Senato italiano: no al progetto Iter e alla fusione nucleare. E' troppo costosa

Per il Senato italiano la fusione nucleare (deuterio-trizio) non solo è costosa ma è anche di la da venire, meglio tenersi il nucleare tradizionale. Questa, in sostanza, la conclusione emersa nella relazione sull'indagine conoscitiva relativa al progetto Iter (International Thermonuclear Experimental Reactor), a cui stanno lavorando diversi team scientifici e un consorzio a cui partecipano Unione europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d'America, India e Corea del Sud per un costo perventivato di circa 10 miliardi di euro, a Caradache nel sud della Francia e che si pone come obiettivo di ottenre energia senza l'uso di carbone o petrolio ma attraverso la fusione nucleare.

Ma il Senato ha detto no anche anche al progetto DEMO il cui obiettivo è produrre energia elettrica derivata dalla fusione nucleare. Spiega Guido Possa senatore Pdl e Presidente della Commissione Istruzione:

Si tratta di un progetto plurimiliardario, la sola costruzione di Iter costerà sicuramente molto più dei 5 miliardi di euro preventivati. Ci vorranno dieci anni per la realizzazione dell’impianto e circa 25 per la sperimentazione. Se tutto funzionerà secondo i piani, la prima energia ottenuta per fusione termonucleare potrà essere utilizzata solo 20-30 anni più tardi, a partire dalla seconda metà del XXI secolo, quando, forse, si potrà godere di un'energia pulita, a basso costo e praticamente illimitata.

L'indagine è stata condotta dalla commissione al Senato dopo aver ascoltato Enea, Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Cnr, Consorzio Rfx di Padova, i responsabili dei programmi di fusione nucleare della Commissione Europea e il professore Bruno Coppi del MIT.

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