I Mapuche sono una popolazione indigena della Patagonia che si è vista espropriare la propria terra da parte di Benetton che ha acquistato il 10% delle terre della Patagonia per allevarvi pecore da lana. Tra gli ettari di Benetton ci sono pezzi di terreno sui quali vivono una coppia di agricoltori Mapuche, la famiglia di Rosa e Atilio Curiñanco-Nahuelquir.
Da febbraio 2007 i Mapuche, guidati da Rosa e Atilio, hanno fondato la Comunità di Santa Rosa, per protestare contro Benetton che li ha espropriati dei territori che spettano loro di diritto per discendenza. La questione è più complessa perché la Benetton ha acquistato i territori da una compagnia inglese e spetterebbe al governo di Buenos Aires espropriare a sua volta Benetton per restituire la terra alle minoranze indigene.
La questione dei Mapuche solleva anche un’altra questione, prettamente di coerenza: come può Benetton, che si gloria di campagne pubblicitarie multirazziali, continuare a mantenere intatta la sua immagine mentre priva un gruppo di persone della loro terra, mentre toglie loro l’accesso all’acqua, ai trasporti e nega l’accensione di fuochi nella sua/loro proprietà?
Proprio della storia dei Mapuche, della loro lotta contro Benetton e dei soprusi della nota azienda italiana parla il film italo-argentino-inglese Colours At the End of The World, di Ale Corte, vincitore dell’EcoVision Film Festival 2009. Vi lascio ad un’anteprima del documentario e vi invito a commentare sulla questione della comunità di Santa Rosa, meglio nota come la questione Mapuche vs Benetton.
Mauriziosat.8
10 giu 2009 - 12:28 - #1ESPROPRIO UN TUBO
bneton i terreni li ha PAGATI PROFUMATAMENTE.
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sono quelli li , che vorrebbero farci pascolare le percore loro ………….A SBAFFO .
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con la storiella chel a terra è loro
la terra non è loro
loro la hanno usata gratis per generazioni ……………ma mica era loro .
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era demaniale ………………dello stato …………anche loro …..ma non solo loro .
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il fatto che tuo nonno fosse usufruttuario di una cosa non ti da nessun diritto di proprietà.
Marin
10 giu 2009 - 13:10 - #2sta zitto, buffone.
AXE
10 giu 2009 - 14:23 - #3ha ragione mauriziosat, benetton ha pagato la terra al governo, poi ne ha regalato un pezzo agli indios e gli ha lasciato il permesso di pascolare su un altro pezzo, cosa vogliono ancora.
AXE
10 giu 2009 - 14:28 - #4PATAGONIA L’imprenditore accoglie la richiesta del premio Nobel Esquivel di ridare agli indigeni parte della terra acquisita per allevare ovini
Il territorio adatto ad avviare da parte dei Mapuche delle attività agricole. L’azienda: «Gesto di distensione e collaborazione»
Treviso
Il Premio Nobel per la pace Alfonso Pérez Esquivel, scrittore argentino, mesi addietro aveva chiesto agli imprenditori Benetton un gesto di buona volontà: in concreto, la cessione agli indios Mapuche di alcune centinaia di ettari dell’immensa tenuta andina da una dozzina d’anni proprietà della nota famiglia trevigiana. Un gesto distensivo in una disputa annosa che vede gruppi di indios contrapposti alla Compania de Tierras Sud Argentino, controllata da Edizione Holding dei Benetton, nel tentativo di riavere la proprietà delle aree occupate dai lontani avi.
Luciano Benetton ha risposto ieri: metterà a disposizione del Premio Nobel non alcune centinaia, ma 2 mila e 500 ettari di terra in Patagonia. Terra buona, pronta per essere valorizzata, vicino alla città di Esquel. La scelta dell’estensione non è stata casuale: Benetton non ha voluto fare un semplice dono simbolico. Ha voluto regalare agli indios una «parcela de tierra», una estensione necessaria sulle Ande per poter avviare un’attività imprenditoriale agricola. La decisione è stata resa nota alla vigilia del summit dei Premi Nobel a Roma. Summit al quale prenderanno parte anche indios Mapuche . Benetton ha comunicato a Esquivel che l’offerta del terreno gli viene prospettata come «garante di riconosciuta integrità e profondo conoscitore della situazione patagonica» affinchè possa destinare la tenuta agli usi che riterrà opportuni, a favore della popolazioni indigene locali.
