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Rivoluzione verde? Anche in Australia c'è una forte opposizione

Pubblicato: 01 lug 2009 da Simone Muscas

Commenti dei lettori

Bandiera AustraliaLa tanto auspicata rivoluzione verde mondiale sta iniziando a muovere i suoi passi nei Paesi economicamente più sviluppati, eppure le difficoltà e le reticenze all’interno dei governi proponenti non sono poche. Solo ieri parlavamo di quelle degli Stati Uniti nell’approvare la legge anti CO2 che ha come obiettivo la riduzione dei gas a effetto serra ed il passaggio dell’economia verso sistemi energeticamente più sostenibili. Ma lo Stato americano non è il solo, tanto che anche un altro importante Paese sta mostrando le stesse difficoltà.

Parliamo dell’Australia, storica alleata degli americani nel non accettare per alcuni anni il Protocollo di Kyoto. Il governo locale si è infatti posto come obiettivo quello di arrivare entro il 2020 al 20% del fabbisogno da fonti rinnovabili. A sottolineare l’importanza del piano vi è inoltre un rapporto del Clean Energy Council che indica come il raggiungimento di tale obiettivo permetterebbe la creazione di circa 28.000 nuovi posti di lavoro.

Il governo australiano per portare avanti il programma sta mettendo a punto un piano strategico che prevederà investimenti pari a circa 12,5 miliardi di euro su tecnologie rinnovabili. Come negli Stati Uniti non mancano però i problemi ad accettare la strategia. Il pomo della discordia sarebbe dovuto non tanto ai contenuti della proposta quanto alla creazione del mercato di emissioni australiano.

I più conservatori indicano infatti che questo rappresenterebbe un freno allo sviluppo dell’economia, mentre i verdi lo riterrebbero addirittura poco ambizioso. Risultato di queste titubanze è il fermo del disegno di legge nella Camera con forti dubbi su una sua approvazione futura. Sicuramente non si tratta di una notizia positiva, considerando che le fonti rinnovabili forniscono finora solamente il 6,5% del fabbisogno energetico dell’Australia, mentre il resto è generato soprattutto dal carbone.

E’ interessante rimarcare l’ennesima difficoltà di uno Stato importante ad attuare un sensibile cambiamento in tema di tecnologie verdi e riduzione di emissioni di gas a effetto serra. A tal proposito già altre volte su Ecoblog abbiamo parlato di situazioni simili, infatti oltre all’esempio degli Stati Uniti e quello dell’Australia, abbiamo sottolineato le difficoltà anche in Paesi storicamente più sensibili verso le tematiche ambientali, come per esempio la Svezia. Per quanto riguarda l’Italia invece dobbiamo purtroppo ripeterci: come al solito fuori classifica e controcorrente su questi argomenti.

Via | Cleanenergeycouncil.org.au
Foto | Flickr

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • ecofan

    01 lug 2009 - 13:48 - #1
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    teniamo d’occhio l’australia nel mentre grazie al pd è stata ripristinata la messa al bando delle lampadine a incandescenza, tranquilli di sicuro nel pd non sono fascisti ahahahhah
    ah saranno vietate anche in australia :P
    è dura l’economia verde, vedi la california che rischia il default finanziario o_o

  • Profilo di augustus

    augustus

    01 lug 2009 - 15:40 - #2
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    ecofan

    con la california hai fatto una semplificazione cosi’ rozza che ho dovuto leggere il tuo commento 2 volte prima di credere ai miei occhi.

    La california in default finanziario per l’economia verde? Casomai e’ proprio l’economia verde che ha salvato la california per piu’ tempo di quanto sarebbe successo senza. La bancarotta (possibile, perche’ non e’ ancora successa. Si sta evitando, e non succederebbe perche’ c’e’ sempre il governo federale che puo’ aiutare) e’ causata dalla crisi finanziaria (con le sue ripercussioni sull’economia reale): meno ricchi, meno entrate. L’equazione di base di questa bancarotta e’ questa. Lo stato non ha modificato le spese statali in modo da adattarsi al cambiamento. Poi ci sono altre variabili che entrano a far parte dell’equazione che complicano la situazione, ma il fatto da capire e’ che quello che hai detto e’ un’emerita c@zzata. Complimenti.

  • ecofan

    01 lug 2009 - 16:39 - #3
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    beh, l’espressione “rischia il default” è legata al fatto che il suo rating sta scendendo e il debito dello stato è cresciuto perchè sono stati fatti investimenti per il miglioramento dell’ambiente, per l’efficienza e per la produzione di energia da fonti rinnovabili, investimenti fatti allargando il debito dello stato californiano
    certo non è l’economia verde a far crollare tutto anzi gli investimenti in efficienza sono anticiclici rispetto alla recessione in cui ci troviamo e vanno sostenuti, rimane il fatto che è difficile e pericoloso allargare il debito nazionale in questa fase, vale anche per gli stati uniti che non si sono visti riconfermare 5miliardi di titoli di stato da cina e russia, certo 5 miliardi di oltre 600 ma è già un segnale

    io sono sempre convinto che l’economia che tutti misurano con il PIL abbia una frazione troppo alta che va letteralmente bruciata nei combustibili fossili e, rinnovabili ed efficienza sono la via per ridurre quella frazione

  • Profilo di Mauriziosat.9

    Mauriziosat.9

    01 lug 2009 - 19:12 - #4
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    e finitela
    .
    la californi aè in fallimento per una unica ragione
    .
    SPENDE IN STATO SOCIALE MOLTO PIU’ DI QUELLO CHE INCASSA CON LE TASSE.
    il governatore sarà pure un repubblicano ma la politica californiana è la piu’ a sinistra dell’intera America del nord.
    non ci sono altre ragioni .
    non centra nulla l’ecologia ne niente altro.
    .