
La parola delle donne nude ha ancora un notevole effetto persuasivo, e Peta lo sa benissimo: dopo Kristen Jhonston e la nipote di Che Guevara, ora a posare nuda per la nuova campagna in difesa degli animali è Karina Smirnoff.
La reginetta di Dancing with the stars, Karina Smirnoff, ha deciso di posare per Peta perchè crede fermamente che sia possibile essere chic ed eleganti anche senza una pelliccia addosso, e senza essere crudeli verso gli animali. E probabilmente anche per pulirsi la coscienza, visto che da piccola era solita indossare pellicce vere, stando a quanto lei stessa ha dichiarato in un’intervista della Peta.
trapanator
25 set 2009 - 15:45 - #1bah… chissà a cosa serve vedere delle donne nude da calendario per sostenere la PETA.
Inciampando sulle Acque
25 set 2009 - 16:50 - #2Serve per lo stesso motivo per cui Charlize Theron serve per vendere Martini.
Alter_EGO
26 set 2009 - 00:47 - #3Scusate se la butto sui soldi, so che la presidente di PETA farebbe tutto aggratis come fanno i suoi servi, se questo fosse lo step necessario per imporre il suo punto di vista. Ma so anche che i bilanci delle ONLUS sono quantomeno fumosi…
Nel dubbio, al momento PETA non tratta tutti i suoi collaboratori allo stesso modo. Ci sono i servi e i dipendenti:
“Twenty-nine percent of PETA’s dedicated staff earn only $19,000 to $29,999; 45 percent earn $30,000 to $39,999; and only the remaining 26 percent make more than $39,999. Our president, Ingrid E. Newkirk, earned $35,462 during the fiscal year ending July 31, 2008.”
Probabilmente il loro bilancio e’ trasparente e corretto, la loro azienda sopravvive grazie all’immagine e quindi la cureranno bene. Ovviamente mi chiedo chi e’ che fa “more than $39,999″. Il marito della presidente? Quant’e’ “more than $39,999″? 45mila o 145mila? Che rimborsi hanno oltre gli stipendi? etc etc…
Tuttavia, come ogni azienda, anche PETA deve far quadrare il bilancio. Quando paghi $1,408,991 per il “Management and General Expenses”, e quando pur avendo una base volontara spendi $3,000,000 per le “Supporting-Organization Activities”, e’ chiaro che il grosso del tuo budget (piu’ di 30 mln di $) lo spendi in pubblicita’ (circa 16 mln).
Peccato che PETA sia esentasse, e che addirittura le testimonial si spoglino gratis (la visibilita’ sara’ il massimo cui possono mirare).
Allora preferisco Martini, che ha un dichiarato scopo di lucro. Ma anche Bill Gates e’ meglio. Per vendere Windows ha usato politiche commerciali discutibili (per cui viene punito), ma almeno PAGA LE TASSE e i soldi per (VERE) iniziative umanitarie CE LI METTE, non se li prende.
Inciampando sulle Acque
26 set 2009 - 08:20 - #4Perché secondo te per UNICEF, WWF e via dicendo non è la stessa cosa?
dg6554
27 set 2009 - 10:18 - #5BELLA! Spero che la tua immagine salvi un po di bestie dal macello
Alter_EGO
27 set 2009 - 14:00 - #6Unicef e’ un’agenzia ONU, il che naturalmente comporta tutta un’altra serie di problemi. Non saprei dire se e’ peggio o meglio, anche li credo che ci si mangi di tutto allegramente. Ma quantomeno si dedica al perseguimento di un obiettivo un po’ meno aleatorio, e il controllo sull’operato FORSE e’ migliore.
WWF e Greenpeace penso siano come PETA, ma vengo accusato spesso di generalizzare… :)
Cmq se la pubblicita’ in oggetto fosse fatta da qualche corporazione sarebbe mercificazione della donna, etc etc…
Inciampando sulle Acque
27 set 2009 - 18:11 - #7Sarebbe mercificazione della donna se si vedesse qualcosa, magari. Se il massimo che hai visto di una donna nuda è ciò che puoi vedere anche qui, be’, c’è di più, fidati. ;)
Alter_EGO
27 set 2009 - 23:29 - #8=D=D=D
HAHAHAHA!!!
Davvero c’e’ di piu’? Sai, sono un frustrato che non ha mai visto una donna nuda… almeno questo e’ quello che mi pare tu voglia dirmi.
Per il resto, vedo che non mi sono spiegato: PETA e’ un’azienda che vuol far soldi, e se guardi il suo bilancio vedi come investa il grosso dei suoi proventi in pubblicita’. Oltre che ad un po’ di merchandising, PETA vende se stessa!
E credo che NESSUNO, vedendo un po’ di carne di qualche fighetta, pensi alla protezione degli animali. Ma dato che la topa vende, al max va sul sito e compra il calendario, la maglietta o se proprio vuole fa la donazione, ed ecco che PETA ha i soldi. Ma il donatore continua a mangiare la carne, usare le pellicce etc etc.
Inciampando sulle Acque
28 set 2009 - 11:57 - #9Quindi tu stai dicendo che una persona vede una donna nuda e si sente portato a comprare una maglietta qualsiasi pur non condividendo nulla del messaggio?
Se questo è l’effetto che ha su di te la pubblicità, sei il consumatore perfetto! Complimenti! ;)
La realtà dei fatti, però, è parecchio differente. Il sesso vende, verissimo, ma devi imparare a prendere i detti comuni con un po’ più di elasticità. Non nel senso che ti fa vendere qualcosa, ma che attira l’attenzione. Questo è lo scopo delle pubblicità di questo tipo. Ti fanno andare sul loro sito e, nel caso, ti fanno sposare o meno la loro causa. Questo lo fanno *tutte* le ONLUS.