Il muro di sabbia anti-desertificazione

DesertoIl rischio desertificazione è altissimo tanto che L'ONU avrebbe stimato che circa due miliardi di persone potrebbero subirne le conseguenze in un prossimo futuro. A tal proposito c'è chi si è già messo al lavoro con i metodi più curiosi per scongiurare che questo accada.

Parliamo dell'architetto svedese Magnus Larsson che ha progettato un muro di sabbia di 6.000 chilometri nel deserto del Sahara con il fine di evitare l'avanzare della desertificazione. La barriera pensata da Larsson avrebbe inizio in Mauritania nella costa occidentale d'Africa per terminare in Gibuti, ovvero all'altra estremità.

Si tratterebbe di un muro di pietra arenaria, composto da sabbia indurita. Il metodo per renderla tale sarebbe quello di utilizzare dei batteri del genere Bacillus pasteurii in grado di trasformare il materiale in una sorta di cemento in un paio d'ore. Si tratta di microrganismi capaci di produrre calcite, un vero e proprio "cemento naturale".

Larsson avrebbe già effettuato degli esperimenti presso l'Università della California usando questi batteri per solidificare i terreni rivelatisi particolarmente vulnerabili ai terremoti e ottenendo, a quanto pare, dei buoni risultati.

I batteri sarebbero iniettati in grandi quantità in modo che, fa sapere l'architetto, si possa fermare l'avanzare del deserto utilizzando semplicemente il deserto stesso.

Il progetto, conclude Larsson, sarebbe complementare a quello pensato da altri Paesi e cioè la creazione di una fascia di alberi piantati per prevenire la progressione della sabbia.

Ma l'architetto stesso è realista e ammette che ci sarebbero molti problemi pratici da superare per rendere operativo tale piano, su tutti ovviamente quello economico-politico. Ma siamo davvero sicuri che un'opera faraonica di questo tipo possa davvero convertirsi in realtà?

I dubbi rimangono tanti, intanto seguiamo la questione e vediamo se vi sarà qualche audace illuminato nel prossimo futuro capace di attuarlo o semplicemente, come più probabile, se sarà un progetto destinato ad impolverarsi in qualche cassetto dell'ateneo americano.

Via | Publico.clix.pt
Foto | Flickr

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