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Eat real Eat local, la campagna canadese a favore del cibo a km zero

Pubblicato: 04 set 2009 da missunderstanding

Commenti dei lettori

Il sistema canadese della produzione e distribuzione del cibo è totalmente sbilanciato dalla parte delle importazioni, a discapito delle produzioni locali e di un regime alimentare sano ed equilibrato. Per questo è stata lanciata la campagna Eat real. Eat Local, affinchè i canadesi si rendano conto di quanti km fa il cibo che giunge sulle loro tavole e delle condizioni in cui viene conservato, e del perchè dovrebbero scegliere cibi a km zero. E tu, lo sai da dove viene il cibo che mangi?

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24 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di zero1

    zero1

    04 set 2009 - 10:43 - #1
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    ci vuole una campagna anche in italia, dovunque direi
    meno gasolio buttato, meno inquinamento, meno sprechi consumando alimenti locali

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    04 set 2009 - 10:52 - #2
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    Beh, il cibo a km zero sono le caccole ti mi stacco dal naso e mi mangio, altrementi o devo andare dai vari contadini o i vari contadini devo radunare il loro cibo vicino casa mia. Quindi i Km si fanno lo stesso. Sono di piu’ o di meno? Non ho voglia di pensarci, seguo l’andazzo e dico:
    .
    Esatto! Basta mangiare il cocco, i kiwi o l’ananas! Che se li mangino i produttori, noi non gli diamo i nostri soldi e ci teniamo i nostri prodotti locali! Salviamo il mondo e la natura, minacciate dal perverso capitalismo, con l’autarchia!
    E non abbiate dubbi, ovviamente una nave che trasporta MIGLIAIA di tonnellate per qualche gg inquina meno di MIGLIAIA di auto che trasportano mezzo chilo di prodotti locali. Si si.

  • Profilo di zero1

    zero1

    04 set 2009 - 11:25 - #3
    0 punti
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    l’espressione chilometri zero è uno slogan
    non c’è economia con la sussistenza in cui nel tuo pezzo di terra coltivi l’insalata e prendi le uova delle galline -_-
    ma se i pomodori della salsa per la pasta sono italiani o spagnoli o sudamericani cambia un bel po’ in termini di consumi
    poi si sa bene che pensare e riflettere per gran parte del genere umano è una fatica ingiustificata

  • Profilo di Bad Moon

    Bad Moon

    04 set 2009 - 11:47 - #4
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    Si, non si parla di andare a racimolare i prodotti di persona dai produttori, ma magari quando si fa la spesa, cercare di acquistare solo prodotti locali o almeno italiani.
    Io cerco di comprare sempre alimenti locali e in questo le cooperative sono di grande aiuto. Per certi cibi però la priorità a volte diventa il prezzo più che l’origine geografica :(

  • Profilo di gbettanini

    gbettanini

    04 set 2009 - 12:26 - #5
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    E appunto sarebbe interessante chiedere alle cooperative perchè il pomodoro coltivato dietro casa costa il 50% in più di quello che arriva dalla Spagna.

  • Profilo di zero1

    zero1

    04 set 2009 - 13:47 - #6
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    ed ecco che ci vuole la tassa sul carbonio che sta già per arrivare in Francia

  • paolo marani

    04 set 2009 - 14:51 - #7
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    Ma vi siete rincitrulliti ?
    Avete visto chi paga e coordina questa campagna informativa ? La multinazionale UNILEVER, che vende cibo in tutto il globo !! Una colossale operazione di green washing… andate nel sito della campagna informativa dove c’è scrittor “Legal notices..”

  • Profilo di Bettogreen

    Bettogreen

    04 set 2009 - 15:55 - #8
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    @ Alter Ego
    scusami ma la nave una volta arrivata nel porto di destinazione deve scaricare quelle merci. Quelle merci dovranno poi essere smistate. Chi si occupa del trasporto?
    Cerchiamo di essere piu obiettivi.
    Noto che qualunque proposta vine fatta(sbagliata o no) viene ampiamente criticata. con tanta ironia e poco costrutto.
    Ci date gentilmente una vostra ricetta sui problemi ambientali?

