Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna, Liguria e Lazio impugnano la Costituzione contro le centrali nucleari sul territorio

Le Regioni contro il nucleare Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l'autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall'ingerenza statale in materia nucleare.

Filiberto Zaratti Assessore all'Ambiente della Regione Lazio spiega:

Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.


Con l'attuale Legge 99/2009, è previsto, all'art.25 che per la costruzione di impianti nucleari e per la messa in sicurezza delle scorie radioattive sia necessaria una unica autorizzazione rilasciata dal Ministero per lo Sviluppo, in accordo con il Ministero dell'Ambiente, del Ministero per le infrastrutture e trasporti e della Consulta delle Regioni. Nel caso in cui una Regione non sia d'accordo con la decisione lo Stato, può decidere in autonomia e senza tener conto dei pareri dei cittadini, scavalcando perciò l'Ente. Ecco dunque, il ricorso alla Corte Costituzionale.

Ha detto Silvio Greco, assessore all'ambiente della Regione Calabria, la prima ad aver aperto questa vertenza:

La Regione impugnerà questa legge perché riteniamo di dovere fare una battaglia di civiltà. Non si puo' pensare, alla luce di tutte le sentenze della Corte di Cassazione che individuano un rapporto paritario tra Stato e Regioni in tema di energia, che si venga in Calabria e si pensi di fare un deposito di scorie radioattive o una centrale nucleare senza neanche interpellare la Regione. A distanza di più di 20 anni dal referendum sul nucleare in Italia abbiamo ancora tutti i rifiuti da smaltire e la Calabria, è già particolarmente penalizzata dal ritrovamento del relitto al largo di Cetraro.

Via | Comunicato stampa Regione Lazio, Il Messaggero, Il quotidiano della Calabria
Foto | Flickr

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