Un futuro senza petrolio

AltroconsumoNella rivista dell'associazione dei consumatori Altroconsumo di questo mese (n°189 Gennaio 2006) è possibile leggere un'interessante inchiesta sull'energia.

Ampio spazio viene dato alle fonti rinnovabili. Viene analizzata la situazione attuale rispetto alle altre nazioni ed alle altre fonti energetiche.
Nel nostro paese solo il 18% dell'elettricità è prodotta sfruttando fonti rinnovabili. L'Unione Europea ha come obiettivo per il 2010 di produrre il 25% di elettricità con fonti rinnovabili e il 12% di energia totale, considerando cioè anche carburanti, riscaldamento ecc.

Circa la metà dell'energia usata dal nostro paese proviene dal petrolio. Il 95% del petrolio che noi utilizziamo proviene da paesi stranieri.
Il gas naturale contribuisce per il 40% della produzione energetica. L'84% del gas che noi sfruttiamo viene acquistato all'estero.
Il restante 10% di energia viene prodotta sfruttando il carbone, anch'esso quasi completamente importato da altri paesi.

Altroconsumo passa al setaccio 8 compagnie petrolifere che operano nel nostro paese, prendendo in considerazione criteri ambientali (presenza di un programma di gestione ambientale, applicazione ed efficacia del programma nella produzione-trasporto-stoccaggio, indicazioni ambientali nel punto di vendita), criteri sociali (politica sociale nella produzione-trasporto-distribuzione, applicazione effettiva del programma di gestione sociale, applicazione dei criteri ai fornitori) e trasparenza (cooperazione nel fornire informazioni, pubblicazioni spontanee).
Per effettuare tale inchiesta Altroconsumo ha inviato un questionario alle compagnie, valutandone le risposte, incrociando tali dati con le pubblicazioni spontanee, raccogliendo dati da fonti alternative (sindacati, ONG, associazioni ambientaliste ecc).

Nessuna società ha ottenuto risultati soddisfacenti. Le meno peggio sono risultate Shell e Total, seguite da Esso, ERG, ENI-AGIP, API-IP. Le peggiori Q8 e Tamoil. Purtroppo boicottare le compagnie peggiori ha poco valore visto che hanno l'abitudine di scambiarsi il carburante, quindi è impossibile per il consumatore conoscerne la provenienza. L'unica soluzione è quella di ridurre il più possibile il consumo personale.

L'associazione si batte da tempo anche sull'aspetto del prezzo. Il 70% del prezzo finale è costituito dalle tasse: accise più IVA, quest'ultima poi è calcolata sul prezzo comprensivo di accise e non sul prezzo industriale. Una sorta di tassa sulla tassa.
L'unico lato positivo, aggiungiamo noi, è che l'aumento del prezzo rende più concorrenziale altre fonti energetiche, in primo luogo quelle rinnovabili e pulite.

Ovviamente Altroconsumo non dimentica l'altro prezzo del petrolio: quello ambientale. Sono molteplici le componenti che rendono il petrolio una delle fonti peggiori dal punto di vista ambientale:

» esplorazione e sfruttamento dei giacimenti producono grandi quantità di gas che vengono dispersi. Andrebbero invece sfruttati o quantomeno intrappolati sul posto, reiniettandoli ad esempio nel terreno;
» a causa di guasti o incendi grandi quantità di petrolio si riversano al suolo nei luoghi di produzione;
» durante il trasporto non sono mancati incidenti, navi petroliere in primis;
» durante il trasporto o nello stoccaggio sono presenti notevoli emissioni di componenti volatili inquinanti;
» per l'estrazione e la raffinazione è necessario un grande quantitativo d'acqua che spesso non viene depurata prima di essere rimessa nell'ambiente;
» l'eliminazione di componenti pericolosi nei carburanti avviene a rilento e solo grazie agli incentivi statali (come è avvenuto per il piombo);
» i paesi dove viene estratto l'oro nero sono spesso poveri e le compagnie petrolifere potrebbero sfruttare meglio la loro presenza per garantire i diritti umani e migliorare la qualità di vita, ma sappiamo bene che la realtà è un'altra.

Il dossier di Altroconsumo è ovviamente più dettagliato ed esaustivo, ne consiglio caldamente la lettura.
Noi nel nostro piccolo possiamo intanto migliorare l'efficienza delle nostre case, auto e prodotti. Ridurre al minimo il consumo di petrolio prediligendo, ove ci sia la possibilità, lo sfruttamento di energie alternative, possibilmente rinnovabili e pulita, facendo pressione sui nostri politici che adottino tutte le soluzioni possibili. Investire oggi sull'energia rinnovabile comporta un abbandono progressivo, ma veloce, della dipendenza da combustibili fossili ed uranio.

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