  • Paolo Marani

    04 set 2009 - 16:18 - #9
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    Le risposte le trovi tutte su http://www.decrescitafelice.it/

  • Profilo di Bettogreen

    Bettogreen

    04 set 2009 - 16:25 - #10
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    ciao Paolo,
    conosco la decrescita e in molte cose sono anche d’accordo.
    Non mi riferivo certo a te cmq! :)

  • Profilo di cannobina

    cannobina

    04 set 2009 - 16:50 - #11
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    Personalmente cerco sempre di scegliere cibi che siano per lo meno italiani, se non locali. Per questione di km percorsi, è vero (e poco mi importa se Unilever sponsorizza la campagna in Canada!), ma anche perchè spesso scegliere varietà locali significa conservare specie e tradizioni secolari, che altrimenti potrebbero essere spazzate via dalle varietà “super-produttive” che si trovano un po’ ovunque.
    Tante piccole mosse per risolvere tanti grandi problemi.

  • Profilo di itr83

    itr83

    04 set 2009 - 18:03 - #12
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    @ Alter-ego: l’ Italia è il primo produttore mondiale di kiwi quindi è un prodotto locale anche si di origine cinese….

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    05 set 2009 - 00:39 - #13
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    @zero1
    eh lo so che faccio parte della maggioranza stupida (ma forse minoranza stupida, cmq il concetto e’ quello)… perdonami, a me pensare richiede tempo ed informazioni.
    @Bettogreen
    Assolutamente d’accordo, serviranno i camion. Il punto e’: si sono fatti dei conti veri ed oggettivi su quanto inquineremmo con le due soluzioni?
    Perche’ senza conti ben fatti, ci si basa solo su una prima impressione emozionale. Gia’ il nome “km0″ e’ solo uno slogan… ma se parlassimo di kgCO2/kginquinanti sarebbe forse piu interessante. Purtroppo hai ragione, su sto blog scrivo sempre critiche… ma e’ quello che penso. Penso anche che la decrscita non sara’ mai felice, perche’ la si deve imporre.
    @Itr83
    Quindi niente Kiwi in Canada. E andiamo a chiudere un po’ di aziende agricole, o fargli coltivare altro, perche’ non possono piu’ esportare e la gente in Italy magari ogni tanto vorra’ mangiare altro dai kiwi.

  • Profilo di Bettogreen

    Bettogreen

    05 set 2009 - 10:06 - #14
    0 punti
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    @ Alter Ego
    molto bene, non c’è niente di male a scrivere quello che pensi, ci mancherebbe, è un tuo diritto sacrosanto. Il problema nasce, secondo me, se ci si limita a dire non serve, non funziona usando solo un tono ironico e mai propositivo. Trovo molto interessante invece quest’ultima tua osservazione, anch’io spesso richiedo se vi sono degli studi dietro che tengono conto bene di tutti i particolari. Io cercherò di informarmi se sono stati fatti studi a riguardo, ma a ragionamento mi viene da pensare che cmq il prodotto locale(anche se nn a km zero ovviamente) impatta molto di meno.
    Tieni presente che per trasportare un prodotto nel mondo servono:
    1)auto o camion per trasportarlo al porto di partenza
    2)navi che compiono tragitto internazionale
    3)camion per smistare il prodotto dal porto di arrivo

    a parità di quantità di prodotto a livello locale serviranno solo :
    -auto o camion per il trasporto dalle aziende al mercato (piu o meno le stesse del punto 1)

    ovviamente il mio è un ragionamento semplicistico, ma puo dare un’idea penso.

    Ripeto, la critica è sempre utile e permette, se fatta in modo costruttivo, di arricchirci tutti, perché ti invoglia a saperne di piu. Ma se vi limitate solo a quella, non sarete certo diversi da quei tanti ambientalisti che, in certi casi giustamente, accusate di dire solo no, senza offrire soluzioni alternative (questo è un discorso generale, che vale per tutti).

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    05 set 2009 - 15:05 - #15
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    @Bettogreen
    Se guardi ai contenuti dei miei post e non ai toni penso che troverai anche parti costruttive. Sicuramente alcuni di quelli che la pensano non-eco su questo blog sono ben propositivi. Ma per il mio modo di fare, dare una concreta soluzione alternativa richiederebbe troppo tempo (non pagato) per dei post lunghi ed illeggibili.
    Mi limito quindi a far notare le basi assai poco solide (se ci sono) delle varie ecoproposte. Quanto al tono ironico, l’alternativa sarebbe drammatica.
    In generale cmq la mia opinione e’:
    L’umanita’ per sopravvivere avra’ bisogno di tantissima energia elettrica a bassissimo costo e tanta tecnologia. La decrescita e’ innaturale e nichilista, ma fallira’ anche se rischia di far morire un sacco di gente e rovinarne altra. Le fonti “alternative” mantengono lo status quo da dipendenza fossile e le ecopolitiche bsate sul terrore da “ohDiomoriremotutti!!!” fanno comodo a molti ma non all’ambiente.
    .
    Certo servono navi e camion, ma non dobbiamo farci influenzare dal fatto che sono tanto grosse e inquinano tanto. Perche’ sono anche molte meno delle auto che useremmo per andare tutti a comprare locale, e riducono la distanza che dobbiamo percorrere per comprarci il cibo.

