neanche con un’esposizione graduale.
Attilone
03 giu 2009 - 20:04 - #10Ah, il famoso buco dell’azoto XD XD XD, quanti ricordi…
studente STA bicocca
03 giu 2009 - 20:35 - #11certo non esiste il b uco dell’ozono. Gli uomini talpa conquisteranno il mondo e i presidenti della terra sono rettiliani
Il buco dell’ozono è un problema reale, per fortuna si sta riducendo grazie al protocollo di Montreal.. certo si continuano a emettere sostanze simili ai cfc che bene non fanno però siamo sulla buona strada.
per chi è interessato c’è un grafico che illustra radiazione e sar dei principali halocarbonati
studente STA bicocca
03 giu 2009 - 20:35 - #12mi da come spam questo link, ho messo qualche spazio per pubblicarlo
http://ess.geology.ufl.edu /ess/Notes/070-Global_Warming/GlobalWarmingPotential.jpg
Alter_EGO
04 giu 2009 - 08:22 - #13Uh oh…
Secondo alcuni il buco dell’ozono PUO’ essere responsabile dell’aumento dei ghiacci dell’antartico. Due botte al prezzo di una.
.
“The Southern Ocean is naturally windy, and active depressions regularly ring the Antarctic. The ozone hole acts to strengthen these winds and deepen the storms in the South Pacific area of the Southern Ocean. This in turn increases the flow of cold air over the Ross Sea in West Antarctica, leading to increased ice production in the region. ”
.
http://cordis.europa.eu/fetch?CALLER=EN_NEWS&ACTION=D&DOC=1&CAT=NEWS&QUERY=0121a7ddc753:9f79:7fcd9e33&RCN=30712
.
A questo punto, se il buco dell’ozono si richiuderà sarà logico aspettarsi uno scioglimento dei ghiacci antartici. Vero che gli ecologisti se ne ricorderanno?
Insomma, per me la climatologia non ha le idee chiare, non penso che potremmo trovare materiale così discordande sulla legge di gravità.
Ma non le ha neanche quando parla di GW.
clayco
04 giu 2009 - 08:34 - #14http://www.science.uwaterloo.ca/~qblu/Lu-2009PRL.pdf
Q.-B. Lu Correlation between Cosmic Rays and Ozone Depletion PHYSICAL REVIEW LETTERS PRL 102, 118501 (2009) full text
Luca17
04 giu 2009 - 14:02 - #15#2
Già, perchè se lo fai in Italia non ti succede niente… L’ustione te la becchi in ogni caso senza andare in Nuova zelanda.
COmunque i CFC sono stati resi illegali solo perchè già esistevano alternative migliori a costi più bassi, non certo per intenzioni ecologiche. Quindi il problema non si pone più…