Il cambiamento climatico causerà nuovi flussi di migrazione

pubblicato: venerdì 12 giugno 2009 da missunderstanding in: Informazione Acqua

migrazione ambientale

I cambiamenti climatici costringeranno milioni di persone a lasciare le proprie case a causa dell’innalzamento del livello delle acque, richiedendo così la gestione dei futuri flussi migratori e la disponibilità di nuovi fondi per far fronte alle prime emigrazioni ambientali.

Secondo la relazione presentata a Bonn durante l’incontro per il post-Kyoto, le migrazioni causate dai disastri ambientali possono diventare un fenomeno difficile da gestire, sia in termini di emergenza, che in termini di vastità dei flussi: la stima è di 200 milioni di migranti, a causa dei cambiamenti climatici e di conseguenti disastri ambientali, entro il 2050.

Tra le regioni più vulnerabili, indicate dallo studio, ci sono le isole Tuvalu e le Maldive che stanno scomparendo, le aree secche come il Sahel in Africa e alcune aree del Messico; il Bangladesh, il Vietnam e l’Egitto su cui si trovano i delta di fiumi a rischio.

via | reuters

Foto | Flickr

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Commenti dei lettori

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  • Mauriziosat.8

    12 giu 2009 - 11:30 - #1
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    aahahahah
    COME SIETE INGENUI
    unica cosa che porta alle migrazioni SONO I SOLDI.
    .
    loro hanno la TV satellitare e vedendo come si vive in europa gli viene voglia di venirci pure loro .
    .
    daltronde in alcune regioni rosse hanno
    MEDICI GRATIS
    OSPEDALI GRATIS
    CASA GRATIS
    SCUOLE GRATIS PER I LORO FIGLI
    se si lagnano dal politico giusto GLI TROVANO PURE UN LAVORO IN REGIONE a non fare un casso tutto il giorno.
    .
    e’ una BENGODI …………..se le sognano queste cose nei loro paesi .
    ALTRO CHE RISCALDAMENTO GLOBALE.
    ahahahahahahhahahaha

  • Holger

    12 giu 2009 - 11:50 - #2
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    Sorvolando completamente sul commento precedente (con cui tra l’altro mi trovo completamente d’accordo almeno nel concetto non certo nel modo di esprimerlo, ricordanso soltanto che la sanità e la scuola sono gratuite in tutta Italia e non solo nelle “regioni rosse” e lo stesso vale per le raccomandazioni, basta chiedere al politico giusto… di destra o di sinistra secondo le situazioni)

    Se mai il riscaldamento globale avverrà come è stato prospettato la realtà delle migrazioni sarà un problema tremendo… basta prendere in considerazione le migrazioni che si sono susseguite durante i millenni vuoi per le ere glaciali vuoi per altri eventi come la desirtificazione del saara (migrazioni peraltro avvalorate dai ritrovamenti di pitture rupestri e reperti vari).

  • Profilo di hesperius

    hesperius

    12 giu 2009 - 17:08 - #3
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    da ” Plan B 3.1 ” di L.Brown:
    “La desertificazione su larga scala è concentrata in Africa e in Asia, i due continenti che insieme ospitano 5 dei 6,7 miliardi di persone dei quali è composta la popolazione mondiale. I popoli che vivono nel Nord Africa sono sempre più compressi dall’avanzamento a nord del Sahara.45
    Nella vasta area africana semiarida che si estende da est a ovest, tra il deserto del Sahara e le foreste del sud, si trova il Sahel, una regione dove si sovrappongono coltivazioni e allevamenti. Dal Senegal e dalla Mauritania a ovest, fino al Sudan, Etiopia e Somalia a est, l’esplosione del numero di abitanti e degli animali da pascolo sta trasformando la terra in deserto.46
    La Nigeria, il paese africano più densamente popolato, perde ogni anno, a causa della desertificazione, 351.000 ettari di terre destinate a coltivazioni e pascoli. Mentre la popolazione della Nigeria è cresciuta dai 34 milioni del 1950 ai 145 del 2006, quadruplicandosi, il numero di capi d’allevamento è balzato da 6 milioni a 67 milioni, con un incremento di quasi 11 volte. Il foraggio necessario a mantenere i 16 milioni di bovini e i 51 milioni di pecore e capre supera la sostenibilità dei pascoli ed è responsabile quindi della lenta desertificazione di tutta la parte settentrionale del paese. Se la Nigeria continuerà ad avanzare verso i 289 milioni di abitanti previsti nel 2050, questo fenomeno di deterioramento del suolo potrà solamente aggravarsi…
    …La riduzione dei terreni coltivabili non è solo una minaccia agli stili di vita, ma mina la sopravvivenza della gran parte dei paesi poveri. Le tensioni all’interno delle comunità crescono man mano che le dimensioni degli appezzamenti si riducono al di sotto del limite necessario al sostentamento minimo. La zona del Sahel, con il più alto tasso di sviluppo demografico del mondo, è teatro di continui conflitti. Nel travagliato Sudan, 2 milioni di persone sono morte e oltre 4 milioni si sono spostate nel corso di un conflitto ventennale tra il nord musulmano e il sud cristiano. Il più recente scontro nella regione del Darfur nel Sudan occidentale, iniziato nel 2003, è il frutto della crescente tensione tra i due gruppi musulmani, tra gli allevatori di cammelli e gli agricoltori stanziali. Le truppe del governo sudanese supportano le milizie arabe nello sterminio dei sudanesi di razza nera e nel tentativo di allontanarli dai loro territori per trasferirli nei campi profughi del vicino Ciad dove fino ad oggi, circa 200.000 persone sono state uccise nel conflitto e altre 250.000 sono morte per fame o malattia. La storia del Darfur è quella del Sahel, la regione semiarida formata da praterie e coltivazioni di tipo desertico che si allunga attraverso l’Africa, dall’ovest senegalese all’oriente somalo. Nel Sahel del nord, i terreni si stanno desertificando, costringendo i pastori a dirigersi verso le zone agricole del sud. Le precipitazioni piovose in diminuzione e il pascolo eccessivo sono due fenomeni che contribuiscono insieme alla distruzione delle praterie. Le motivazioni principali del conflitto in Sudan vanno individuate nel-l’aumento della popolazione, passata dai 9 milioni del 1950 ai 39 del 2007. Contemporaneamente, la popolazione bovina da meno di 7 milioni ha raggiunto i 40 milioni, con un aumento di sei volte; le pecore e le capre da meno di 14 milioni sono passate a 113 milioni, una cifra otto volte superiore. Nessun pascolo può sopportare un tale aumento continuo del bestiame…”

    http://www.indipendenzaenergetica.it/grilliromani/

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