  • Profilo di Bettogreen

    Bettogreen

    06 set 2009 - 11:18 - #16
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    scusami ma per comprare adesso “non locale” ci vengono a portare il cibo in casa?
    la gente usa cmq le macchine per andare a fare la spesa (la usano per qualunque cosa a dir la verità), cosi come la userebbe se il prodotto fosse locale.
    Tu identifichi il comprare “locale” con andare tutti a farsi km e km in campagna e raggiungere direttamente le aziende.
    Cmq non penso che fare una proposta, anche accennata, in un blog che non è un convegno scientifico, ma uno spazio di conoscenza e discussione, sia una cosa così impossibile.

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    06 set 2009 - 11:53 - #17
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    “Tu identifichi il comprare “locale” con andare tutti a farsi km e km in campagna e raggiungere direttamente le aziende.”
    Si. Inoltre se parliamo di “eat local” (e di ecologia in generale) per me non va cambiato l’attuale tenore di vita. Cioe’, per me l’uomo deve trovare un modo per vivere meglio inquinando meno, non vivere peggio per inquinare meno.
    Dimenticando questa variabile, posso constatare che con “comprare locale” non si intende “comprare dal contadino”, ma “non mangiare prodotti importati”. Cioe’ si puo’ tollerare una certa dose di inquinamento, ma si vorrebbe che il mercato, invece di fare cio’ che e’ piu’ conveniente (importare ed esportare), e i cosumatori, invece di fare cio’ che loro piace di piu’ (mangiare il kiwi in Canada) cambiassero produzione e dieta con l’alibi di consumare meno possibile…
    Di fatto sarebbe una misura isolazionista, tesa a manovrare il mercato in direzione autarchica e a condizionare la domanda e controllare l’offerta. Gli obiettivi alla base di queste misure sono quelli classici dei movimenti illiberali, poco hanno a che fare con l’ambiente. Ma il mercato cosi’ gestito durerebbe ben poco, i sussidi e i controlli non basterebbero, avremmo un mercato nero di prodotti importati (questa e estrema, ma non imporbabile) ma soprattutto la gente si ribellerebbe. Se per caso una settimana ci fosse piu’ richiesta di un dato prodotto di quanto previsto, i “local” non potessero soddisfare quella domanda (c’e’ lucido da scarpe, non pane) e quel prodotto fosse disponibile su altri mercati a loro preclusi, la gente realizzarebbe cos’e’ “eat local”.

  • Profilo di Bettogreen

    Bettogreen

    06 set 2009 - 12:17 - #18
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    Tu dici che cosi si andrebbe al collasso, io ti dico che quest’economia cosi globale sta solo arricchendo le grandi multinazionali proprietarie, in gran parte, dei prodotti che vengono da “molto lontano” e stanno uccidendo proprio le piccole realta locali, sia nell’agricoltura che nell’artigianato. Se importazioni esportazioni garantissero sempre una distribuzione equa delle ricchezze allora il tuo discorso sarebbe giusto, ma cosi non è.
    Comunque il mercato nero c’è se tu proibisci i prodotti esteri, ma non credo che nessuno richieda questo. Il discorso è sensibilizzare la gente a comprare un po piu “local”.
    Io cmq ti chiedo di darmi qualche suggerimento alternativo, sto ancora aspettando.

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    07 set 2009 - 03:51 - #19
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    L’evoluzione della societa’ ha abbandonato da tempo il modello del piccolo artigiano, perche’ non conviene. I prodotti dell’artigiano/piccolo agricoltore sono di qualita’ piu’ bassa e/o prezzo piu’ alto, richiedono piu’ energia per essere prodotti ed hanno cicli produttivi meno efficienti.
    L’economia globale pero’ funziona, infatti il tenore di vita medio aumenta un po’ dappertutto. Con questo non intendo certo difendere la schiavitu’, gli sfaceli ambientali e tante cose negative che ne conseguono. Ma la colpa e’ dei governi che pensano a tutto tranne che a fare il loro lavoro.
    La mia alternativa e’: scolarizzazione nei paesi poveri, perche’ possano creare una loro stessa economia competitiva - ricerca di nuove tecnologie, anche alimentari (nessuna paura degli OGM) - studio e conseguente comprensione delle tecnologie gia’ disponibili (nucleare) per avere energia elettrica su un’altro ordine di grandezza.
    La parte piu’ importante ovviamente e’ la ricerca, e poiche’ gli stati non la sanno fare, la devono fare i privati. E i privati la fanno solo se c’e’ un mercato in cui muoversi.
    Per questo iniziative “educative” come quelle di far credere che sia bene ridurre il mercato del “non local” mi fanno piangere.