Si tratta, come scrive Luciano Benetton, di “un atto concreto e nel contempo simbolico, come contributo alla convivenza delle diversità dei popoli di Patagonia, senza per questo apparire sterile o fine a se stesso». «Ed è anche un gesto che rientra pienamente nella nostra filosofia imprenditoriale di investire, lavorare, collaborare e sostenere progetti magari ambiziosi ma fattibili, e sempre con obiettivi di sviluppo e miglioramento economico e occupazionale”.Luciano Benetton spera che l’annosa questione sulla proprietà in Patagonia venga risolta con l’apertura di un tavolo di dialogo e mediazione con tutti gli interessati, a partire dalle autorità argentine nazionali e locali. Perchè altrimenti, senza gli uomini di Governo, non può essere composta la diatriba che vede contrapposti il consolidato diritto di proprietà (Compagnia de Tierras ha tutte le carte in regola e la magistratura lo ha riconosciuto) e, dall’altro, il diritto dei discendenti degli antichi indios Mapuche .
Su questo tema, il diritto di proprietà, Luciano Benetton si era soffermato mesi addietro accondiscendendo a una richiesta di incontro da parte di Peréz Esquivel, tramite ‘La Repubblica’. «Sono convinto - aveva detto il presidente del gruppo di Ponzano Veneto - che un civile dialogo tra le parti rappresenti l’unica strada per comporre le molteplici posizioni e le differenti opinioni. A maggior ragione se si tratta di un tema complesso come quello delle terre patagoniche, che presenta complicati risvolti storici, sociali ed economici. Che coinvolge i diritti spesso contrastanti di numerosi gruppi etnici diversi, oltre che due governi sudamericani. Che propone interrogativi morali e filosofici antichi quanto il mondo».
“Chi ha comprato la terra a Dio?” aveva infatti chiesto Peréz Esquivel. E Benetton: «Il dibattito sul diritto di proprietà, comunque la si pensi, rimanda al fondamento stesso della società civile. Ma se si accetta il principio che la proprietà è necessaria, si può ben discutere se sia necessario o meno che resti sempre nelle stesse mani».
«Da parte mia - è sempre Benetton a interloquire - credo che nel mondo terreno e ormai globalizzato la proprietà fisica, come quella intellettuale, sia di chi può costruirla con la competenza e il lavoro, favorendo anche la crescita e il miglioramento degli altri».
Se si nega il diritto di proprietà a degli imprenditori che vogliono investire non si fa una buona politica. Luciano Benetton è convinto che in Patagonia il gruppo veneto ha operato bene. «In Patagonia abbiamo semplicemente seguito le regole economiche in cui crediamo: fare impresa, innovare, operare per lo sviluppo, continuare a investire per il futuro. E, nel contempo, essere aperti a ciò che l’esperienza e il rapporto con il mondo possono insegnarci. Con la consapevolezza dolorosa ma realistica, che niente possiamo portare con noi alla fine del viaggio, come osserva bene il Premio Nobel. Ma nella ferma convinzione che sia il viaggio stesso - le cose viste e fatte, i rapporti umani, le strade percorse, gli obiettivi pensati e raggiunti - a rappresentare il nostro capitale più prezioso».
B. Stefan
fonte: Gazzettino
09/11/2004
boh1
11 giu 2009 - 02:54 - #5Mauriziosat vivendo nella bambagia di uno stato democratico europeo..ovviamente straparla e non sa che ovviamente quelle terre, ora in mano ai benetton, sono frutto di un dominio coloniale. Dominio e sfruttamente che ha semplicemente cambiato faccia, bandiera e metodi ma tale è rimasto. La famiglia indios rappresenta solo la punta dell iceberg della realtà sociale e naturale del sudamerica. I benetton che già fanno porcate con i nostri soldi , con le autostrade e tante altre cose ovviamente non si fanno scrupoli a sfruttare l ennesima occasione di profitto sulla pelle e fame di milioni di persone. Percarità …così va il mondo ed è tutto legale che si può fare ?.
Mauriziosat..8
11 giu 2009 - 07:02 - #6oddio UN ALTRO ESALTATO DA CENTRO SOCIALE OKKUPATO.
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ma ancora non avete capito di essere un residuo della società
vi hanno buttato fuoti pure dal parlamento europeo ………….
e basta allora.
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in argentina c’è un governo legittimo , democraticamente eletto
BENETTON ha comprato terreni , pagandoli , con l’assenso del governo democraticamente eletto.
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gli indio furbacchioni possono anche sbattere i piedi …………..ma hanno torto .
e non se li fila nessuno tranne i ragazzini un po fumati dei centri sociali.
leosc
08 gen 2012 - 21:11 - #7benetton deve stare a casa sua e nn rompere le palle in casa d’altri. che me ne frega se li ha pagati profumatamente!!!!… quella è casa loro!!!.. buffoni!!