  • Profilo di ale68

    ale68

    07 set 2009 - 11:12 - #20
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    perfettamente d’accordo con bettogreen, come sempre si tende ad estremizzare qualsiasi proposta onde renderla stupida ed inattuabile.
    Si parla di cercare ove possibile di preferire la merce locale da quella di posti lontani, esempio
    se vado al mercato e compro l’acqua in bottiglia(anche se in realtà bevo solo dal rubinetto) compro quella imbottigliata nella mia città piuttosto che quella che viene prodotta a 700 km. La benzina bruciata per raggiungere il mercato è la stessa, quella per il trasporto delle bottiglie no

  • Profilo di ale68

    ale68

    07 set 2009 - 11:21 - #21
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    @ alter ego “La mia alternativa e’: scolarizzazione nei paesi poveri, perche’ possano creare una loro stessa economia competitiva”
    la tua alternativa rappresenta il vero grande terrore delle economie occidentali,
    L’Africa quale nuova Cina potrebbe distruggere definitivamente la nostra economia, saremmo costretti a dividere il nostro benessere con altri popoli pensa un po…
    a me sta bene,
    ma io sono di quelli che pensa che un immigrato abbia lo stesso mio diritto di vivere in italia e che il concetto di nazione e di patria sia un’autentica idiozia

  • Profilo di Alter_EGO

    Alter_EGO

    08 set 2009 - 02:03 - #22
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    Up Down

    @ Ale68
    Purtroppo per vedere se u nprincipio e’ valido devo vederlo applicato anche ai casi estremi, e’ buona norma fare cosi’.
    Ottimo esempio, i primi due problemi che mi vengono in mente sono:
    -L’economia di scala della produzione locale e’ tale da avere una logistica efficiente e quindi bassi costi (ambientali ed economici)? Diciamo che la tua zona ha bisogno di 100.000 litri/die di acqua. Se 1 litro di acqua “locale” percorre 10 km con un Transit (che diciamo puo’ portare 2000l, quindi mi servono 50 viaggi/furgoni), inquina di piu’ dell’acqua “non locale” portate con due cisterne da 50.000 (ipotizzo ancora, non so le portate) per 100km?
    - Basta l’acqua locale a soddisfare la domanda locale? Se no, chi decide dove ne prendiamo altra e chi puo’ consumare l’acuqa importate? Se si, impediamo l’export del surplus?
    .
    Quanto all’Africa, il periocolo e’ l’islamizzazione. Per diventare come la Cina mica serve la scolarizzazione. Ma se approfondisci scoprirai che ad esempio Coca Cola stainvestendo nello sviluppo dell’Africa, perche’ sono tutti potenziali clienti!
    Tralascio l’argomento “nazioni” per nn andar OT.

  • Filippo Riccio

    15 set 2009 - 22:09 - #23
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    Un po’ di tempo fa avevo fatto dei conti “spannometrici” sul consumare “locale”.
    Ora riprovo. Supponiamo il viaggio di 10kg di cibo dall’America del sud a casa nostra (10000km). Facciamo i conti con la CO2 prodotta e non con il consumo di carburante, che tanto sono molto simili.
    Supponiamo che il cibo faccia il viaggio dall’America a Genova in nave (supponiamo che siano 10000km), poi vada al supermercato dove lo compriamo in un grosso autocarro (supponiamo vicino a Milano, dove abito, 200km), poi vada dal supermercato a casa nostra in macchina (5km di distanza, se non abito molto vicino al supermercato).
    Qui: http://www.louiserouse.com/blog/?p=185
    risulta che una nave portacontainer produca in media di 25g di CO2 per tonnellata trasportata per chilometro. Pertanto, il viaggio dall’Australia a Genova comporta l’emissione di 10000km*0,01t*25g/km*t=2500g di CO2. L’emissione con una nave delle più moderne, secondo i dati riportati nello stesso sito, probabilmente si riduce a circa 1/3.
    Qui: http://www.cfit.gov.uk/docs/2007/climatechange/pdf/2007climatechange-freight.pdf
    prendo a pag 13 il dato per i “lorries” che sono i camion, che corrisponde a 138g/km*t; il viaggio da Genova a Milano quindi produce 200km*0,01t*138g/km*t=276g di CO2.
    Ancora, l’uso di uno dei camion più moderni probabilmente ridurrebbe il consumo a meno di 1/3 o anche meglio (http://mercedesbenzrsd.splinder.com/tag/track+actros).
    Ora arriviamo all’ultima parte del viaggio; qui dobbiamo supporre che con la nostra macchina portiamo la tipica spesa, che supponiamo essere proprio di 10kg. Supponiamo che la nostra macchina emetta 150g/km (assunzione più che ragionevole, secondo http://www.carpages.co.uk/co2/). Questo fa, tenendo conto del fatto che dovete andare e tornare dal supermercato, 150g/km*10km=1500g di CO2. Non ci si aspetta che questo valore si riduca di molto, perché qui si parla già di macchine moderne (le flotte di camion e soprattutto navi hanno tempi di esercizio molto più lunghi).
    Nota che non si moltiplica l’emissione di CO2 di navi e camion perché i dati sono già per tonnellata di merce trasportata.
    Quindi è vero che il trasporto da lunghissima distanza conta, ma paradossalmente non conta molto di più del trasporto “personale” per andare al supermercato. In pratica 1km di distanza in più dal supermercato dove andate a fare una spesa da 10kg corrisponde a far arrivare la stessa spesa da 1200km più lontano via nave portacontainer. E andare dal contadino a 10km di distanza a comprare 10kg di mele, produce la stessa CO2 che comprare al negozio sotto casa mele che arrivano da 12000km di distanza.
    E’ chiaro che sono conti approssimati, ma bisogna rifletterci. E non ho tenuto conto dei costi di costruzione dei mezzi di trasporto utilizzati, con ogni probabilità estremamente favorevoli al camion e alla nave.
    Le soluzioni più “verdi” quindi sarebbero 1) abitare in città vicino a un supermercato dove si può andare a piedi o con i mezzi pubblici 2) farsi consegnare la spesa a casa da un servizio tipo “Esselunga a casa”.
    Detto questo, tutti questi conti sono accademici, perché bisogna vedere anche il “bilancio di CO2″ della coltivazione (in teoria potrebbe comunque convenire coltivare i kiwi in Australia e farli arrivare qui, piuttosto che coltivarli direttamente qui).

  • Ing. Mirko Paglia

    16 gen 2010 - 11:11 - #24
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    Filippo Riccio ha fatto un’analisi interessante, curata centrando in pieno il problema. Ho letto anche altri altre follie poco concrete … lontane dalla realtà … ma meglio riflettere sulle problematiche. La comunità europea, ha già affrontato il problema! http://ec.europa.eu/environment/climat/campaign/index_it.htm (ovviamente) ed ha lasciato un decalogo ben preciso a riguardo. Si vanno a privilegiare i centri commerciali, intesi come grandi città a negozi (non come grande distribuzione), dove con un solo viaggio si può acquistare tutto a piedi (come una lunga via di negozi nei centri cittadini, si deve controllare la distribuzione tipologica già a livello urbanistico). Purtroppo spesso e volentieri, si applicano male queste direttive! Pensate all’assurdità: un centro commerciale viene costruito con dei parcheggi interrati, tiene acceso le luci durante il giorno, tiene sempre acceso i riscaldamenti d’inverno e d’estate il raffrescamento. Fare il contrario? il supermercato sottoterra e supra i parcheggi? Per fortuna che qualcuno ci pensa … ma è un tecnico su 100! E i mezzi pubblici? se fossero a metano, seguendo l’esempio (sempre migliorativo) di Göteborg? Riduciamo gli sprechi!
    Purtroppo non è vero che le grosse aziende diminuiscono gli sprechi :( l’energia elettrica viene considerata non eccessivamente impattante sul bilancio … e viene contenuta entro certi limiti di budget. I piccoli produttori ed artigiani non consumano più energia perchè la ottimizzano! un euro risparmiato è un euro guadagnato :D … la grande impresa non fa cos’! garantisco…. e non parliamo della pubblica amministrazione! (se sapeste gli sprechi!….)